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Fashion

26/02/2009
di Ottavio Rossani

 

 
 
 
 
 
Da alcuni anni un poeta "sperimentale" si muove lungo alcune direzioni di ricerca diverse dal solito, stimolanti, poco frequentate. Si tratta di Alberto Mori (1962), poeta, performer, animatore culturale, organizzatore del festival "Poesia a strappi" a Crema, dove abita. Gli argomenti che elabora nei suoi testi poetici sono tratti dalla vita quotidiana, precisamente dai comportamenti e dai linguaggi della comunicazione, della pubblicità, della moda. Già in passato aveva affrontato e risolto in poesia "zone" contemporanee come il bar, i centri commerciali, i meccanismi di distribuzione delle merci e i nuovi luoghi di aggregazione come appunto i megastore o i cinema multisale con annessi bar e pizzerie. Dopo le tre più recenti raccolte Utòpos (2005), Bar (2006) e Distribuzione (2008), ora propone Fashion (Fara, 2009, pagg. 58, Euro 10), un'agile silloge sul più specifico tema della moda e del glamour, cioè fascino, prestigio, incantamento, e soprattutto della contaminazione dei linguaggi, tenendo conto delle varie incidenze linguistiche provenienti non solo dalla moda ma anche dal più ampio mondo mediatico (varia comunicazione, pubblicità, immagini digitali, marketing e quant’altro). Certo, già Beaudelaire si occupò della moda, nobilitandola come arte. Ma qui Mori compie un'operazione diversa. Parte già dal fascino consolidato della moda per arrivare a una sublimazione psicologica della sua esternalità.
Nei testi di Mori quindi passano grandi griffe (le italiane marche o firme sono proprio brutte, vero?) dell'abbigliamento, della cura del corpo, dei capelli. I vari prodotti sono citati come introduzione a versi pieni d'ironia o addirittura di sarcasmo o anche di cinici disprezzi o di semplice giocosità. Scrive l'autore in una nota finale: "Le espressioni derivano dal francese inglese, giapponese, arabo, hindi e sono tutte creazioni idiomatiche di carattere commerciale reinventate come calchi linguistici simultanei dal linguaggio proliferante della moda. Solo in alcuni casi l'autore interviene con invenzioni personali sui materiali linguistici?. La raccolta si chiude anche con un piccolo dizionario delle espressioni straniere usate nei testi con rapide spiegazioni.
Ora trascrivo un testo che altro non è se non una parodia dell'italinglese in uso tra moda e pubblicità. La poesia risulta, oltre che ironica, anche una seria e grave denuncia della manipolazione della lingua italiana che ogni giorno si impoverisce, da ricca che è sempre stata., per l'uso indiscriminato di espressioni inglesizzanti, spesso non necessarie.
 
Il grembiule per cocktail Mondrian
coordina e sospinge
Standa By
tavolo/carriola per picnic
pronto per situazionare
aperitivi brunch merende
after hours fast foot night
nei parchi
Accanto sentieri di gazebo
sui prati green relax
Accessoriato con sgabello detraibile
per creare un piacevole disequilibrio elastico
appena sotto al pianale del mobile
( Alberto Mori )
 
Come si può notare, l'atteggiamento è demistificatorio, ma anche testimoniale di un'epoca malata, tutto sommato in decadenza, in cui le lingue si degradano per la predominanza della lingua inglese strumentale nel mondo. Nonostante ciò, i prodotti "made in Italy" (soprattutto quelli dei settori abbigliamento ed enogastronomia) sono ancora tra i più acclamati all'estero. Quindi il "morismo", inteso come il tentativo di Mori di cercare nuove frontiere poetiche, è un fenomeno che riguarda sia l'economia sia il costume. La domanda che bisogna porsi è se la sua ricerca porta a risultati poetici di rilievo. La risposta, dal mio punto di vista, è sì. Mi rendo conto però che, trattandosi di un lavoro sperimentale, spesso il significato si perde nei meandri della visionarietà o del dettaglio tecnico, per cui il lettore può perdere il filo della passione che dovrebbe avvilupparlo dentro la poesia. I passaggi misterici e le riflessioni etiche (non moralistiche) comunque non appesantiscono l'epos di questo nuovo territorio di scavo, anche perché, come detto, la continua via d'uscita è l'ironia o il gioco. Come si può evincere da quest'altra breve poesia:
 
Dal deserto dei cactus
spazzato da nuvole rade di polvere
lo spolverino tagliato a laser frangia lucente
Si apre e lascia riverberare
l?amuleto eolico di caolino fucsia
L?enigma entra poi nella scogliera
N ell?anfratto resta appesa la cintura
ad intarsio labirintico
(Alberto Mori - Da Fashion - Fara, 2009)
 
 
Scrive Maria Grazia Martina nella prefazione: "L'azione poetica è volta a disarticolare gli slogan e le definizioni delle fogge per iscriverle in uno spartito di note trascritte dal cuore della città, palcoscenico della pubblicità che irrompe nel e dal quotidiano mondo del lavoro, nell'analogia del verso".
Queste poesie possono anche provocare un rigetto se il lettore si aspetta un’intelligibilità razionale. Alberto Mori compone testi sperimentali, come ho detto all'inizio, che passano attraverso i nuovi idiomi mediatici. Dopo i primi versi declaratori, ogni poesia volge verso una visione inedita, spesso gratuita, talvolta anche spaesante, ma sempre efficace sul piano della sorpresa e della denuncia. Poesie queste che contribuiscono a irrobustire il mito moderno degli oggetti (spesso peccaminosi o oltraggiosi) della vita quotidiana, ma nello stesso tempo a condurre tale mito verso una sua possibile "redenzione".
 
 
 
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