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Giovanni Ricciardi

23/09/2008
di Antonella Iozzo

 

 

 
 
Giovanni Ricciardi, BAssano del Grappa 2008“Stanze” la nuova mostra di Giovanni Ricciardi tenutosi presso la Domus Arte Contemporanea di Bassano del Grappa è un racconto iconografico sull’esistenza, un percorso interiore affrontato dall’artista nello spazio della realtà esterna. Una ricerca che ci conduce nella sua poliedricità di artista e di uomo. Ma chi è Giovanni Ricciardi,  secondo Giovanni Ricciardi ?
Una persona alla ricerca dell’essere, di un’introspezione riflessa nella realtà che mi dia il senso del pieno e del vuoto nello spazio intorno a me e dentro di me.
Qual è il filo conduttore di questa mostra dal titolo “Stanze”?
Il centro del mio percorso, come dicevo, è la ricerca e questa mostra rappresenta l’unione di più anni di lavoro. L’esposizione, senza soluzione di continuità, affianca, infatti, opere figurative e lavori astratti che svelano le stanze inviolabili del percorso interiore. 
Un percorso artistico con radici nella ricerca?
E’ un percorso di quasi cinque anni durante il quale il frutto della mia ricerca si è concretizzato in una forte produzione. La ricerca dell’”io”, dell’essere, dell’energia vitale che, prepotentemente si manifesta in un eruzione del nostro senso più intimo, mi porta ad analizzarne le sfumature canalizzandone gli effetti nell’opera artistica. Il guardare dentro diviene così una “stanza” comunicante con la realtà.
Stanze, quindi come ricerca interiore o vie di fuga?
Sono luoghi percorsi, scrutati, vissuti, elaborati, non si può e non si deve fuggire da uno spazio che continua a rilasciare sensazioni dentro di noi.
Quanto l’influenza  il luogo che la circonda o l’ultimo viaggio fatto?
Tanto. Ricordo il viaggio a Bagdad nel 2002 in occasione di una mia personale. A causa dell’embargo aereo abbiamo dovuto fare 12 ore di macchina nel deserto. 12 ore con la  linea dell’orizzonte nei nostri occhi, 12 ore con l’infinito nella mente, una spazialità spaesante nella quale divieni forma, materia , segno, gesto, pieno e vuoto, nella quale subisci la forza dall’esterno e reagisci imponendo il tuo essere, è un’esperienza che lentamente si tramuta in realtà artistica, in molte opere, infatti compare questa linea d’orizzonte traslata in sensazioni pittoriche .
Tela, artista, realtà che rapporto esiste?
La tela è l’artista, la realtà ti permette o ti obbliga a cercare un equilibrio costante tra la propria esistenza e ciò che ci circonda.
Cosa vuol dire, per lei fare arte?
Trovare una ragion d’essere.
Ricciardi e la patafisica cosa vi unisce?
La patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie, delle eccezioni e del particolare, mi unisce la possibilità di trovare una risposta, un luogo dove poter verificare l’esistenza.
Lei è napoletano quanto c’è di mediterraneo in lei e nelle sue opere?
Abbiamo una grandissima tradizione pittorica che ovviamente mi appartiene ma negli ultimi anni ho sviluppato un senso pop del colore affrontato però,  sempre in maniera molto pastosa, materica, oserei dire come da tradizione; applico anche delle figure e l’aspetto materico esce fuori, mi piace pensare al quadro come oggetto, come scultura, come corpo e non come finestra.
E’ mai stato spettatore dei suoi quadri? Cosa le hanno trasmesso?
Mi piace molto uscire fuori di me, divenire spettatore soprattutto dei miei disegni, mi piace immaginare le luci sui corpi disegnati come i riflessi dei miei quadri. Mi chiede cosa mi trasmettono? Una pennellata racconta, è quello che ti fa rimanere davanti ad un quadro, ed il pittore che ha vissuto un’emozione la descrive inevitabilmente nei i suoi quadri.
Se non avesse fatto l’artista ?
Tantissime cose, credo che l’essere artisti non vuol dire solo dipingere,   ma scavare, trovare un senso nelle cose.
Il luogo ideale per l’arte?
Dentro di se.
La sua nuova produzione?
Sto lavorando ad una nuova serie “morsi ”, alla base c’è sempre la necessità di dire le stesse cose di questo periodo ma in modo diverso più fisico più concretamente tangibile.
 
 
 
 
 
di Antonella Iozzo, è vietata la riproduzione , senza citare la fonte.
 
 
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