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Paul Cèzanne

20/02/2007
Antonella Iozzo

 

Paul Cèzanne, impressionista a modo suo. Vive il suo tempo, ne respira l’aria, partecipa a due delle otto collettive, frequenta i membri del gruppo, ma la sua personalissima entità pittorica, oltrepassa il fiume impressionista senza bagnarsi della liquidità del movimento  e arriva a toccare le sponde della modernità.

 

Cèzanne è proiettato troppo in avanti, il suo tempo non  ne riconosce la genialità, non solo non viene apprezzato dal pubblico e dalla critica, ma dai suoi stessi colleghi come Manet, al quale dedica “ Una moderna Olympia “, un singolare omaggio nato dall’ispirazione dell’” Olympia “ dello stesso Manet.

Cèzanne, riconosce all’impressionismo il nuovo modo di usare la tavolozza e di esplorare il colore, afferrata la potenzialità espressiva ne sviluppa il senso. Tutto , secondo Cèzanne, deve fluire e confluire nella forma, una complessa geometrica composizione in cui il disegno risulta fondamentale. In una lettera inviata al pittore Emile Bernard, Cèzanne sottolinea come non si può prescindere dal trattare la natura per mezzo delle forme geometriche, il cilindro, la sfera, il cono, “ il tutto messo in prospettiva, in modo che ogni lato di un oggetto o di un piano, si orienti verso un punto centrale”,

Volume, solidità, costruzioni architettoniche, la realtà non è più una fugace apparizione tra i giochi di luce e di movimento, ma persiste nel riverbero della forma. Un’interpretazione modernissima alla base dei rivoluzionari movimenti artistici del primo Novecento. Per quanto i suoi colleghi fossero astrusi alle novità di Cèzanne, le nuove generazioni ne riconobbero, invece,  ben presto la validità e la linfa rigeneratrice, Cèzanne stesso ne era cosciente: “ Credo che i pittori giovani siano molto più intelligenti degli altri. I vecchi vedono in me solo un rivale disastroso “.

Alla morte di Cèzanne, avvenuta nel 1881, Pablo Picasso e Fernand Leger, appena ventiseienni, riconobbero nell’opera del grande maestro le origini dell’arte moderna e il superamento dell’impressionismo. Picasso disse. “Fu l’unico maestro. Per noi cubisti era la figura di un padre, quello che ci dava protezione”. Anni dopo Lèger aggiunse: “ Talvolta mi domando cosa sarebbe la pittura attuale senza Cèzanne. Ho lavorato a lungo sulla sua opera. Non riuscivo a staccarmene, non smettevo d’esplorarla e scoprirla. Cèzanne mi ha insegnato l’amore delle forme e dei volumi, e mi ha fatto concentrare sul disegno”.

 

Cèzanne, un carattere cupo come le sue prime tele

Il carattere scontroso e introverso di Cèzanne certo non favorì l’insediamento a Parigi nella quale si era trasferito dopo aver abbandonato gli studi di giurisprudenza.

Umbratile e inquieto, nutre di malinconia il suo intimo tormentato, in cui la sfera affettiva e sessuale non raggiunge mai un pieno e completo sviluppo, ma rimane sempre in bilico, sull’orlo di una non ben definito orizzonte interiore.

Ostacoli che sfilacciano la sua quiete latente per esplodere, in toni scuri e cupi, sulle tele quali la “Maddalena” ( 1869 circa Parigi, museo d’Orsay), e “ Donna strangolata” ( 1870 – 1872 Parigi, museo d’Orsay), dipinti nati prima dell’incontro con l’impressionismo, possiamo citare ancora, “L’orgia” del 1870 ( Collezione privata), allucinata rivisitazione delle nozze di Cana del Veronese. Lavori che svelano le pieghe di una complessità esistenziale tesa fra l’emozionale e il diniego all’intimo umano di sfociare libero e fluttuante. Una contraddizione, una dissonanza armonica, quasi una doppia presenza nella sua stessa natura, alimentata anche dalle sue letture: i componimenti poetici Baudelaire, i romanzi di Flaubert  e quelli di Zola.

La spiccata sensibilità di Cèzanne percepisce atmosfere sospese, e aure classiche che rielabora nel suo personalissimo stile, come accade quando si accosta a Manet e in particolare al suo dipinto” Le dèjenuner sur l’herbe”. Cèzanne,  ne assorbe gli effetti seducenti in un lirismo composto e trattenuto e ne esegue le movenze abbandonandosi a una rivoluzionaria invenzione estetica, nascono le prime scene con nudi nel paesaggio: “Pastorale”,  (1870  Parigi, museo d’Orsay), “Colazione sull’erba” ( 1870 – 1871 collezione privata) , “Bagnanti” ( 1874 – 1875  New York Metropolitan ) .

 

 

Il ritratto visto da Cèzanne

Ma è nel ritratto che Cèzanne ci comunica il suo modo di interiorizzare il vissuto. Situazioni difficili e un carattere contraddittorio costituiscono un delicato sottobosco nella foresta dei suoi pensieri, Cèzanne li trasporta su tela con sorprendente piglio ironico, un modo per interagire, forse, con la sua particolare indole.

Il giovanile ritratto del padre è una esaustiva testimonianza del difficile rapporto con il genitore. Una condizione familiare risolta in chiave ironica. Il padre è ritratto sulla poltrona di casa, mentre legge il giornale “L’evenement ”, il quotidiano su cui Zola pubblica le sue positive recensioni sull’impressionismo. Una sottile intuizione per trasportare nel dipinto la contrarietà del padre alla vocazione artistica del figlio. L’intraprendenza  del linguaggio pittorico di Cèzanne, raggiunge l’apice inserendo alle spalle del padre, una sua natura morta, realmente esistente, “ Zuccheriera, pere e tazza blu” ( 1865 – 1866 Parigi museo ’Orsay , in deposito al museo Granet di Aix-En-Provence).

Con il ritratto Cèzanne non intende esplorare il terreno degli affetti o fare indagini psicologiche, ma come i paesaggi e le nature morte, il ritratto è un genere che permette di intervenire sulle diverse possibilità espressive, compositive e armoniche del gesto e del segno. Uno scavo nella profondità dell’impianto pittorico e delle sue molteplici sfaccettature che Cèzanne risolve con soluzioni innovative. Ciò è molto evidente, se osserviamo con attenzione i ritratti della moglie Hortense. La pazientissima Hortense è lontana, estranea a ciò che accade sulla tela, a ciò che prende vita dal pennello di Cèzanne. Il risultato è un’algida perfezione geometrica, una solenne espressione dell’arte nella fisionomia di un volto. Un lavoro lunghissimo che poteva richiedere anche 150 sedute durante le quali pretendeva l’immobilità assoluta, “Devi stare ferma come una mela”, intimava alla moglie. Per Cèzanne non c’era nessuna differenza fra un viso e qualsiasi altro oggetto posto su un tavolo, egli dedicava al viso come ad una mela la stessa meticolosa attenzione, non trascurando nessun  dettaglio, perché anche il più insignificante poteva sconvolgere l’intera opera.

 

La sconvolgente bellezza delle nature morte e non solo

Le nature morte sono il soggetto preferito di Cèzanne. In esse è contenuta tutta la poetica e la complessità della sua ricerca. Scriveva Georges Rivière: “ Le sue nature morte così belle, così esatte nei rapporti di toni, hanno qualcosa di solenne nella loro verità. In tutte le sue opere, l’artista commuove, perché prova anch’egli dinnanzi alla natura una violenta emozione, che la sua scienza trasmette alla tela”.

Ai fiori preferiva i frutti ed è Cèzanne stesso a rivelarcelo: “ Ai fiori ho rinunciato, appassiscono subito. I frutti sono più fedeli, stanno lì come se chiedessero scusa di sbiadire”. Era la mela il frutto prediletto, tanto da dire: “ Voglio stupire Parigi con una mela”. La sua forma sferica, si presentava agli occhi di Cèzanne,  ideale per una perfetta resa volumetrica, ed il colore, così, risultava più vero del vero, tanto da stimolare e provocare, nello spettatore, piacevoli sensazioni.

Gli elementi che rendono originali, uniche, superiori le sue nature morte, sono la plasticità delle forme e i volumi costruiti con il colore. Il colore è l’essenza che racconta l’emozione di un viaggio dentro la solida, morbida, vellutata bellezza delle cose, “ Il colore è biologico, il colore è vivo, lui solo rende vive le cose”. Ma il colore non si muove mai solitario sulla tela, esso si spinge sempre più verso un universo parallelo: il disegno, “ Dal momento che dipingi, disegni. Quando il colore è al più elevato grado di ricchezza, la forma è alla sua pienezza. I contrasti e i rapporti di tono, ecco il segreto del disegno e del modellato”. Cèzanne, quindi, sviluppa un andamento dinamico, ritmico e ben proporzionato, perché dipingere non significa descrivere la realtà ma reinterpretarla. A tal proposito le parole di Cèzanne sono molto esaurienti: “Dipingere significa cogliere un’armonia fra rapporti molteplici, è trasportarli in una propria gamma, sviluppandoli secondo una logica nuova e originale”, e la pittura “ è l’arte di combinare effetti, di creare rapporti tra colori, contorni e superfici”.

Anche nei paesaggi è il colore a costruire, a coniugare i volumi in una composizione complessa, dove vige, ancora per una volta, la regola geometrica, imbevuta dalla luminosità ereditata dall’amico Pissarro, come possiamo notare negli scorci della baia dell’Estaque, vicino Marsiglia, luogo in cui nascerà il cubismo di Picasso e Braque.

Ma l’esempio più evidente e anche più noto e la serie dedicata alla montagna Sainte – Victoire vicino la sua città natale , Aix-en-Provence. Cèzanne, non descrive, non compone seguendo regole prospettiche, ma seguendo la percezione estatica, i sensi in grado di ritrarre l’atmosfera, l’aria, rendendola tattile, un dialogo quasi sonoro orchestrato da pennellate vibranti, la realtà sembra esserne cosciente e si piega dolcemente alle ragioni della pittura.

Con  Sainte – Victoire, Cèzanne si congeda dal mondo, il 15 ottobre, infatti, dopo aver lavorato per molte ore sotto la pioggia, per dipingere l’anima della sua montagna,  perse conoscenza, riportato a casa morirà il 23 ottobre del 1881. 

 

  

CENNI BIOGRAFICI

1839 – Nasce il 19 gennaio ad Aix-en-Provence.

 

1848   Il padre, commerciante di cappelli rileva, con un socio, la banca di Aix. Nasce la Cèzanne et  Cabassol.

 

1852/58 – Al college Bourbon stringe amicizia con Emile Zola. Nel 1857 s’iscrive alla scuola municipale di disegno di Aix.

 

1859 – s’iscrive alla facoltà di giurisprudenza e nel frattempo la famiglia si trasferisce nella tenuta di campagna Jas de Bouffan, acquistata dal padre.

1861 – Abbandona gli studi, si trasferisce a Parigi, frequenta Pissarro, e Guillaumin, ma non viene ammesso all’Accademia. Deluso torna ad Aix per lavorare nella banca paterna.

 

1862/64 – Torna a Parigi, diviene allievo all’Accademie Suisse. Nel 1864 non viene ammesso a partecipare al Salon annuale,  è la prima delle dodici bocciature.

 

1869 - All’Accademie Suisse incontra Hortense Fiquet, si fidanzano.

 

1872 – il 4 gennaio nasce il figlio al quale da il suo stesso nome. Insieme a 45 firmatari fra cui Monet, Renoir, Pissarro chiede un luogo in cui i refuses possono esporre.

 

1874/77 – Partecipa alla prima mostra degli impressionisti. Alla terza esposizione del 1877 partecipa con 6 dipinti.

 

1878 – il padre, saputo dell’unione con Hortense riduce fortemente l’assegno che gli inviava mensilmente.

 

1882 – Viene accettato per la prima volta al Salon.

 

1886 – Sposa Hortense suo figlio ha ormai 14 anni. Il 23 ottobre muore il padre che gli lascia in eredità 400mila franchi. 

 

1895 – l’allora sconosciuto mercante d’arte Ambrosie Vollard, acquista 6 opere ( i prezzi oscillano tra i 45 e i 215 franchi), e ospita nella sua galleria una personale di Cèzanne.

 

1898 – Sua seconda personale da Vollard, il mercante acquista tutte le opere presente nel suo studio

 

1901/4 – Partecipa per due volte al Salon des indèpendant e nel 1903 per la prima volta al Salon d’Automne. L’anno seguente intera sala è dedicata al grande maestro.

1906 – Muore il 23 ottobre ad Aix, il figlio è l’unico erede.

 

di Antonella Iozzo, è vietata la riproduzione , senza citare la fonte.

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