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Il desiderio e il sogno

12/02/2010
di Antonella Iozzo

 

 
  
 
  
 
Dona  Flor  e  i  Suoi  Due  Mariti
Il desiderio e il sogno oscillano
 
 
 
  
Milano - Al Teatro Manzoni di Milano fino al 28 febbraio 2010 “Dona Flor e i Suoi Due Mariti” liberamente tratto dal romanzo di Jorge Amado con Caterina Murino, Paolo Calabresi e Pietro Sermonti Musiche originali eseguite dal vivo Bubbez Orchestra, regia e drammaturgia di Emanuela Giordano.
Sensualità sulla brezza marina, schiumosa dolcezza annaffiata con salse piccanti, sapore mediterraneo, essenza vitale solare e innocente. E’ il clima che traspare dalle pagine di Amado e che sul palcoscenico del Manzoni rivive aiutato dalla musicalità languida, ritmata e teneramente straziante dalla Bubbez Orchestra.
 
Dona Flor /Caterina Murino, ottima maestra di cucina, riservata e pudica, sposa Vadinho/ Pietro Sermonti passionale, inaffidabile perso tra fiches e dadi. Alla sua morte, dopo un anno di lutto stretto, con il ricordo di ambizioni e inganni, si arriva lentamente al mezzo lutto che rivela, l’intimità della vedova, il suo riserbo e le sue veglie di donna giovane e insoddisfatta fino ad arrivare onorata e tranquilla al suo secondo matrimonio.
 
 Flor si risposa con Teodoro / Paolo Calabresi farmacista. Ma non si può dimenticare un uomo come Vadinho, la sua carica erotica e la sua sensualità continuano a possederla. E il fatto di desiderarlo lo riporta in vita sotto forma di “spiritello”, ancora innamorato della moglie. Dona Flor ne avverte il profumo, la presenza, può toccarlo, vederlo, e parlargli. Un solo uomo per un rapporto perfetto non può bastare, ce ne vogliono due, occorre mettere insieme le migliori qualità di entrambi: onestà, sicurezza, affetto da una parte, brio, erotismo, fascino intrigante dall’altra. Un sorprendente ménage à trois in cui Flor riesce a raggiungere l’irraggiungibile appagamento di sposa e casta amante.
 
Impossibile suggellare nella bellezza visiva dello spettacolo ogni perlaceo frammento, ogni sospensione poetica, ogni brivido di innocente passionalità che regna sovrano nel romanzo di Amado. Ma la fedeltà della trasposizione è un miraggio di realtà che trattiene la magia di Bahia. Quasi una danza flessibile con le braccia tese verso un luogo interiore che coincide con i luoghi della città, del quartiere dove la cultura popolare si fonde con il sentimento, dove l’intimità, il desiderio e il sogno oscillano sul davanzale sul quale sono sempre aperti gli occhi del vicinato e dove la verità della madre di Flor, Donna Rosilda / Serena Mattace Raso, hanno il sapore amaro di un quotidiano piccolo borghese che si alimenta del nervo della ragione sociale.
La trama dell’intero spettacolo, però, sembra essere intessuta dalle tre amiche di Dona Flor, Dona Norma, Dona Gisa e Dona Dinora rispettivamente Simonetta Cartia, Claudia Gusmano e Laura Rovetti. Vere e autentiche protagoniste della chiacchiera, affabili ricamatrici di voci, dicerie, consigli nell’interfaccia del rito magico. La loro interpretazione è una perfetta fusione di gestualità, ritmo, azione, fraseggio sfumature e registri sono calibrati con padronanza tecnica insuperabile.
 
Vadinho e Teodoro, primo e secondo marito, rivelano le loro umane debolezze e le loro qualità  da esse traggono “il sale” della loro vita. con naturale armonia. Una coesistenza serena che lascia spazio allo svolgersi dell’azione scenica, anzi inducendoci a esplorare il più vicino possibile il mondo delle emozioni troppo spesso celate.
 
La scenografia evoca, svela senza dire, induce sulla porta del cuore per poi lasciare alla passione, al ricordo, alla notte del desiderio il compito di disegnare le linee di un vissuto che ancora dimora in Flor come acqua di mare, come onde tumultuose capaci di sospingere sempre più in là il suo corpo giovane e fremente.
Immagini che entrano ed escono dalla scena grazie al fascino di sapienti giochi di luci e quasi accompagnate dalla musica, struttura leggera e profondo, ombra sonora che abbandona il ricordo per poi irrompere nel presente in una rifrazioni che muta le parole in note e viceversa, un dialogo teatrale, una musica teatrale, visiva che non manca di colpire la fantasia e l’anima, facendosi sorseggiare il nettare letterario di Jorge Amado.
 
 
di Antonella Iozzo © Produzione riservata
 
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