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Porrari e Carino la rinascita di una vita

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L'ANGELO BOREALE


Francesca Porrari e ad Antonio Carino

Autori del romanzo “L’angelo boreale” ( ed.Albatros Il Filo, 2010)
la straordinaria storia di un non vedente e la rinascita di una vita, ci rilasciano un’intervista




Francesca Porrari

Porrari_FrancescaPerché il romanzo “L’angelo boreale”?
Perché avevo una forte esigenza di esprimermi e di essere “riconosciuta” nelle azioni che compivo nel quotidiano.


Quale è stata l’impressione della prima visita?
E quella che racconto nel libro: Antonio era molto isolato, con pochi stimoli adeguati alla situazione. Era un caso molto complesso  e nonostante la mia la fiducia e la mia convinzione, realisticamente parlando raggiungere qualche traguardo positivo sarebbe stato difficilissimo. 

Il  servizio sociale ha una visione reale del territorio o si muove con la burocrazia ?

Credo che il servizio sociale istituzionale, ancora poco presente nella nostra realtà, conosca bene il territorio ma abbia pochi strumenti d’intervento e spesso, non occupando ruoli di responsabilità sia usato male dai dirigenti dei servizi. 

Cosa ha significato vivere in Alta Irpinia. Cosa significa viverci oggi?
Non so bene  cosa significhi viverci oggi,dal momento che ho scelto di vivere altrove, anche se  sento un forte legame con la mia terra.
Allora ha significato impegno, relazioni autentiche, identità ed anche molta sofferenza, anzi fatica quotidiana.

In Irpinia l’assistenza sociale vuol dire anche informazione e  promozione ?

Il Servizio sociale di cui ho fatto parte è stata un’esperienza di punta negli anni ’80 e ’90. Ha poi registrato un’inevitabile battuta di arresto, ma in quegli anni ha rappresentato un modello di intervento cui ispirarsi per promuovere la realtà sociale, coinvolgere gli altri servizi, istituzionali e non, e interrogarsi veramente sulle esigenze e le possibilità delle persone a partire dai più svantaggiati.

Quanto influiva, quanto influisce la politica nel servizio sociale ?
La politica disegna il tipo di servizio sociale che poi si attua e spesso  tiene relegato il servizio ad un ruolo di subalternità che non dovrebbe assolutamente avere. Personalmente credo nella modalità di approccio del servizio sociale. Oggi c’è un estremo bisogno di restituire e consolidare nella persona la dimensione sociale per raggiungere traguardi, mete, sogni, per cambiare la realtà e vivere in modo sano le relazioni senza sentirsi necessariamente malati di qualcosa  e dunque da “curare” nella solitudine di un rapporto terapeutico.

La società ha grande difficoltà ad accettare i diversi, secondo la sua personale esperienza , la società è più matura ?

La società ha ancora grandi difficoltà ad accettare la diversità, la trovo peggiorata da questo punto di vista.

Ogni persona ha una sua storia, un insieme,  che troppo spesso l’egoismo-  gl’ignoranza calpesta, isolando la persona. E’ difficile riconoscere chi ci è vicino?
E’ difficile riconoscere i nostri limiti e la nostra fragilità di persone.

Francesca Porrari a vent’anni. Oggi chi è Francesca ?
Difficilissimo dirlo, forse una donna più saggia e meno sola.


Non è mai facile fare uscire quello che si ha dentro. Francesca ci racconterà  ancora delle piaghe di questa società?
Scrivere è stata una avventura straordinaria,  un episodio piacevole della mia vita che ho vissuto al limite del gioco. Non saprei davvero se posso farlo ancora…

Antonio Carino

Carino_AntonioPerché il romanzo “L’angelo boreale”?
  Perché  la presenza di Fanny (Francesca) nella mia vita e stata come un piccolo angelo che con le sue apparizioni e con una forza  incredibile emotiva è riuscita a farmi  uscire dall’interiorità della mia tana 

Quale è stata l’impressione della prima visita
Il primo incontro e stato positivo ma allo stesso tempo traumatico perché  la sua curiosità mi stimolava a nuovi orizzonti  ma portava anche la paura dell’ignoto. Le sue  proposte di studio sulla mia autonomia e i mezzi che la tecnologia metteva a disposizione erano qualcosa di  dirompente, di traumatico, ma stimolante.

 Un’ assistenza sporadica, senso di abbandono, diversamente avresti avuto la forza di andare avanti ?
I   servizi sociali sono scadenti e molte volte legati alla politica e alla   burocrazia. L’incontro con la dolce  Fanny   è stato un caso fortuito. Era da quasi dieci anni che vivevo  isolato dal mondo . 

Cosa ha significato vivere in Alta Irpinia. Cosa significa viverci oggi?
Nel 1986 la mia zona era quasi isolata, la strada era dissestata e priva del manto di asfalto. Oggi ci sono strade, c’è la rete idrica e quella telefonica. L’Irpinia dagli anni ottanta  ad oggi è migliorata  molto,  ma c’è molto da fare , soprattutto nel sociale e nella politica.  
 

Quale persona non vedente  eri informato sui servizi, sui diritti ? Oggi come è cambiata la tua informazione?
No, nessuna informazione. Oggi  c’è maggiore informazione e l’Unione Ciechi è maggiormente presente. 

Nel libro c’è un curioso passaggio sull’interesse della politica al tuo voto.
Si, ricordo che all’epoca  i “politici” si accorsero della mia presenza solo dopo il titolo di studio.  Prima ero un semplice numero nel mondo dei viventi. 

Poi, il  lavoro presso l’Ospedale di Bisaccia (AV), e  la delusione di un collega che non accetta la tua presenza. Quale è stato  il tuo  stato d’animo?
Ero felice, il  morale era alle stelle, presto, però, si affacciò la delusione. Lavoravo alla consolle del centralino telefonico, un pannello obsoleto che sicuramente veniva da qualche caserma della  seconda guerra mondiale,  ero, quindi, costretto a lavorare con non poche difficoltà. Come se non bastasse  ad un collega -  indigeno - , selvaggio, la presenza di un disabile  provocò quindici giorni di malattia. La considerai una comica. Mi rimboccai le maniche e con l’aiuto di Donato , Franco ed altri dopo un mese ero padrone del mio posto di lavoro.

Il tuo percosso di vita è straordinario. E’ bellissimo il regalo della gioia che hai donato a  Francesca << Tu sei già madre perché a me hai dato una nuova vita>>.

A Francesca dovevo molto. Sentivo il suo dolore  per la perdita della prima gravidanza e feci di tutto per stargli vicino. Cercai di farle capire la bellezza della vita, anche se quella  prima esperienza di madre era negativa. Come si era affacciata a me, così in lei  germoglierà nuova vita. 

Poi, la laurea, impegni nel sociale ( associazione UIC), chi è oggi Antonio Carino?
Oggi dopo tante battaglie la cultura mi ha  proiettato nel sociale. L'informatica è l’oblò che mi permette di stare in contatto con tutto il mondo: cerco  di dare consigli ai meno fortunati, li stimolo ad avere fiducia, a non isolarsi ed a fare uso  della tecnologia.

Antonio, il vostro libro è una meravigliosa testimonianza di vita. In futuro c’è la possibilità di leggere ancora le tue emozioni?
Sicuramente non finisce qui, la voglia di scrivere  è  tanta.  

 



 di Michele Luongo © Produzione riservata
   

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L’ angelo boreale
di Francesca Porrari e Antonio Carino
Ed. Albatros Il Filo – Roma, 2010
Pag. 60 Euro 12,00
ISBN 978-88-56-71894-2