Percorsi della Psiche
Mostra Virtuale Collettiva
Artisti: Francesca Della Monica, Ferdinando Di Maso, Daniela Domenichini, Maria Enrica Nardi, Elide Triolo
Un’emozione estrema disegna un paesaggio misterioso, intrigante, profondo, suggestivo, intimamente lacerante, eternamente struggente, è un luogo sospeso nella sonorità liquida della percezione. Cristalli di sensibilità dipingono il non colore dell’invisibile vissuto, un malinconico mare interiore da esplorare in tutta le sua profondità attraverso i “Percorsi della psiche”, cinque artisti ne interpretano la dilatazioni sensoriali in una mostra in corso su BluarteVirtual.
Una commovente linea di tensione seziona l’anima di Domenichini riproducendo, negli occhi della psiche, la ferita mortale di una poesia impietosa. La realtà incanta e disincanta, il vortice del tempo alimenta le ossessioni e il sogno della nostra essenza, persa nei labirinti del vuoto incontrollato, sgocciola la sua verità inafferrabile, note dal suono grave, presagi all’immenso, sinfonie provenienti da distese desertiche, aride costruzioni di logiche deduzioni.
Dal ventre dell’esistenza l’urlo primordiale scuote il senso vitale e la mente riflessa nella coscienza pensante di Triolo rivela una composizione che arretra nella profondità e avanza nella teatralità. Incerte presenze si agitano nell’inquietudine sotterranea, unico sintomo il dolore acerbo velato di compassione.
La distorsione della corporeità dell’anima si presenta come un preludio alla sconfitta dei valori classici della pittura, il segno espressivo punta dritto alla negazione della forma, e la disarmonia, il dissesto, il contrasto sgraziato dell’horror vacui regnano sovrane nell’interpretazione digitale di Nardi. Su un territorio confinante con le oniriche visioni di Della Monica l’inconscio innesca una profonda e complessa relazione con l’intelletto denudandolo della sua capacità razionale, seducendolo con intense e calde liquescenze di sentimenti in attesa di straripare nel ventre della passione.
I percorsi della psiche ingabbiano, delimitano, aprono spazi, tracciano strade, ma per condurci dove? E’ una domanda che non trova risposta, è un concetto strutturato sulla precarietà dell’esistenza. Oggettività geometrica e soggettività emozionale tessono le fila di un equilibrio precario, perennemente oscillante tra le relazioni di tempo, di spazio, di senso, un‘elasticità al limite del non senso, è la trasmissione sensoriale di Di Maso.
Il reale e la realtà: una dicotomia sconcertante che provoca degenerazioni di forma, di sostanza, di materia, un ritratto straziato nella cavernosa essenza umana, una vulnerabile sintesi di violenza e sofferenza che continuamente riflette le nostre percezioni intorpidite e informi affacciate sull’esistere.
Una conturbante fascinazione gioca nello specchio della realtà e il reale si rivela sensibile al contemporaneo e alla cadenza emotiva della verità morale.
Nei percorsi della psiche il confine con l’immaginazione si annulla, l’invenzione si trasforma in quotidianità e una torbida fantasia accoglie debolezze, passioni, sentimenti, ricordi, per mostrarne la loro entità oscura, ambigua, enigmatica. L’altro lato delle cose rivela l’altro lato della mente e tra realtà e rappresentazione, la riflessione è un delicato segno dell’istinto, un andante mosso nell’impetuosità creativa del sensibile razionale.
curatrici Antonella Iozzo e Sabrina Falzone