Catanzaro - L’intraprendenza dinamica di Chiara Giordano, direttore artistico di "Armonied’Arte Festival", è una distensione armonica di progettualità creativa e competenza tecnica che da forma alle idee e materia alle emozioni: Musica, Arte, Teatro.
Come e quando nasce Armonied’Arte Festival?
Vivo in Calabria manon sono calabrese, e benché osservatrice e protagonista mio malgrado delle problematiche consistenti di questa terra, ne ho colto subito anche il grande fascino e le grandi potenzialità in termini sia culturali che di sviluppo sostenibile. Nell'estate 96', la visita insieme al grande Uto Ughi,di quel " magico " Parco Scolacium , luogo di assoluta suggestione per Storia e valenza monumentale e paesaggistica va ad affiancare il concetto di "Armonia" che coltivo emotivamente ed intellettualmente fin da piccola come sistema psichico ma anche culturale. Sono stati i due elementi che poi , mi hanno condotto al desiderio di portare anche in evidenza queste mie convinzioni e suggestioni; l'attività di spettacolo colto, di performing art ho creduto essere la forma migliore. Dopo alcuni anni di preparazione, relativa soprattutto alla necessità di "convincere " la Soprintendenza del tempo ad aprire le porte dei siti della nostra Storia, nel 2001 la prima edizione.
In che modo viene recepito il Festival dal territorio?
Sia in termini di valutazione percettiva personale che con il supporto di strumenti tecnici di osservazione e valutazione ( relativi alla customer satisfaction , alla partecipazione attiva dei media ecc ) credo corretto affermare che il festival è ormai ben consolidato nel territorio: ha una fidelizzazione consistente e viene ad esso assegnato un valore di diffusa positività sia artistico- culturale che in termini di indotto socio - economico e naturalmente di straordinario strumento di valorizzazione di uno dei luoghi più significativi dell'intera area magno greca e normanno bizantina e quindi di diffusione dell'immagine positiva della Calabria buona che "sa e fa"
Quali idee vorrebbe trasmettere con la sua direzione?
Essenzialmente due : contribuire a diffondere quel concetto di “Armonia " di cui accennavo prima come strumento per contrastare quella Disarmonia dilagante che pervade tutte le umane cosa ; se infatti penso all'Armonia possibile tra uomini di spirito e di cuore, tra gli uomini di ieri , e quindi quella storia raccontata dalla pietre, e gli uomini di oggi e quindi le storie che possono raccontarci gli artisti e gli intellettuali, e ancora alla possibile Armonia tra generi e stili artistici, ecco il titolo del festival, appunto "Armonied'arte", come ideale agorà per ognuno nel segno della Cultura quale processo di emancipazione umana , riscatto da indistinte paludi di miseria ed animalità.
Poi trasmettere un concetto di Cultura come strumento consortile incidente per lo sviluppo reale e quantificabile di un territorio, quindi un‘idea di Cultura come capacità di relazionarsi, di mettersi insieme e creare un Presidio sul territorio tal da poter sviluppare politiche e strategie libere, moderne, finalizzate a creare partecipazione e crescita di ogni anima, di ogni professionista, di ogni uomo di buona volontà o di belle capacità.
La creatività può sfumare le tinte forti che spesso caratterizzano la fase gestionale e organizzativa di un Festival?
Tinte forti, fortissime direi ! E direi anche che solo una certa spinta di creatività per perseguire un ‘ideale superiore appunto di Armonia e di Bellezza riesce a rendere sopportabili le oggettive e complesse difficoltà proprie dell’abito gestionale organizzativo, dalle problematiche burocratiche organizzative in primis a quelle di carattere tecnico. Poi si pensa a quel silenzio incantato del Parco, alle sue ombre notturne, mi verrebbe di dire un po’ retoricamente all’alito degli dei che ci arriva puntuale con quella brezza verso il mare, insieme poi alla voce della musica, della danza, della parola e allora ti emozioni, e vai avanti, combatti e speri di vincere.
È cambiato il pubblico del Festival nel corso degli anni?
In realtà più che cambiato si è incrementato . Da una parte si è consolidato e fidelizzato il pubblico di target borghese e di età medio alta, dall’altra si ampliata la fetta di pubblico giovane e di diversa provenienza sia territoriale che culturale. In particolare il pubblico “turistico “, anche grazie a cartelloni sempre più altisonanti e maggiore presenza sui media, è significativamente aumentato. Il pubblico poi, esprime generalmente ampi consensi e talora anche utili suggerimenti. Peraltro il management del festival utilizza sistemi avanzati di monitoraggio dell’utenza afferibili alla cosiddetta customer satisfaction.
Nel cartellone 2011 nomi eccellenti come Zubin Mehta e Wynton Marsalis, che si esibirà insieme alla Lincoln Center Orchestra di New York. Un Festival sotto il segno della qualità per valorizzare, richiamare, crescere ….
Soprattutto direi “alimentare” le potenzialità di questa terra, le istanze di sviluppo dei suoi abitanti, e quel confronto internazionale che un mondo globalizzato richiede per contestualmente circuitare una collettività e curare ogni individualità
Come si sviluppa la collaborazione con il Festival di Ravenna e di Ravello?
Essenzialmente è un’idea ispirata alla suggestione di appartenere come territori, con connotazioni pur diverse, a qual fascinoso mediterraneo di secolare storia e ricchezza culturale ; d’altra parte appare utile, in mondo sempre più difficile per la Cultura, insieme opportunità ed esperienze, a prescindere dalle identità diverse dei tre festival che tuttavia, in un alto standard artistico e organizzativo, trivano la possibilità di dialogare, ecco quindi un percorso con condivisioni sul piano della distribuzione e della comunicazione e, ci auguriamo, su quello della produzione e del fund raising.
Musica di alta qualità e spettacoli di prestigio nel Parco Archeologico Scolacium di Roccelletta. Perché questa scelta?
La qualità è condizione essenziale perché i processi finalizzati alla crescita culturale e all’Armonia come concetto esistenziale siano coerenti e fruttuosi. Quanto al prestigio dei nomi e dei repertori in cartellone va evidenziato che ho voluto affiancare a questi, necessari sia per un’opportunità di fruizione di altissimo profilo artistico, che per la valenza mediatica necessaria ad evidenziare all’attenzione nazionale ed internazionale la terra di Calabria, una sezione per le risorse locali, pur di qualità ma in fase di crescita . Ciò per offrire ai giovani e agli artisti calabresi in sede uno stimolo ed un’opportunità di qualità e concretamente contribuire alla loro valorizzazione.
Memorie archeologiche che rivivono attraverso la voce contemporanea della cultura?
La voce del passato vive ineludibilmente in ogni voce pregnante contemporanea e la Cultura del presente è sempre una risultante, una sintesi. Averne anche una contezza visiva e contestuale come può essere realizzare espressioni artistiche in luoghi dichiaratamente testimoni di storia e vicende culturali è però un forte valore aggiunto in termini di suggestione psichica e consapevolezza identitaria
Molti eventi collaterali, che coinvolgono anche le realtà locali, formano il corollario del Festival, ci vuole presentare brevemente questa iniziativa?
Tengo molto a ciò, ma non mi riferisco solo alla sezione Calabria del cartellone, di cui appunto dicevo poc’anzi, e che comunque coinvolge artisti e professionisti di valore e belle realtà come, tra gli altri, l’Università Magna Grecia di Catanzaro , il Conservatorio di Musica di Reggio Calabria, la Fondazione Scoppa, le Scuole civiche di Teatro di Catanzaro. Gli eventi collaterali si sostanziano in una serie di attività a supporto dell’offerta spettacolistica e che vorrebbero valorizzare da una parte la stessa in termini di ottimizzazione della fruizione e di opportunità per i giovani, e dall’altra valorizzare le risorse socio economiche del territorio. E quindi : visite guidate al Parco Scolacium, visite al back stage, degustazioni, dopo festival. In particolare quest’ultimo sarà una sorta di invito a visitare i borghi che afferiscono al territorio di Scolacium ( Borgia e l ‘attuale Squillace ) dove si svolgeranno altri momenti di intrattenimento.
In “Armonie d’arte” la Bellezza cosa rappresenta?
La musa ispiratrice e l’ideale da perseguire
Il senso della Bellezza muta nel tempo ma il suo valore può rimanere inalterato?
Credo che la Bellezza, come appagamento del senso innato di armonia ( o di disarmonia consapevole e armonicamente articolata ), sia nello stesso tempo una necessità psichica e un obbligato anelito culturale, quindi sostanzialmente inalterabile e ineludibile
L’ambizione è necessaria?
Sì, quella sana che consente di autoalimentarsi anche quando gli elementi demotivizzanti esterni imperversano
Dove risiede l’armonia del successo?
Nella capacità di mantenersi lucidi. Equilibrare i rapporti, riconoscere le priorità, evitare in generale gli eccessi. Questi meglio lasciarli ad ambiti strettamente personali e riservati come fonte e stimolo di creatività ed emotività vitale
L’emozione più grande che nel corso degli anni il festival le ha donato?
L’emozione positiva è una e sempre la stessa : vedere la gente felice nel Parco ad Armonie d’arte
Il sogno che si porta dentro?
Due sogni : spiritualmente riuscire a fare di Armonie d’arte qualcosa che sin d’ora le persone che lo incontrano se lo portino dentro come un momento di vissuta ricchezza; e manegerialmente creare una struttura culturale autonoma da me , che sopravviva al mio apporto intellettuale ed operativa.
Progetti futuri
Naturalmente i miei sogni. E infine, vorrei dirlo, continuare a suonare il pianoforte che è stata ed è il mio primo desiderio di espressione e, forse, la cosa sento di far meglio.
Il Festival in tre aggettivi
Armonico, buono, difficile
di Antonella Iozzo © Riproduzione riservata
(28/06/2011)
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