Istinto e Ragione

Mostra Collettiva con gli Artisti: Ernaldo Accordino, Nicola Andreace, Claudia Bertera, Laura Bottaro, Giuseppe Cascella, Antonia Eleonora Cavaleri, Claudia Emanuela Coppola, Gilberto Del Sole, Donato Lotito, Alberto Lovisi, Franco Meloni
a cura di Antonella Iozzo

ACCORDINO
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ANDREACE
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BERTERA
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BOTTARO
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CASCELLA
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L’istinto è una lama ardente che trafigge l’occhio della logica procurando squarci profondi. Entrandovi si è pervasi da una riconoscibile energia che affiora come magma di lucidità irrazionale sulla crosta dell’impeto, un’energia che rincorre le proprie vibrazioni: inizia l’incubo della ragione. Stordimento e dissoluzione divengono improvvisamente abissi e insieme superfici di un oceano nel quale navigano nuove ebbrezze, nuove forme, nuove ricomposizioni. Limiti estremi segnati dalla pulsione creativa  di undici artisti in mostra su Bluarte. Fatale attrazione, magnetica situazione.

Razionalità romantica, fusioni impossibili, astrazioni tangibili svegliano l’istinto in una performance di relazioni interattive inscenate da Lotito con sorprendente autenticità. Scatto, messa a fuoco e intensità cromatica sembrano assorbire le fisonomie del sensibile e mutarsi in un linguaggio che comunica l’evoluzione di uno stato d’animo celato. Legami sospesi, dentro la densità espressiva dell’opera, si evolvono con una fluidità compositiva naturalmente equilibrata e capace di accentuare la componente ritmica, di volteggiare nei sospiri ammalianti della femminilità, di rivelare i più oscuri movimenti che quell’evocazione sensoriale che sembra speranza sfuggita all’inconscio, come per dire passaggio assurdo nel paesaggio della mente.

Improvvisazioni teatrali senza copione, al suo interno le voci dissonanti della tensione emotiva rincorrono l’orizzonte della felicità creativa di Accordino, libertà espressiva affrancata da ogni condizionamento razionale. E’ l’istinto, quindi, a tracciare un’indagine diretta verso i luoghi più oscuri dell’interiorità umana, verso associazioni improbabili, quasi come se volesse individuare una nuova e profonda verità, nella quale l’esistenza ritrovi la ragione o forse, dove la ragione riscopra la metafisica dell’esistenza . E’ un palcoscenico sul quale si collocano, secondo un’armonia intuitiva, visioni di surrealistica memoria, corpi rapiti dalla forma, distorsioni perfette, che navigano nell’istante assoluto, nel primordiale, nei fondali profondi che separano il giorno della ragione dalla notte dell’istinto.

Dentro il mondo della ragione il disagio dell’istinto lacera la membrana della percezione, è un movimento vitale,  un mordace sussulto dell’espressione nel respiro dei sensi di Bottaro  il suo gesto sembra svelare le più celate connessioni che si annidano nella mente. Logico irrazionale o ragione stretta nella morsa dell’istintualità  illuminante? Situazioni apparentemente impossibili, in grado di suscitare interrogativi e smarrimento, sembrano ricomporsi nella pennellata vibrante, nella vastità pittorica sublimata di materia sognante, nell’infinita capacità ideativa dell’artista. Quasi narrazioni visive volteggianti in una dimensione che va al di là del tempo, del corpo del pensiero, del domani negli occhi del vissuto, enigmatiche composizioni galleggianti in un possibile fluttuante mare.

Gelida precisione e rarefatte emozioni danzano senza disegnare e plasmano lo spazio senza apparire, isola d’invisibile fermento dal quale nasce il germe creativo di Bertera. Un agire istintivo cesellato di razionalità insegue regole logiche bagnate di elucubrazioni sintattiche, sono assurde intuizioni che traghettano formule figurative simboliche, illusioni prospettiche, vuoti bordati dal nulla, punti di fuga. Ogni cosa sembra irrompere nel reale, visibile e concreto, con una dilatazione temporale che esclude, all’interno del processo creativo, ogni censura tra  istinto e razionalità. Preludio tangibile a quelle atmosfere da sogno immerse nella nostalgia e nella malinconia  che aprono una terza dimensione: l’introspezione degli enigmi interiori alla luce della ragione.

Nel silenzio della ragione l’istinto gioca con la bellezza, immagina l’immenso e realizza una sinfonia di suoni divorati dalla dolcezza. L’occhio è spinto ai limiti dell’evocazione dove scopre l’estasi dipinta da Del Sole, sensualità cromatica, seduzione del gesto, forma che cerca una ricomposizione attraverso i segnali della memoria, ma si liquefa nella potenza evocativa dell’opera stessa. E’ una pulsazione nitida, vivida, pausata che promana da una selva di intuizioni ingoiate dalla mente. E’ un palpitante istante visivo agitato dal moto sussultorio della ragione e precipitato nelle crepe dell’istinto, diluizioni iridescenti capaci di creare ad ampie configurazioni cromatiche calde e intense, quanto profonde e vitali. Avvolgente significazione artistica protesa fra ragione ed emozione, fra i liquori luminosi di un richiamo al riposo e i succhi cromatici di forme che inebriano l’idea, l’immaginazione.

Ferite dell’istinto, strappi della ragione: è la superficie dell’universo di Cavaleri. Informale espressivo, scuro come la notte, rosso come la passione, vivido come i gialli pacati di una tavolozza cromatica sfumata ma forte e carica, proprio come la vita. Trama impossibile sulla quale si risveglino i ricordi assopiti nei più remoti angoli dell’intimo, contrappunto di logiche deduzioni del pensiero che acquistano tangibilità nella stesura cromatica, nell’equilibrio delle forme, nella ripartizione spaziale. Accordi sequenziali dai quali sembra emergere e soffermarsi sulla soglia una figura, un ritratto, un volto che indica vie sconosciute ma percorribili, sensazioni sospese tra l’apparenza della realtà e la sua materica essenza. Brani di estatica tonalità che lasciano penetrare cadenze musicali accordate con la contemporaneità.

Architetture della mente e primi piani sull’istinto, spazi aperti, simboli e segni. Con Andreace  la fredda ragione, se da un lato crea accostamenti inconsueti, dall’altro genera una bellezza inedita che s’innesca con le presenze metafisiche dei luoghi dello spirito. Uno spartito articolato dove le linee orizzontali e verticali creano ritmi lineari, precisi, ben cadenzati,  una ragnatela di funzionalità e sensibilità, un universo che vive dietro le apparenze. Inevitabile ferita incisa nelle origini della verità, illusione vitale che sorvola l’atroce dubbio posto in primo piano. Evidenza sensoriale, solitudine metafisica, sequenze dentro spazi che diventano camere prospettiche abitate da una logica che tira le file della conoscenza e sfrangia la tensione di empatia tra lo spettatore e l’opera.

Sensibilità umane essenziali e sublimi permeano la materia scultoria di Meloni con onirica e lucida introspezione. Sono soggetti che fungono come veicolo logico di un immaginario ragionato sull’esistenza. Tessuto  carico di vitalità, speranze, paure, distane infinite che convergono nella prospettiva dell’indissolubilità, ogni cosa sembra sprofondare nella terra e mescolarsi ai frammenti di razionalità e al fluido istintivo che scivola dalle mani dell’artista. È un guardare fuori di sé aprendosi alle molteplicità dell’io, è uno scrutare le esperienze che diventano specchio efficace del mondo reale, è una sorta di doppia osservazione che si rende concreto nella visiva consapevolezza, nessuna illusione se non la ragione dell’istinto.

Tratti essenziali e sicuri, materia condensata in potere evocativo, accensione cromatica, pensiero visivo che occhieggia la luna. Coppola lega le emozioni alle scansioni equilibrate della figurazione e apre un arcobaleno di stesure emotive che inspessiscono la forma. I soggetti, di conseguenza, sembrano vivere l’aurea teatrale di una poetica elucubrazione razionale. Sogno, illusione, evocazione, sorvolano il disegno e scavano nella materia di cui è fatta la pittura, per riportare allo scoperto il desiderio di essere Anima nell’animo dello spettatore e non il riflesso del suo istinto perso nella rappresentazione del proprio pensiero. Sono sfumature di accordi sonori e assoli luministici capaci di elevarsi nella fascinazione dell’opera e rivelare l’incanto del sogno nel sonno della ragione.

L’istinto corre sulle ali della musica, la ragione si condensa nel tratto espressivo di Lovisi e le vibrazioni dell’anima danzano nell’aria e nella luce grazie ad una pennellata che da forma alla percezione visiva del suono. Sono opere scandite da una trepida propensione per ciò che, nel carattere dell’umano, è legato alla musicalità. Un’improvvisazione jazzistica giocata sui toni del bianco e del nero, un’indagine artistica volta alla costruzione di una realtà vissuta nel substrato dell’istinto, delle emozioni, del sensibile. Sentimenti resi tangibili con la  forza del  rosso, unica accensione cromatica, cadenza iconografica che scivola inconsciamente come essenza che recupera il valore dell’istante,  con tutta la forza della passione, rivolo di una trama sottile  riassunta dall’impulso creativo in gestualità melodica su tela.

Figurazione sospesa fra istinto e ragione, istante voluto ed espresso al massimo della sua pienezza da Cascella. Precisione lenticolare, pennellata morbida, sensazione indefinita di una reminiscenza del passato, sono presenze costanti di una spiritualità  capace di  racchiudere l’ideale nei versi dell’eterno. Una pittura, la sua, che evoca l’istinto bordandolo con lucida introspezione, simpatetico sentire che diviene emblema di speranza nello sguardo pacato e intenso de “Il santo”, ma anche distensione emotiva, vissuto presente che si ferma su tela, profondità silenziosa traspirante la voce della natura. Ogni cosa nella rappresentazione, luce, spazio, sfumature, conduce all’Essere, una poesia del visibile che svela la sua fascinazione e catalizza il fuggevole nell’alba dei nostri desideri.

Improvvisamente su Bluarte rimandi di suoni, incoerenza visiva, pensiero inconscio, nasce  l’algebrico sussurro tra l’occhio della ragione e  la memoria dell’istinto.

  di Antonella Iozzo © Produzione riservata
                (7/12/2010)

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