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Sebastiano Ricci

18/08/2007
Antonella Iozzo

Se la storia dell’Arte ci regala emozioni, la storia artistica di Belluno ci regala il fascino della meraviglia di Sebastiano Ricci ( Belluno 1659 – Venezia 1734).

Con Sebastiano Ricci il passo dal barocco al rococò è breve; l’illusione prospettica, la necessità di creare, su soffitti e pareti, continuità tra spazio reale e spazio dipinti, con il sapiente uso del colore, è sostituita da cieli chiarissimi e paesaggi di luce che inducono lo spettatore verso visioni infinite, irreali ed evanescenti in cui si stagliano figure mitologiche ed allegoriche. La grande decorazione pittorica si apre a nuovi esiti e Sebastiano Ricci diviene maestro nell’adottare soluzioni innovative e straordinarie.

Trasferitosi giovanissimo a Venezia,  è attratto dalla pittura decorativa dei bolognesi e del Correggio, dei quali ne incamera la lezione e ne flette le sfumature. Ricci indaga, studia, sperimenta e viaggia. Approda così nella capitale, dove crea affreschi in cui i colori si fanno morbidi ed i forti contrasti vengono smorzati da una chiara luminosità. L’affresco di Palazzo Colonna con la glorificazione di Marcantonio Colonna, viene risolto con una narrazione dal dinamismo spaziale nella favolosa invenzione di un decorativismo aperto ed espressivo. Il sunto della sua poetica è un agilità stilistica, una intuizione prospettica, un ampio registro cromatico, che chiudono le porte del Seicento e aprono il Settecento con una decorazione leggera e senza limiti.

Tra il 1706 ed il 1707 realizza a Firenze la decorazione dell’appartamento estivo del pianterreno di Palazzo Merucelli Fenzi. Sui soffitti il Trionfo di Ercole e  la Giovinezza al Bivio, sulle pareti del salone le Fatiche di Ercole. Una profondità spaziale conferisce  alle scene un senso di ampio respiro, accentuato dalla solarità e dalla grazie delle figure. Nel  Trionfo di Ercole, poi, la costruzione architettonica e le nubi sovrapposte, creano una scenografia che prolunga la distanza tra l’opera e lo spettatore, effetto praticamente opposto a quello procurato dai soffitti barocchi di Pietro da Cortona.

Innegabile nella nascita di tali affreschi è la decorazione di Luca Giordano dalla grande libertà pittorica, il Giordano lascia  a Firenze più che un segno del suo passaggio: i decori di Palazzo Medici Riccardi ( 1682 – 1685).

Il ritorno di Ricci nella città lagunare contribuisce notevolmente, insieme al Veronese e alla genialità del Tiepolo, a dare un nuovo vigore alla pittura veneziana con un’originale lettura delle linee prospettiche e composite, unite alla naturalezza ,alla velocità della pennellata e ai giochi cromatici che confluiscono nel tipico gusto rococò.

L’interazione dell’esperienza emiliano – romano con quella veneta e sancita nella pala con S. Gregorio Magno invocante la Vergine per la cessazione della peste a Roma, esposta sull’altare della basilica di S. Giustina di Padova.

A Belluno capolavori del Ricci si trovano nella chiesa di San Pietro, dove possiamo ammirare la “S. Conversazione” (1704) con la Vergine ed i SS. Pietro e Giovanni Battista al centro dell’abside e nella Cappella Fulcis. La cappella costruita nel 700, come tomba di famiglia per la nobile casata Fulcis, contiene due affreschi di Sebastiano Ricci: “La decollazione di Giovanni Battista” (il patrono dei Cavalieri di Malta, Ordine del quale Pietro Fulcis –il commissionante- faceva parte) e “La pesca miracolosa dell’obolo di S. Pietro” (S. Pietro era il patrono personale). L’ideale coloristico, il giusto rapporto fra spazio e figure, l’eccellente padronanza del pennello, rendono queste opere perfettamente equilibrate tra contenuti, immagini ed atmosfera.

Stefano Ricci raggiunge livelli molto raffinati, le sue opere parlano il linguaggio sensuale e vibrante della fantasia celata tra corpi candidi e eterei, tra una pelle vellutata e perlacei candori trattenuti nel suono di una vibrazione adagiata su seta, è la “ Venere”. Soave e sublime canto della bellezza presentata per la prima volta al pubblico italiano lo scorso 16 dicembre a Vicenza in occasione della mostra “ Capolavori che ritornano” c/o Palazzo Thiene. L’opera del bellunese è stata, infatti, conservata sempre in collezioni private straniere.

L’immagine della femminilità più affascinate evapora con pennellate dalla delicata orchestrazione, un velluto sonoro ricade sulla Venere come perlacei tocchi di sensibilità spaziale nell’effetto dei chiaro scuri.

Stefano Ricci ci regala delicate sospensioni di materia nell’evanescenza dell’ “eterno femminino”, un lascito tra le pieghe dell’Arte  che testimonia il suo amore per le donne.

Sebastiano Ricci un Bellunese alla Casanova

Sebastiano Ricci nasce a Belluno nel 1659. Trasferitosi a Venezia giovanissimo, entrò come apprendista nella bottega di Federico Cervelli (Pascoli 1736), e successivamente, trovò occupazione in una “bottega a Rialto di quadraro”, nelle cui vicinanze abitava una giovane di grande bellezza, della quale Sebastiano ne rimase ammaliato. Dalla loro storia nacque una figlia, ma invece di sposare l’amata, come lei sperava, tentò di avvelenarla. La donna riuscì a sventare il delitto e denunciato il pittore alle autorità lo fece imprigionare. L’intervento di un nobile le rese la libertà ed il Ricci si rifugiò a Bologna, città non soggetta alla giurisdizione veneziana.

Qui, poté esercitare la sua professione e forse pentito del suo gesto, chiese la mano della fanciulla, che aveva sedotto e tentato di avvelenare. La giovane accettò grazie alla mediazione del cardinale Antonio Pignatelli (Sagrestani).
Poco dopo, chiamato al suo servizio dal Duca Ranuccio Farnese (Pascoli 1736), il bellunese, si trasferì a Parma, dove ebbe modo di studiare gli affreschi del Correggio.

Nella città emiliana insieme a Ferdinando Bibiena, ottenne l’incarico di decorare ad affresco l’oratorio della Madonna del Serraglio presso San Secondo di Parma. Il contratto iniziale è datato dicembre 1685, mentre i pagamenti successivi si protraggono fino al dicembre del 1687 (Ghidiglia Quintavalle, 1956-57). Durante questo soggiorno l’artista, confermando la sua personalità esuberante e poco seria, “spendeva tutto il suo guadagno a imparar a tirar di spada, giocar di bandiera, ballare, sonare di chitarra” (Sagrestani).

La sua vita da “ Casanova” procedeva di pari passo con quella artistica e tornato a Bologna, per rivedere la figlia conobbe la bella Maddalena, figlia del pittore Giovanni Francesco Peruzzini. Tra i due accadde l’inevitabile e la giovane accettò di fuggire con Ricci a Torino, dove gli amanti, si fecero passare per marito e moglie. La sorpresa nella vita di Ricci era sempre dietro l’angolo, questa volta si svelò nelle veste di uno zio della ragazza, anch’egli pittore e tenuto in gran considerazione dal duca di Savoia, che denunciò l’accaduto. Sebastiano Ricci venne quindi arrestato e condannato a morte. Anche questa volta qualcuno intervenne in suo favore: Ranuccio Farnese che riuscì a commutargli la pena nel bando perpetuo da Torino.

Il pittore, tornò a Parma per offrire i propri servizi al duca, che a sua volta lo inviò a Roma. Qui,  fra le molte   commissioni ottenute, ricordiamo quelle del re di Francia Luigi XIV,  e l’affresco con la Glorificazione di Marcantonio Colonna nella Sala degli Scrigni di Palazzo Colonna (1692).
Dopo la morte di Ranuccio Farnese nel 1694, l’artista inizio il suo rientro verso il Veneto. Il 24 agosto 1700 venne scoperta nella chiesa di Santa Giustina a Padova la pala di San Gregorio, mentre il 15 settembre dello stesso anno iniziò a dipingere la cappella del Santissimo Sacramento (D’Arcais 1972).     
Nel 1702 lo ritroviamo a Vienna dove lavorò al soffitto del palazzo di Schönbrunn,  nel 1704 rientrato nella sua città natale realizzò gli affreschi di palazzo Fulcis-De Bertoli (D’Arcais). Successivamente, chiamato da Ferdinando di Toscana, l'artista si recò a Firenze (1706), dove fu impegnato nella villa di Castello, in Palazzo Pitti e nel Palazzo Marucelli. Rientrato a Venezia nel 1708,  dipinse uno dei suoi più celebri capolavori, la pala della chiesa di San Giorgio Maggiore.

 Successivamente la sua feconda e generosa attività artistica lo portò in Inghilterra a Parigi e a Dresda. Nel 1724 fece ritorno definitivamente a Venezia dove si spense il 15 maggio 1734.

 

                                                         di Antonella Iozzo, è vietata la riproduzione , senza citare la fonte.

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