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Zago - Atmosfere del Po

29/07/2009
a cura di Antonella Iozzo

 

 
  
 
 
ATMOSFERE  DEL  PO
  
Personale di Silvio Zago
 
   
 
silvio Zago su BluarteSilvio Zago sfiora l’astrazione cercando l’anima del Po. In uno spazio ideale, fuori dal tempo esprime ciò che è intorno a noi attraverso il visibile della pittura. Una trama fatta di colori luminosi e dal forte potere suggestivo, una sintesi di forme nella mutevolezza dell’attimo. E se la pittura è una melodia visiva, quella di Zago è una sinfonia concertante il lirismo della natura.
Su BluarteVirtual la peronale “Atmosfere del Po”, luoghi che stanno sulla soglia, tra la realtà e l’impressione del reale adagiato sulla pelle del sentimento, paesaggi che raccontano dedali di percorsi interiori, una danza sulla superficie dell’acqua, allusivo movimento delle cose fra tenebrosi temporali e tempeste interiori.
 
La natura rivive nella vigorosa trascrizione di Zago, una trascrizione sospesa fra le anse del Po, rigonfia di arcadica serenità, assiepata fra i “casoni” e ricamata da una florida vegetazione. Alberi, piante, insetti, foglie cantano il silenzio del fiume, quasi un violino in delirio solcato dal groviglio febbrile di rossi, neri, verdi, azzurri, gialli, bianchi miniati da una luce cadenzata . Sono meriggi solitari sotto un cielo che sembra trattenere il richiamo della laguna, quasi come se fosse un nuovo fiume che scorresse svelando il paesaggio, mentre tutto rimane immobile, la terra, il cielo, l’acqua.
 
Ogni cosa si traduce in dense pennellate su tela distribuite secondo un ritmo dettato dalle suggestioni che dall’esterno colpiscono Zago. Pennellate consapevoli, dentro le quali scorrono i flussi vitali della natura, gesti che rivelano una lontana divagazione informale e un’impressione fuggevole intrisa di naturalismo, dal quale emerge la figurazione nascosta. Impasti di combinazione cromatica riproducono la sensazione cangiante del riflesso, trasportandoci dentro una vaporosità sospesa tra la memoria e il sogno della realtà, sono atmosfere sul respiro del Po.
 
La sensibilità di Zago perlustra le rive di sabbia, nebbia e rugiada, vaga tra distese limacciose per poi perdersi, tra radure e cespugli, in un silenzio rotto solo da fruscii e richiami. Paesaggi bagnati dall’intima percezione della quiete, dai suoi sospiri che avanzano in mezzo ai fusti delle canne mosse dal vento, presenze sussurranti, eterne nel succedersi delle stagioni. Spogliata da ogni traccia umana, questa natura, allo stesso tempo, dolce e selvaggia diventa il luogo immaginativo ideale per l’animo schivo dell’artista.
Dell’uomo, infatti, restano solo le sue emozioni distillate in atmosfere del Po, visioni sui battiti della natura, ritratti dell’invisibile con irruzioni minime di realtà, perché l’acqua, le barche, i casoni sono la realtà nella movenza del pennello, l’adagio di una pastorale che sublima l’essenza del luogo. Zago la porta dentro di se, da essa nasce una correlazione invisibile con il respiro del fiume tradotta, poi in segni riconoscibili.
 
Sono sensazioni disciolte in macchie dal colore intenso o nella trasparenza della velatura, l’opera, di conseguenza, risulta come il corrispettivo poetico dell’odore della terra, materia vivente imbevuta di ricordi addensanti nella forma della vocazione sensoriale, un richiamo raffigurato tra il senso di restare e quello di andare, ecco allora comparire vele capaci di animare un dialogo sensibile tra memoria, radici, territorio e l’infinito nell’esistente. Lo spazio interiore si dilata in riflessioni sul tempo, sovrapposizioni di sensibilità emotiva che rimandano alla persistenza del ricordo, stratificazioni di leggerezza sospesa tra evocazione e improvvisi apparizioni di attimi appartenenti al nostro passato.
Dinanzi a queste opere lo sguardo sembra aggrapparsi alle fibre della materia – colore, ma se indietreggiamo veniamo immediatamente travolti nell’evoluzione della percezione, nella metamorfosi di quel pensiero intenso e limpido che si disgrega in frammenti di luce generanti l’atmosfera del Po, quasi una dolce carezza nella brezza della sera.  
 
Sprazzi di luce fermati su tela come pennellate improvvise, come trasposizione dei sentimenti ci parlano d’immagini ritrovate nell’odore salmastro dell’aria che coinvolge i sensi e la mente e procura sensazioni stranianti, rarefatte, oscillanti nel tempo sospeso. Non è una suggestione è una pittura interiorizzata che scorre nel fiume dell’esistenza lasciando segni diversi tra correnti posteriori al nostro pensiero e anteriori alla storia, uno spazio in cui l’umano sembra aver trovato rifugio ma l’immateriale affiora dalla superficie dell’acqua come dallo sfondo del quadro da dove lentamente avanza un colore che assorbe il carattere del Po e rilascia la malinconia della quiete.
 
Scenografiche distorsioni per una natura composta dai suoni del silenzio, dalle sfumature ovattate del tramonto, dai timori notturni, stati esteriori immersi in fondo all’anima di Zago e rielaborati in percettiva sensibilità dipinta.
Lo splendore della tavolozza, i giochi tonali, la stesura dai passaggi infiniti vibra ai nostri occhi , e la quotidianità e la semplicità si vestono di nuova essenza.
Sottile e intenso, suggestivo e lirico, Zago compone una partitura ritmica, una sintesi di compenetrazione timbrica che conquista la scena dando forma ad una saturazione cromatica che a poco a poco si attenua in rarefazioni melodiche, in frammenti di nuvole sparse nel cielo dell’anima, in note di tenero deliquio evaporato da acque immobili e solitarie, nasce la poesia: petali giacenti sull’epidermide del fiume, un microcosmo di emozioni in perfetto equilibrio con la profondità dell’intera composizione.
Il reale vive nella visione e viceversa, dimensione aperta e fluida che stabilisce un legame tra il visibile e l’invisibile, tra   le atmosfere immateriali, intime, quasi eteree, quasi spirituali, sublimate dal colore e dalla luce e le atmosfere del Po.
 

  

© Produzione riservata - Antonella Iozzo 

 

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