Il tormento e l’estasi del colore
Claudia Mangeli, il tormento e l’estasi del colore, quasi un’ascesi nella spiritualità della materia cromatica. Dai timbri liquidi e cristallini a quelli profondi e misteriosi, un microcosmo sonoro, un’energia che poi muore nella sua metamorfosi. E’ lo scontro fra due forze, la passione tumultuosa e la freddezza cerebrale, una danza di sensuali, istintivi, irrefrenabili impulsi sul fondo buio dell’oceano. L’immensità acquatica, agitata da infinite collisioni di staccato e silenzio, implode nell’amplesso del colore mentre un grido soffocato, si destreggia nei varchi aperti dalla gestualità di Claudia Mangeli. Disegni interiori nella poesia della creatività, irrompono come angeli in caduta libera verso il libero arbitrio del colore. Colore: spregiudicato, aggressivo, fantastico, che infrange l’ordine razionale e stravolge l’impianto compositivo con accese effusioni. Il segno si fa “vivo” nella violenza emotiva e scivola pericolosamente nel substrato dell’inconscio, è un magma incandescente, un’implosione lacerante la corposità della materia umana, ridotta in brandelli di tensione, in rivoli di pigmenti incontrollati, distesi, dalla Mangeli, con un impulso nervoso e frenetico. L’istinto primitivo esulta nella destrutturazione dell’ordine celebrale, è giunto il momento in cui la dolcezza sorvola l’aspro e spigoloso momento della “trascrizione” in atto creativo, sostanza primigenia ricca di riflessi e significati, essenza allo stato puro, brani di vita, notte, giorno, tempesta, furia nello specchio della calma.
Intense tinte percussive, in un’armonia assolutamente perfetta, celebrano l’amore in Evoluzione dell’amore e spiegazione delle sue diverse forme , Arte e sensualità: una fusione di elementi interiori nell’esplorazione dell’anima.
Si volta pagina e con accostamenti cromatici pieni di tensione, l’artista apre intermezzi melodici che si sciolgono in sottili sfumature timbriche. La sua pittura conquista una libertà espressiva in bilico fra armonie liquescenti e tensione magnetica, è la vita nelle sue molteplici forme, è l’informe nella sua molteplici esistenze.
Con aree cupe, toni squillanti e forti luminosità, Mangeli esprime quel momento magico d’inafferrabile senso poetico, insondabile fusione di spiritualità e materica percezione, l’unico in grado di annullare la presenza fisica del supporto. L’attimo risulta imbevuto di attese, posseduto dal rimpianto e la sostanza del colore avanza nello spazio della memoria, nel tempo della ragione, nell’inquietudine di una evocazione dipinta.
L’energica accensione cromatica emerge e lo stridente contrasto dei toni è arginato dalla presenza incombente di un’astrazione formulata sul ritiro del gesto. Intrecci di pensieri come legami di colore, nella spiritualità della materia cromatica, divengono tessuto connettivo abitato dall’Arte e vissuto da Claudia Mangeli. Il simbiotico rapporto estasi – azione, rimanda ad una visione vitalistica dell’esistenza, emozione – reazione, stato oscillante giocato sugli equilibri dei colori, usati, anche in maniera strutturale. L’esasperata persistenza del colore sprofonda in un’improvvisa voragine che inghiottisce la componente gestuale, l’opera si muta, così, in una sonata per pianoforte srotolata con eleganza nella bellezza lirica della trasparenza, mentre, il dolore rimasto sullo sfondo, si stempera nel suono riflesso tra le scordature della mente.
Ovunque intorno a Mangeli il paesaggio dell’emozioni dipinge il soffio vitale nell’infinito che sfugge alla forma. Pleure sommerse nella liquidità linfatica del colore; e ancora colore puro, fluido, denso, colore scolpito, percepito, forgiato, amato e sviscerato su tela. L’espressività creativa avanza come un ibrido fra forza/tensione ed intenso abbandono, in tutto questo risiede l’energia tumultuosa di Claudia Mangeli, nel suo essere un inscindibile connubio di irrazionalità e ragione, di estasi sublime e di sensualità ferina, di sfrenato movimento e di armonioso equilibrio. L’attrazione fatale fra il magnetismo del colore e lo sguardo della Mangeli si scioglie nell’astrazione di una sinfonia dai timbri arcaici e selvaggi, portati all’estreme conseguenze; un parossismo la cui fine coincide con i segni del colore sulla superficie della solitudine, deserto su cui distendere la tenerezza della nostalgia in note di colore, suoni che emergono come sogni al risveglio, è una dichiarazione poetica intimamente legata alla vita interiore.
La fiammeggiate vena propulsiva dell’artista irrompe nella pienezza del colore raggiunta attraverso l’esperienza della sua fisicità, un amplesso che lascia senza fiato. L’opera diviene protagonista assoluta nel mistero della sua ascesi verso l’apoteosi cosmica del cromatismo, qui il respiro è una rarefazione melodica che allarga lo spettro sonoro delle sensazioni.
La sua tensione vitale apre La strada maestra all’essenza più pura, all’essere, alla vita interiore che abbandona la pelle dell’emozioni, per divenire energia, impeto, pulsioni. Una soggettività atta a tradurre il gesto e la forma, di cui è fatta l’opera, in qualcosa di più espressivo dell’opera stessa; e ciò che ci guarda diviene specchio riflettente le considerazioni estetiche, psicologiche ed etiche, la nostra fibra vitale nello sguardo dell’Arte, una creazione in divenire.
Esco e me ne vado, rosso asimmetrico, filamentoso come una creatura acquatica, fluttui nell’onda marina, fuga dalla realtà o fine della ricerca di noi stessi? L’Arte lascia aperta la porta, guardare attraverso crea nuove relazioni e nuove prospettive, ritrovare per ritrovarsi è una continua evoluzione. E l’evoluzione porta dentro di sé una sequenza d’immagini, radicate ancora ad oscure origini e a desideri inconsapevoli, che diventano il corrispettivo poetico della realtà interiore, elaborazioni emozionali, ombre bruciate dal fuoco della passione nel movimento del colore, ma a tratti l’emotività appare più controllata e riflessiva, carica di riferimenti oltre la verità dell’apparenza. Sulle acque del tempo il Desiderio dell’immortalità serpeggia fluidamente, lo sfondo si scioglie, le forme galleggiano e l’occhio umano percepisce, in questo spazio creato dall’affiancamento di colori distanti e di diverse luminosità, stimoli inconsci ed emotivi.
Al di là del visibile le linee dei sentimenti salgono dal basso verso l’alto e poi ridiscendono in archi lievemente sbalzati dall’andamento cromatico, una dilatazione costante che contiene il ritmo dell’improvvisazione. La forma stilistica appare dissolta nelle stesure rotte da spazi asimmetrici , zone di confine tra la pienezza e il nulla, la Mangeli supera questo spazio irrompendo sul colore con l’istinto, impedendo così alla ragione d’intervenire. Impatto tra la potenza del colore e il proprio subcosciente, che non lascia altre possibilità se non la resa sugli anfratti della materia, macchie, organismi vibranti d’esistenza, eterno divenire nell’attimo fermo, immobile, impresso su tela, stasi apparente irta di conflitti tanto reali quanto evocativi, stadio sull’orlo della violenza psichica fomentata da un’incessante potenza emotiva. Pensieri, ricordi, sensazioni, si agitano sul piano dipinto, è un’illusione: forme surreali, paesaggi lirici, composizioni di colore puro impastato, nelle quali il soggetto si disgrega sotto l’occhio dello spettatore, è l’Arte che chiama dal profondo.
L’informe è un punto di fuga verso l’infinito, lontano da qui sgocciolii di colore come lacrime e ogni lacrima porta in se verità ardenti dal suono grumoso, impregnato di memoria, albe e tramonti, ebbrezza e dolori. Nel gesto accentuato della Mangeli, che non spezza mai il canto struggente proveniente da quel campo lavico, risiede l’ Ultimo destino delle anime, l’altra parte del colore è la vita senza assomigliarla.
Un’improvvisa liquidazione sonora sconvolge la verginità delle nostre percezioni, un flusso continuo e caotico si deposita sul fondo della loro impalpabile sostanza, riflessi nel blu profondo screziato da tempeste di pensieri non espressi, azioni nascoste che agitano Il lago dentro e divorano con famelica inquietudine la solennità dimenticata di quel blu.
Silenziose concordanze sullo sfondo, le speranze e i rimpianti più intimi si mescolano, convivendo in armonia, nel frastuono della nostra vita interiore, eppure avvertiamo l’eco di un tempo diverso: lotta di toni, perdita d’equilibrio, tensioni apparentemente senza scopo, contrasti e contraddizioni è Il ritorno alla quarta follia.
L’informalità è una dimensione sintetizzata dalla Mangeli con grande dinamismo, come se ci fosse sempre in atto un grande sconvolgimento in grado di trasformare radicalmente le linee della tensione, un urto tra opposti, tra Fini relativi e fine assoluto.
Nella sovranità assoluta del colore, la suggestione visiva della pennellata si rivela come un atto d’amore, una festa dell’attesa, una rinascita e un sogno di fronte alla potenza istintiva del gesto. Lo spazio dell’opera non presenta e non rappresenta un’immagine con un centro e una periferia ma è un campo, una superficie in cui le relazioni cromatiche e sensoriali danno luogo a strane striature, a sintassi formali, a diatonici elementi sonori dai quali emerge l’autobiografia della Mangeli, una scrittura intima e privata espressa dal gesto tramite la materia – colore. La tela diviene, a tutti gli effetti, lo spazio della vita interiore, conflittualità, tensioni, pulsioni emozioni, avanzano, indietreggiano, si dilatano e si comprimono in una profondità disarmante come in Fiorini, una profondità che sembra nascere dall’energia, dalla forza irrazionale che si agita negli anfratti oscuri a noi remoti, zone periferiche esposte costantemente agli stimoli esteriori, onde impetuose che sembrano staccarsi dal mare per caderci addosso ma in realtà ne sono la forma continua e costante. È il mare che siamo, all’interno, la percezione è assimilazione corporea nella forma del colore; urla furiose si elevano simultaneamente in una lacerante dissonanza cromatica dalla quale nasce il ritmo della tensione vitale, ma finché non si varca questa soglia, non sentiremo la terra vibrare, scossa dal tormento e dall’estasi del colore, fremito cosmico nella musica dell’infinito.
di Antonella Iozzo, è vietata la riproduzione , senza citare la fonte.
L'artista: Claudia Mangeli - claudia@patuzzi.it cell. 348 - 2513671
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