Sono due le versioni principali della leggenda di Re Laurino.Secondo la prima versione, sul Catinaccio, nel punto in cui fino a primavera inoltrata è visibile una grande chiazza di neve, raccolta come in una specie di catino, vi era il giardino di rose di Re Laurino. Per questo il Catinaccio è denominato in tedesco Rosengarten, cioè Giardino delle Rose.Re Laurino, oltre a regnare sul popolo dei nani, che estraevano cristalli, argento ed oro dalle viscere delle montagne, possedeva due armi magiche: una cintura che gli trasmetteva una forza pari a quella di dodici uomini ed una cappa, che, se indossata, lo rendeva invisibile.
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La raccolta poetica di Franca Fabbri che reca come titolo Sto consumando l’ultima casa è un tesoro prezioso agli occhi del lettore: restituisce l’immagine vera di una pietas et humanitas da troppo tempo assenti nella società contemporanea. L’umana memoria è debole; a volte gli uomini non vogliono ricordare i grandi dolori per non vedersi sfiorire quelle gioie, già poco durature, che l’esistenza offre. Sono poche le gioie, tante le sofferenze del quotidiano, perché lasciarsi prendere dal dolore?
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Questa leggenda, a parte il posto tanto suggestivo, non si discosta molto da leggende consimili riferite a luoghi di altre latitudini, Meridione compreso. Però al Sud le streghe erano sì temute dalla gente, ma non erano mandate al rogo.
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"Nuvole” di Pietro Boninsegna. Un romanzo la cui scenografia è parte della propria vita, avvolta in 52 frammenti, bozzetti, racconti che ci conducono per mano nel viaggio dei ricordi del cammino di un uomo che dall’alluvione del Polesine (1951) , la sua emigrazione per studio in Toscana, a Castiglion Fiorentino, per ritornare poi ritornare nella sua terra a Caverzere (VE).
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Lasciami, non trattenermi è una raffinata raccolta di poesie di Mario Luzi (1914-2005), curata con eccellente attenzione filologica da Stefano Verdino. Comprende settantuno liriche, composte tra 2002 e il 2005. Una buona parte di queste - affidate dal poeta, per la trascrizione, a Caterina Trombetti - sono già apparse in riviste, giornali o antologie. Ma vi è anche un nutrito gruppo di inediti “assoluti”, “approvati” da Luzi per mezzo di “segni di rilievo e di evidenza d’autore”, che Verdino ha potuto recuperare nelle agende vergate dallo scrittore fiorentino durante i due anni finali della sua vita. Dattiloscritti o autografi, quindi, di estremo valore letterario e storico
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Quest'opera si apre con un esergo di Eugenio De Signoribus che si conclude con questo verso: «l'affannata mente non ha tana…» e credo che Lanfranchi voglia da subito offrirci una chiave di lettura dei suoi versi. La prima parte della raccolta dà il nome al libro e si apre con la sezione “Ariette e vociverse” dedicata al padre Arnaldo: «Torna, quando puoi, tra queste stanze / Se ti sarà concesso: trova spazio dentro la notte / Tra le mie carte in-sorte / Trova il tuo varco – fammi contento…» (p. 15). Come si vede la versificazione ha un tono prosastico, ed è frequento l'uso di evidenziare con il trattino i morfemi delle parole per indicare percorsi di senso.
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E come non avrebbe potuto sentire sua l’isola dove, secondo la leggenda, era approdato il capo d’Orfeo, reciso dalle donne di Tracia? Da essa partì in esilio, si dice, per un’altra isola, fatale e fatata, la Sicilia, dalla quale, tuttavia, tornò a quel suo tiaso di allieve e compagne, un’etairìa borghese e insieme trasgressiva. Dall’amore per la sua isola, da Lesbo e Mitilene, inizia la storia dolce e avvolgente che Alfio Siracusano dedica a Saffo, una storia d’amore che peraltro non ha la pretesa di aggiungere nulla di nuovo a quel che dell’icona-Saffo
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Leggere le parole, il pensiero di Marco Panella è sempre interessante, ma nella sua vita non gli è stato mai facile potere spiegare il suo linguaggio i suoi ideali, il suo cammino di libertà , pur essendo un grande comunicatore, per farlo, più volte, è stato costretto alla lotta non violenta dello sciopero della fame.
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Objects raccolta di poesie di Alberto Mori. Nei suoi versi vi è una riflessione che va oltre la parafrasi, per essere intuizione subitanea giustapposta ed estrapolata, un frame.
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E scopri anche che vent’anni hanno scavato come un abisso tra quei tempi e i nostri. Come se quell’essere comunisti di allora fosse evaporato nelle nebbie di un presente incredibilmente privo dei mitici riferimenti di quei tempi: le sezioni in cui discutevi con la passione di chi si sente parte di qualcosa che lo trascendeva, e ti schieravi da una parte o dall’altra perché ti sentivi comunque parte di un progetto, di un’idea; la militanza intesa come completamento etico della tua personalità, e fatta spesso di sacrificio, di dono altruistico di sé; il senso di trovarti, allora, collocato dentro uno snodo della storia.
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Esordisce con siffatte parole Pietro Civitareale nella breve premessa a questo prezioso volume di 128 pagine il cui esplicativo sottotitolo è: Annotazioni critiche sulla poesia dialettale contemporanea ; ma altrettanto vero, asserisce Pietro Civitareale, è che la poesia che conta non è , anzi non di rado
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Quando ho ricevuto il libro che reca il titolo “Poeti Profeti?” sono andato alla ricerca dei nuovi profeti di questo ventunesimo secolo agli esordi. da Il fuoco di Elia Profeta,pag.167). In un nuovo tempo, che è vecchio allo stesso tempo, e ripropone le identiche richieste degli uomini dei tempi passati:Dio alla fine dell’esistenza e l’Ipocrisia per la restante parte della vita in mezzo agli uomini. Creatura silenziosa e insostituibile anela all’immensità del cielo restando legata al ramo del suo albero. Dura è la vita dei poeti perché molta è la vicinanza ai profeti. “Il Verbo” che si realizza nei poeti e nel profeta è una immensa ribellione agli schemi sociali, agli affetti domestici, alla partecipazione quotidiana. Piccolissime voci.
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Giusto all’attenzione di Gualtiero De Santi e di Manuel Cohen debbo la fausta opportunità della conoscenza della Rivista. Franzin evita l’avvitamento della phoné alle corde del canto e alle trappole della nostalgia, rintuzzando gli agguati dell’elegia con inserti di parentetiche e ricorrendo al discorso libero diretto, virgolettato e in caratteri corsivi.
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Felicità cercata, ostentata, vista come empireo metafisico dell’ascesa al potere sociale, economico, politico e culturale. Un’ossessiva ricerca del tanto sognato eldorado per sfuggire alla somatizzazione di un malessere latente, tipico dell’Occidente.
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Esperienza, quella del cambiamento, portatrice di fecondità, ma lastricata di pericoli: il rischio del passaggio da uno stato ad un altro o meglio, come dice il poeta, da una sponda all'altra, non è mai garantito in quanto le insidie del mare sono infinite e la possibilità di essere inghiottiti dagli abissi è sempre in agguato
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