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Pablo Picasso

01/10/2006
Antonella Iozzo

 

 

Pablo Picasso, primordiale urlo dell’Arte nell’implosione vulcanica di genio e creatività. Un impulso dinamico sulla scena artistico – culturale al di fuori delle regole e della storia. Anticipatore dei tempi, coniuga in perfetta sintonia i flussi ascensionali delle varie epoche e il primitivo , il classico e il moderno convivono nell’apoteosi delle sue opere. E nelle sue prime opere il segno di un’artista formatesi nei primi anni del novecento. Dal 1900 Picasso compie vari viaggi a Parigi in compagnia di amici come Carlos Casagemas e Manuel Pallarès. Lo scopo di questi viaggi è quello di scoprire nuove tendenze dell’arte contemporanea studiare dal vero le opere esposte nelle gallerie. Vi è un posto a Parigi dove tutto è più vero dal vero , il quartiere Montmartre, qui ha la sua galleria Berte Weill che punta sui giovani, al n.6 di Revue Blanche, si trova Ambrosie Vollard, tra i primi ad esporre opere di Cèzanneal n. 18 Moline che allestisce mostre d’avanguardia e la lista continua, fino ad arrivare in boulevard Montmartre, qui si trova la galleria di Clovis Sagot che esporrà opere di Picasso, una delle quali sarà acquistata da Leo e Gertrude Stein, dando inizio a un proficuo rapporto di collaborazione. E’ in questo periodo che i galleristi iniziano ad assumere un ruolo di grande importanza per gli artisti, diventano mecenati e protettori, incentivano, stimolano, incoraggiavano i nuovi artisti moralmente e materialmente, identico discorso vale per i collezionisti attratti  anche da nuove sperimentazioni. Il libro di ricordi di Berhe Weill edito a Parigi nel 1933 ( Pan dans l’oeil ou trente ans dans les coulisses de la peinture contemporaine) è un esaustivo tracciato del mercato dell’arte dell’epoca , la sua passione per l’arte la portato ad esplorare da vicino i rapporti con i critici, con gli acquirenti con gli stressi artisti e con se stessa ed il proprio coraggio di credere e presentare opere rivoluzionarie.

 

Le prime opere. Il periodo blu

Il cosiddetto “ periodo blu “ (1901/1904), inizia con un’opera di grande forza espressiva il ritratto di Jaime sabartès ( Mosca, Museo Puskin). Sono molte le opere di questo periodo, tutte dominate dal blu, come “ Arlecchino e la compagna “( Mosca, Museo Puskin). I protagonisti di questo dipinto sono raffigurati all’interno di un locale parigino, un tema caro anche agli impressionisti, come è evidente dall’opera di E. Degas “ L’assenzio “ alla quale Picasso si è inspirato. Agli abiti allegri della coppia si contrappone, la loro espressione, malinconica e triste, gli sguardi persi nel vuoto, la postura innaturale come per esprimere un forte disagio interiore, elementi molto più accentuati nella tensione drammatica di “ La bevitrice d’assenzio “ ( San Pietroburgo, Ermitage ). Questi lavori non fanno altro che evidenziare la particolare situazione di Picasso, affascinato dai locali parigini, attratto dalla vita notturna e dalla vitalità della capitale francese, ma non riesce ad integrarsi, la sua condizione di straniero e di povertà lo porta a sentirsi molto vicino agli afflitti e a tutti coloro ai quali il destino ha riservato sofferenza. Il futuro incerto, i problemi economici, il suicidio dell’amico Carlos Casagemas, diventano così, presenze nascoste tra le fibre delle sue opere.

Il blu domina sulle tele, un blu freddo ed intenso, che Picasso carica di forza portandone i toni all’estremo. Blu denso, che regna sull’opera come nell’intimo di Picasso, cercando una via d’uscita nell’Arte.

“ Donna con braccia incrociate “ ( collezione privata), è l’evoluzione di una pittura intimista e introspettiva, non solo per il blu penetrante, fondale della solitudine, ma per ogni suo tratto, per ogni suo segno, perfino i capelli ridipinti un anno dopo in Spagna ( il lavoro era stato iniziato in Francia)  per far aumentare la drammaticità della donna ingabbiata nella depressione. Il dipinto acquistato per la prima volta da Gertrude Stein, fu venduto l’otto novembre 2000 da Christie’s a New York per 55 milioni di dollari.

Da Parigi a Barcellona e viceversa con quella che ormai è la sua fedele compagna : la povertà. Quando rientra a Parigi nel 1902 le sue tele non trovano acquirenti ed è costretto a dividere non solo la stanza, in un fatiscente palazzo, ma perfino il letto con Max Jacob. Picasso dorme di giorno quando Jacob lavora ai magazzini Paris-France e dipinge di notte alternando il letto con il suo amico.

Essere povero, sentirsi povero, sentirsi perso dentro e fuori, vivere sulla propria pelle la sofferenza e la sconfitta lo conduce verso una pittura molto vicina ai simbolisti come appare chiaro dall’opera “ La vita “ ( Cleveland, The Cleveland museum of art). E’ la rappresentazione dell’esistenza, la coppia guarda la vita e l’amore, ma  sullo sfondo, la solitudine e il dolore, dominano l’intera composizione, già impregnata di drammaticità, il volto maschile della coppia, infatti,  è il ritratto dell’amico Carlos Casagemas suicidatosi due anni prima

 

 Il periodo rosa

 Lentamente dalle sue figure, il tormento, il dolore, il cupo sentimento depressivo evapora. Il blu si schiarisce nella luminosità del grigio, nel quale si dissolvono gocce cromatiche di rosa in tutte le sue tonalità. Ha inizio il periodo rosa al quale appartengono circa centocinquanta opere.

Il tema dominante nei primi lavori di questo ciclo, è il circo. Picasso, però, non trasporta su tela giocolieri e acrobati durante l’esibizione, ma li riprende nella quotidianità dei loro gesti, rivelandoci l’intima personalità di questi personaggi che vivono dietro la maschera dello spettacolo.

Questo nuovo stile incontra riscontri molto positivi sia tra il pubblico che tra la critica. Si apre un nuovo capitolo nella vita di Picasso, dal 25 febbraio al 6 marzo 1905 le sue ultime realizzazioni vengono esposte alla Galleria serrurier di Parigi e recensite perfino da Apollinaire su “ La Revue Immoraliste “ e “ La PLume “ , questul’ultima, inoltre, riproduce sul numero del 15 maggio 1905, un suo lavoro “ Acrobata e giovane arlecchino” confiscato dai nazisti nel 1937, venduto il 30 giugno 1939 dalla galleria Fischer di Lucerna e infine acquistato, per diciannove milioni di sterline in un’asta di Christie’s a Londra il 28 novembre del 1988.

L’entusiasmo febbrile di Picasso genera capolavori unici come “ Autoritratto da Arlecchino al caffè “ ( new York, collezione Payson), donato da Picasso al proprietario del locale “ Lapin agile “, Frèdè, presente, fra l’altro, nel dipinto mentre suona la chitarra. Questo locale era il luogo d’incontro di molti artisti e dei suoi amici. Il quadro, esposto nel locale, suscita commenti e apprezzamenti, fra i quali quello dello scrittore Eugene Marsan “ Il pittorucolo che li avrà dipinti in un paio d’ore diventerà un Genio, se Parigi non l’uccide “, la risposta del suo compagno è già una previsione. “ L’auore di questo arlecchino è un Andaluso (…) Potete chiamarlo Il Callot dei Saltimbanchi, ma piuttosto ricordate il suo nome: Picasso”.

La pittura di Picasso acquista un lirismo struggente, una raffinata sospensione di sensazioni che danzano nell’impalpabile soffio di poesia che riserva “ Il ragazzo con pipa “, eseguito dopo un viaggio in Olanda ospite dello scrittore Tom Schilperoort. L’identità del ragazzo non è nota, ma poco importa, la sua estatica presenza ci trasporta al di là dei riferimenti “ tecnici “ per ritrovare il contatto puro con l’essenza della pittura . La tela facente parte della collezione dei coniugi Whitney, John Hay e Betsey Cushing, è stata venduta all’asta da Sotheby’s a New York il 5 maggio 2004 per 104.168.000 dollari.

Il periodo rosa termina nel 1906 con una serie di nudi e volti femminili molto seducenti dal tratto forte, o lieve e immersi in sfondi eterei, eseguiti a Gòsol, nella valle di Andorra, vicino ai Pirenei. Rientrato a Parigi nuove emozioni e nuova vitalità lo condurranno verso il Cubismo.

 

Picasso è Picasso

Il nome di Picasso è legato al cubismo, di cui è il padre fondatore, quel movimento artistico che rappresenta oggetti reali svolti sulla tela in modo da mostrare contemporaneamente i diversi lati della forma, come se  osservata da più punti di vista. I rapporti tra forma e spazio, così, cambiarono per sempre il corso dell'arte occidentale. Ma Picasso non è solo cubismo, è testimone della sua era, è il poeta rivoluzionario della pittura, è il grande comunicatore , è la traduzione simultanea del tormento, del dolore, della forza, della vita, dell’evoluzione dell’uomo in opere d’arti.

Da “Le Grandi Bagnanti” di Cezanne riceve l’ispirazione e il suo nome restò per sempre legato al grande capolavoro partorito da una genialità sorprendente:  “Les Demoiselles d’Avignon” ( 1907) (New York, The Museum of Modern Art). Il soggetto: sette figure, cinque donne e due uomini ospitati in una casa di tolleranza. Le influenze di Matisse, di El Greco e della scultura africana si amalgamano fin quando le figure maschili, sintetizzate all’estremo, scompaiano in un alone di mistero, mentre nel quadro compositivo spicca una fetta d’anguria in ricordo dei Fauves. Sono donne, devastate non solo nei corpi, dagli occhi inquieti, grandi, persi, fissi dentro come fuori noi stessi,. Una pittura energica, dura, irruenta, vera, che non viene capita dal mondo. Anche  le menti più alti come Apolinaire, Matisse e Braque restano perplessi e l’opera rimarrà rivolta contro la parete del suo studio o coperta con un panno fino al 1922 quando sarà venduta per 25mila franchi.

Ma Picasso non si ferma qui  “Io non cerco, trovo” sostiene. Trova, perché la sua è un’unica, intima esplorazione del visibile. Una dedizione totale all’arte che lo porta a rappresentare non solo ciò che vediamo attraverso lo sguardo, ma anche ciò che sappiano dell’oggetto della pittura. Si arriva così alla quarta dimensione: la dimensione tempo. La stessa che affinarono, individuano, esprimono, nel loro stile i futuristi e Strawinsky in musica.

Picasso continua a trovare e trova anche il suo tempo tra il fascino mediterraneo delle proprie radici. E’ a Roma dove lavora alle scene di “ Parade “, un lavoro teatrale con testi di Cocteau, musiche di Satie e regia di Diaghilev. Non c’è più traccia del cubismo, tutto è avvolto in un’aurea sospesa nel tempo, inspiegabilmente  inspiegabile come in un sogno in cui volteggiano cavalli alati, arlecchini distratti, personaggi fantastici che si muovono sul palcoscenico con assoluta naturalezza e padronanza. È la messa in scena della commedia, forse quella umana, il cui senso è sempre un’incognita. Il classicismo compare nelle movenze galanti, si respira l’ebbrezza della vita, il suo fermento artistico sconfina in tutti i territori, mentre gli orizzonti infiniti si estendono con soluzione di continuità tra passato, presente e futuro. Picasso rimane letteralmente rapito da Pompei e Napoli, a Roma è conquistato da Piazza di Spagna,  dalle stampe ottocentesche di Pinelli e dalle Stanze di Raffaello. Non è un ritorno all’ordine, il suo è il nuovo volto del moderno è il rinnovamento, è la verità che dall’origine traccia il segno nella nuova generazione. Nascono capolavori come “ Donne che corrono sulla spiaggia “ (Parigi, Musèe national Picasso), modelli classici, volumi possenti, arcaiche presenze.

Nel 1925, la vena classicheggiante scompare dietro a due tele convulse e dai movimenti sfrenati “ La Danza “ e “ Il Bacio “. La pittura è il suo diario e ciò che attraversa la sua mente, la sua sfera privata, non può non influenzare lo stato pittorico. L’esplorazioni formali, le vicende passionali, le allusioni autobiografiche esplodono dai suoi lavori con irruenza quasi sonora. Libero d’essere e libero di agire, la libertà è la sua conquista che gli permette, reinterpretando metaforicamente il corpo umano senza alterarne le parti, di trascrivere in posture fisiche tutta la gamma delle relazioni sessuali, il corpo delle sue donne diviene terra, deserto ardente, giungla , meraviglia dionisiaca o estatica bellezza, la nudità delle donna, d’un tratto si trasforma in incubo o in apollinea rivelazione. 

Picasso come Rembrandt, entrambi conferirono alla donna un ruolo centrale, ma Picasso osò andare oltre conferendo valore universale alle sue reazioni più intime. La sessualità per Picasso è fondamentale, essenziale da essa scaturisce quel vulcano cosmico, quel magma esistenziale che è Picasso durante una conversazione con Jean Leymarie, il quale le chiedeva che differenza c’è fra arte e sessualità, affermo “ Sono la stessa cosa “

Una personalità complessa, che fa rivivere il suo doppio in personaggi teatrali o mitologici, una forte carica incollata ad una figura che personifica quell’anima ribelle, sempre in tensione verticale, acuta e penetrante nell’implosione della sensibilità. Da giovane infatti s’identifica con la figura di Arlecchino che riflette pienamente la condizione dell’artista che vive ai confini della società, come abbiamo visto nel periodo blu. Dal 1928 al 1937, lo sostituisce al Minotauro dalle numerose trasformazioni, perfetto, quindi, per rappresentare il suo inconscio e le sue pulsioni contraddittorie.

La pittura vive in Picasso, e Picasso la porta all’estreme conseguenze, sviscerando l’interiorità della sua anima e l’inquietudine di un mondo in tempesta. Per Picasso non è e non ha funzione estetica, è lontanissimo dall’idea di una pittura decorativa, ornamentale, la pittura è impegno, è il mezzo per combattere il nemico. Sembra quasi il prologo di Guernica. Nel 1937 viene bombardata dai tedeschi la città basca di Guernica, provocando una strage di civili. Lo sdegno di Picasso esplode nell’omonimo dipinto, rabbia, paura, morte, inquietudine, dolore si dispongono in 30 metri quadrati di tela. Guernica, (Madrid, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia) l’orrore di una realtà sventrata dal male dove perfino il toro, icona spagnola, rimane irretito tra la loquacità di uno sguardo perso. Il cubismo, qui, ritorna, ma solo per catalizzare, per irrompere e scomporre le forme proprio come la guerra lacera la crosta dell’universo. Un’irruenza resa tremendamente reale dal solo bianco e dal solo nero, colori estremi per estremi epiloghi.

Nel novembre del 1954, due mesi dopo Derain, muore Matisse, secondo Picasso gli lascia una preziosa eredità: le sue odalische. La somiglianza tra Jacqueline Roque, che sposa nel 1961 e che per due decenni sarà l’ispiratrice inesauribile e l’attenta guardiana, e una delle “ Donne d’algeri” lo farà produrre 15 varianti dal capolavoro di Delacroix. Riorganizza lo spazio seguendo i principi cubisti e porta la figura della donna verso un erotismo esasperato. Il 27 marzo 1963 scrive “ la pittura è più forte di me, mi fa fare quello che vuole”. E’ quello che la pittura chiede e pretende è la continua illustrazione della propria pratica, ed ecco il tema del “ Pittore e la Modella”, che diverrà un genere a sé. Per Picasso il modello non può che essere la sua amante è l’elemento imprescindibile che determina, interagisce, influenza, esalta i suoi umori, e quella che è una coppia nella vita diviene una coppia anche nell’arte.

L’ultimo stile di Picasso non è un periodo d’approfondimento è un’esplosione panica. La velocità e il suo modo di cogliere il movimento del tempo, di fissarne l’inafferrabilità in quel attimo di atemporalità sfuggente. Sente scorrere il flusso fra le dita e ostinatamente cerca di resistere alla scadenza della morte, la materia diviene eruttiva, spessa, frenetica, il magma esistenziale fluisce e la sua scrittura segue e insegue quel corso che inevitabilmente conduce verso l’ultimo appuntamento con la vita.

  

Picasso, la politica, le donne

Comunista insignito nel 1950, dal premio per la pace da Stalin, dovette rinunciare alla cittadinanza francese per le sue idee estremiste, ma non abbandonò mai la sua ideologia. Documenti segreti, oggi resi pubblici, rivelano che da tempo ( prima ancora che s’iscrivesse al partito comunista) era soggetto a sorveglianza. Ma Picasso è artista, è discepolo dell’arte e come tale fu riconosciuto e rispettato anche dalla democratica America che ha saputo apprezzare la sua genialità creativa e il suo estro.

Il rapporto con le donne è stato sempre tormentato, violento, addirittura animalesco, come emerge da un libro pubblicato di recente da una delle nipoti, Marina, “Picasso, mio nonno“. Dalle sue donne assorbiva l’essenza, le plasmava, le rendeva vittime e protagoniste di un pericoloso viaggio nel lirico sentimento della passione e poi le possedeva in quell’atto pittorico che le rendeva sue per sempre. Ogni testa di donna, ogni volto da lui dipinto, apparteneva ad una sua donna, le usava per esprimere se stesso, le sue ansie, i suoi turbamenti. Donne come strumento, soggetto e oggetto del suo potere artistico, un magnetismo superlativo tanto che la fotografa Dora Maar, la donna con la lampada di Guernica, esclamo: “ Dopo Picasso c’è soltanto Dio”, ogni commento risulterebbe superfluo.

 

I numeri di Picasso

Alla sua morte avvenuta nel 1973 era l’artista più ricco del mondo. Una produzione sterminata: tredicimila tra dipinti e disegni, centomila incisioni e litografie e circa trecento sculture, per una super eredità di ottocento milioni di euro. I suoi quadri hanno raggiunto sempre cifre stratosferiche,

“Garcon à la pipe“ del 1905, è stato venduto dalla casa d’asta Sotheby’s nel 2004, per 104 milioni di dollari, inoltre Picasso è da tempo alla guida della classifica degli artisti che producano un grosso  fatturato nelle vendite pubbliche. Ma per Picasso si fanno follie, il magnate dei casinò di Las Vegas, Steve Wynnn, ha venduto ad un collezionista del Connecticut il dipinto “ Il Sogno “, per 139 milioni di dollari, l’opera che acquistata dieci anni prima per 48 milioni, ha avuto un incremento del 300 per cento. Il sogno però si è frantumato sotto gli occhi increduli di tutto il mondo dell’arte, il venditore, roteando il braccio, in un eccesso d’entusiasmo, provoca uno squarcio sulla tela di 7 cm, e la trattativa svanisce come un … sogno.

 

Cenni Biografici

 1881 – Nasce a Malaga Pablo Picasso

1900 – A Barcellona la sua prima personale. Parte per Parigi.

1904 – Si stabilisce nel quartiere parigino Montmartre. Incontra il suo primo grande amore Fernande Olivier.

1907 – La svolta nell’arte del Novecento: il dipinto Les Demoiselles d’Avignon, il quadro non viene capito, tra i pochi che lo ritengono un capolavoro Soffici.

1909 – Periodo cubista

1917 – Viene chiamato a Roma da Cocteau per realizzare le scenografie del lavoro teatrale “ Parade “, messo in scena dai Balletti russi di Diaghilev. Conosce la ballerina Olga Kokhlova diventerà la sua prima moglie.

1927 – Marie- Thèrese Walter sarà la sua nuova musa.

1935 – Si separa da Olga

1937 – Inizio della guerra civile. Il governatore repubblicano spagnolo lo nomina direttore del Prado. Realizza il capolavoro Guernica

1943 – 46 – Convive con Francoise Gilot dalla quale avrà due figli.

1954 – 61 Conosce Jacqueline Roche. Nel 1961 diventerà la sua seconda moglie. Picasso è sulla soglia degli ottanta anni.

1973 – Muore l’8 aprile a Mougins. Sarà sepolto nel Castello di Vauvenargues, di sua proprietà.

 

 

di Antonella Iozzo, è vietata la riproduzione , senza citare la fonte.

 

 

 

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