Orangerie le Ninfe di Monet

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Orangerie le Ninfe di Monet
L’intero piano terra è dedicato alla collezione delle Ninfee  in due stanze ovali
dove sono esposte otto tavole  che ricoprono interamente le pareti delle stanze

di Antonella Iozzo 

ParigiMonet_Bluarte_ByLuongo_19052011_Parigi – Claude Monet, il brivido della luce che passa, la poesia inebriante del fuggevole. Una rivoluzione che tocca l’estesi con il ciclo delle Ninfe installate nelle sale del museo dell’Orangerie in Place de la Concorde a Parigi.
Nel 2006 dopo un lunghissimo periodo di chiusura dovuto a lavori di restauro -che si protrassero oltre il tempo stabilito a causa del ritrovamento nelle fondamenta dell’edificio di alcuni resti delle mura del Palazzo del Louvre, risalenti ancora all’epoca di Luigi XIII – ha riaperto le porte al pubblico, presentando al meglio le sue due collezioni più importanti: la serie delle Ninfee di Monet e la collezione di Jean Walter e Paul Guillaume, comprendente opere di Cézanne, Matisse, Modigliani, Picasso, Renoir, Rousseau, Sisley, Utrillo solo per citarne alcuni. Collezione regalata dallo stesso Walter nel 1984 allo stato francese con la promessa che non sarebbe mai stata spostata dal Museo .

Il museo dell’Orangerie,  costruito nel 1852 dall’architetto F. Bourgeois e concluso dall’architetto Ludovico Visconti, non nasce come spazio espositivo ma, inizialmente come serra, annessa al più celebre giardino delle Tuilerie, per proteggere durante l’inverno gli agrumi presenti nel parco e successivamente come scuderia e palestra militare.
Nel 1921 divenne sede del Musèe du Luxembourg, museo deputato all’arte moderna assieme al Musèe Jeu de Paume. In questa nuova concezione architettonica Monet, su proposta di G. Clemenceau, decise di installare la grande collezione murale delle Ninfee, sulla quale lavorava fin dal 1914 e la cui presentazione e dono ufficiale ai francesi, era prevista per il 1918. L’apertura, però, slittò al maggio del 1927, a un anno di distanza dalla morte di Monet. Quasi dieci anni per studiare il progetto dell’architetto Lefevre e realizzare l’allestimento.

L’intero piano terra è dedicato alla collezione delle Ninfee, in due stanze ovali, dove sono esposte otto tavole che ricoprono interamente le pareti delle stanze, mentre  il piano interrato alla collezione di Jean Walter e Paul Guillaume.

La nuova concezione spaziale è permeata dalla luce e linee sinuose ed essenziali avvolgono e coinvolgono lo spettatore letteralmente immerso, attraverso queste straordinarie visioni, nel giardino-laboratorio di Giverny, è qui che le ninfee sono state concepite.
Paradiso terrestre dove Monet aveva creato un bacino artificiale, un idillio di natura e sensazioni, d’ispirazione artistica e sentimento da cui sono nate più di trecento opere, una quarantina di grandi dimensioni come quelle presentate all’Orangerie.

ParigiMonet__BluarteByLuongo__19052011La profondità di un attimo rapito all’immenso, il respiro luminoso di una tecnica sublime, il lampo espressivo che dal giardino si ferma su tela. Ecco allora che il dipinto diviene eco del giardino e viceversa, fusione estetica con un luogo che ancora oggi ha la capacità di poter cambiare d’aspetto durante le ore della giornata e con l’alternarsi delle stagioni.

Monet, il tempo che passa, l’inafferrabile, e sulla tela il miracolo prende forma: luce sottoforma di bagliori, ombre leggermente colorate, nuvole, riflessi. Una vera e propria sinfonia, dove la natura convibra con il gesto diafano dell’artista,ed ogni piccolo tocco di pennello rilascia una levissima vaporosità sparsa per l’aria.

Ciò che si prova, quando il nostro occhio sconfina negli oceani di splendori delle ninfee, è una lirica sconvolgente sensazione, è come se oltrepassassimo la dimensione dell’istante e ci trovassimo nelle palpebre della natura.

La forma ovale delle sale è un abbraccio che si protende verso la nostra sensibilità ammaliata dalla luce , la stessa che rende materia il colore e che appiattisce la terza dimensione, sensazione resa ancora più forte dalla mancanza di cornici. Nessun limite, nessun confine, nessun bordo.
La voce della natura si distende, la melodia si amplifica, la timbrica danza in un continuum spaziale e temporale capace di dilagare  nell’ebbrezza infinita di un elegia che circondandoci rilascia l’essenza dell’infinito.

 di Antonella Iozzo © Riproduzione riservata
                  (30.05.2011)

 Immagine. Museo Orangerie le Ninfe di Monet byLuongo 2011

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