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Gorirossi. Il pensiero visivo

25/01/2010
a cura di Antonella Iozzo

 

 
 
 
Umberto Gorirossi. Il pensiero visivo
Personale di Umberto Gorirossi
 
 
 
 
La forza delle idee nell’equilibrio della pura visibilità di Umberto Gorirossi è una visione armonica in continua evoluzione. Sinergie di pulsioni vitali e impulsi inconsci, forza espressiva e volontà critica nei confronti del reale, si avvicendano nel tempo e nelle latitudini dell’Arte creando opere che portano, nella loro sostanza interiore, la proiezione del tessuto mentale dell’artista. Il suo è un linguaggio visivo attraversato dal fluire della vita, navigato dal magma della storia e sviluppato sui sentieri dell’intimo sentire.
Gorirossi compone versi poetici usando il pennello, trasla il riflesso della parola in sfumature cromatiche, traccia il ritratto del pensiero in essenza visiva inducendo lo spettatore a seguire quasi un “percorso obbligato”, ad entrare in uno spazio in grado di ridurre lo spettro delle interpretazioni per evitare, quindi, la più possibile, disomogeneità e dispersione onirica. Un limitare dell’immaginazione e dello stimolo a vantaggio della riflessione su ciò che è in quanto tale.
Tutto quello che l’occhio vede viene quasi immediatamente codificato in messaggi – forma attraverso una grammatica e una sintassi che rende l’immagine e l’emozione, in essa contenuta, estensione del racconto dell’artista, l’unico possibile, l’unico riconducibile all’origine del percorso creativo, l’unico capace di coniugare l’invisibile, il sensibile, al visibile della logica formale, al tangibile della parola. Parola scissa, plasmata, decostruita in movimento interno rivolto verso l’esterno, un’isola, un altrove che rivela il disegno dell’intelletto. Parola – immagine, dunque, dentro la quale i valori morali, le nuove ipotesi, l’elaborazione della creatività sono sintesi e antitesi, sono percezione del reale e forza dell’apparente, una verità che nasconde Scelte e compromessi nella storia dell’universo.
La parola fra le dita agisce come le linee, gli spazi, i punti di fuga sulla tela; il colore, il gesto, la pennellata toccano, invece, il cuore ed estendono il sentire umano in segni universali e unificati al canto lontano del senso verbale. Fraseggio comunicativo di simboli istoriati, mimesi figurativa delle sensibilità umane tradotte in processo essenziale ed esistenziale.
Variazioni prospettiche, ricognizioni concettuali, idee immerse nella tensione della vivacità timbrica e ritmica generano, di conseguenza, un segno in grado di levarsi tra le pause meditative e scandagliare la razionalità e l’irrazionale della conoscenza.
La ragione sgocciola nell’eterna verità dell’Arte creando strutture informi, liquide, che entrano in relazione con l’origine, con l’organismo semplice e complesso del significato. Ogni cosa scompare e riappare dentro le opere di Gorirossi in colore, suono, parola, odore, forma, sono emozioni interne che vibrando convibrano con la realtà che ci circonda e creano continuità nell’altro.
Le sue opere non sono una descrizione per immagini, ma una concentrazione di concetti visibili dentro la narrazione tematica. Sono un’immersione di realtà nella rappresentazione visiva, esperienza di senso capace di sopravvivere di un attimo all’istante della visione. Attraverso di essa l’artista porta a manifestazione un contenuto atto a mantenere inalterato e contemporaneamente a far nascere un mondo, una realtà che per la prima volta “parla” all’essere, tramite e grazie a quella articolazione linguistica mutatesi in disegno, è una storia che si vede, un vedere capace di garantire lo sviluppo dell’immagine. L’Arte è espressione, il linguaggio è comunicazione, l’Arte di Gorirossi è relazione di pensieri, sensazioni, ed emozioni che innervano l’opera, composizione simbolica, interpretazione di luoghi, di spazi, di alienazioni di tempo capaci di esprimere poesia, vita, verità.
Un pullulare di voci diversissime scrivono il testo dell’ispirazione poi sfociante nel messaggio finale intriso di intimi echi, nasce la poesia nella forma dell’immagine. Dense suggestioni e dubbi oscuri solcano il movimento del pensiero, improvvisamente catalizzato da una massa di materia vischiosa e liquefatta in impulso vitale, in movimento tellurico che scuote le anse della terra-madre per irrompere vorticosamente, squarciando la membrana dell’amore è L’origine della vita. Forza, energia, acqua vitale, un mare nel tumulto placido dell’anima bagna le sponde dell’immenso sommerso, in questa percezione dilatata, il risveglio, Mai senza luce, quasi intermezzo di un riflesso tanto accecante  quanto inafferrabile.
Sui confini della sensazione collassata o esplosa in stratificazioni di particelle visive la non realtà del sensibile scorre sull’epidermide dell’illusione è un Interconnessione momentanea che guizza nel brivido della deflagrazione sensoriale, un notturno musicale sul crepuscolo degli dei, memoria irrorata di ancestrali presagi.
La compenetrazione del desiderio brucia nell’enigmatico silenzio dell’apparenza, nel suo cratere l’intelletto fomenta il conflitto con l’ombra perduta, sul suo bordo carnoso si dilata l’apertura, un flusso violaceo e caldo, lambisce le curve dei Segreti, morbida consistenza di piacere tra le corde del colore che satura gli occhi e ossessiona i sensi.
Ai confini della verità arcaica, visioni periferiche entrano in gioco, sviano il destino interiore e sconcertano la percezione tramite una luminosità abbagliante dentro la quale si staglia Il Peccato originale. Con andatura felpata s’insinua nella libidine famelica dell’istinto, procura svuotamento e affonda nell’abisso del corpo. Un turbamento compatto e materiale si manifesta nell’esistenza come alberi vestiti d’esseri umani avvinghiati al fatale. Creature persistenti, nude, aspettano e danzano la perpetua dinamica contemplazione pervasa di erotismo. Attorno al suo essere una presa di coscienza cambia la dimensione spaziale per un’estensione tridimensionale, lungo, solitario suono che circonda come miele sottile. Inseparabili e perdute memorie, territori partorienti la storia, il distacco dall’invisibile e dal sensibile avanzano con il loro carico di sostanza umana: dolore, gioia, angoscia, piacere, paura, sono forme fluttuanti che scorrono nello stesso letto, che si rivelano nella plasticità chiaroscurale dell’artista. 
Segni precisi, prolungamenti abbracciati al proprio essere ci restituiscono le vibrazioni di un sentire con il corpo, la verità schiudersi e farsi riflessione, nebbia fitta, eterno autunno, magma che ruggisce sotto la crosta del quotidiano. Reazione vitale del nostro organismo quanto della creatività scoscesa in sussulti tesi verso le vette della ragione: intuizione – forma – espressione. La coscienza artistica attiva il pensiero visivo di Umberto Gorirossi, la fisiologia estetica avanza sulla scena del mondo.
 
di Antonella Iozzo © Produzione riservata
 
Curriculum
Umberto Gorirossi nasce a Napoli il 5 marzo del 1968. Studia, matura, e come autodidatta, sin da piccolo, si cimenta in elaborati disegni che suscitano curiosità e stupore. Si laurea in Farmacia a Napoli il 22 marzo del 1994 ed inizia ad esercitare la sua professione fino al 2 novembre del 2000, anno nel quale, presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", porta a termine un corso di perfezionamento in Farmacoeconomia. Si addentra, quindi, nei meandri economici della sua professione, godendo sempre di molteplici soddisfazioni e anteponendo a se stesso uno spiccato senso del dovere.
Nel 2005 decide di dare visibilità alle sue intuizioni. Nell’ottobre di quello stesso anno vince il Premio Letterario Internazionale per l’Ambiente, a S. Margherita Ligure, con il quadro SCELTE E COMPROMESSI, pubblicato, insieme ad ESOTIK, nel catalogo I Grandi Maestri (edizione 2008).
In 4 anni raccoglie una quantità innumerevole di successi: mostre nazionali (Museo di Capri, Museo di Sorrento, Biennale delle Arti dell’Unità d’Italia, ecc...) e mostre internazionali (New York, Cannes, ecc..), pubblicazioni su enciclopedie, antologie letterarie, mensili, quotidiani e numerose interviste. 
Una delle sue opere più importanti, VENERE NUDO DI DONNA, è stata pubblicata sul Catalogo dell’Arte Moderna - Gli Artisti Italiani dal primo novecento ad oggi (volume n° 44 della Mondadori).
Infine, nel novembre 2008, viene inserito, con l’opera I NARCISI IV, nella collezione permanente del Museo d’Arte Contemporanea di Caserta, storicizzando così il suo nome.
 
 
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