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Stefano Zecchi

10/12/2009
di Antonella Iozzo

 

 

 

 

Stefano Zecchi , il senso dell’estetica
 
 
 
 
 
Stefano Zecchi, su BluarteMilano - Stefano Zecchi, scrittore, professore ordinario di Estetica presso l’Università degli Studi di Milano, membro della giuria del Premio Cairo, uno dei pochi premi che non rincorrono gli artisti. In un breve dialogo, cogliamo, tra le sue parole il senso estetico e la bellezza come qualcosa di sensibile e non di astratto.
Come definisce questa 10° edizione del premio Cairo?
Questo è un premio che ormai fa parte della storia. Ha avuto un suo sviluppo, una sua vicenda selettiva fra alti e bassi, ma credo che la tendenza sia sempre rivolta verso l’alto Io poi, ho avuto anche la fortuna di essere stato il primo come giurato.
 
Qual è il segreto che decreta il successo del premio Cairo?
E’ ben organizzato, ha una buona selezione, si radica in una rivista, c’è un’ottima capacità di comunicazione, senza dimenticare la serietà e la competenza di chi lavora con dedizione in prima linea e dietro le quinte, le coordinate che il tempo valorizza.
 
E’ la vita ad imitare l’Arte o viceversa?
Le persone tendono ad identificarsi con la dimensione estetica suggerita dall’Arte, dalla moda, dalle riviste patinate, dalla tv. In questo senso la vita imita l’Arte perché ne assimila i modelli estetici che divengono principi culturali , a volte molto discutibili, o privi completamente di senso estetico.
 
Ci sono novità importanti dal punto di vista estetico?
No, anzi vedo che le scelte tendono a confermare situazioni consolidate.
 
Quando abbiamo perso il senso dell’estetica?
Ta tanto tempo.
 
Dove andremo a finire?
E’ meglio non pensarci
 
Il contemporaneo è ancora lungo?
Il contemporaneo sembra non finire mai, se lei pensa che contemporaneo è Picasso e sono passati più di cento anni… nella storia dell’arte cento anni  portano delle rivoluzioni.
 
Non trova che molto artisti vogliono provocare?
Si, perché oggi la categoria estetica decisiva è il nuovo, di conseguenza…
 
Ma chi lo decide “il nuovo”?
Lo decidono i critici, drammaticamente.
 
E se i critici non hanno il senso estetico?
Si scelgono pessimi artisti.
 
 
 
di Antonella Iozzo © Produzione riservata
 
 
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