Verità suscitata dall’Arte, splendida fiamma capace di sedurre e soggiacere nella libido della coscienza
Apparenze coscienti, nuvole di magma pulsionale, rappresentazioni dietro le quali si cela l’intuizione
a cura di Antonella Iozzo
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Possibili transiti nell’impossibile mutante rivelato da Vito Giarrizzo. Un mondo in codice dove il soffio del tempo spira sull’anima, mentre sulla soglia dell’invisibile alchimie di emozioni e sentimenti congelano l’attimo e ne dipingono l’evoluzione. Mondi nascosti nell’archeologia del futuro germogliano presagi primordiali evocanti energia, spasmi e contrazioni sfumate da Giarrizzo con grande intensità espressiva tra cosmo e terra. Cielo, immensità ed infinito interagiscono, quindi, con la tensione esistenziale e nello spazio del dipinto inizia un viaggio simbolico e arcaico: l’universo freme. Eterne istanze proiettano la loro ombra sul momento in divenire, mentre sorgono interrogativi sulle vette della ragione. Ardui enigmi aggrovigliano il pensiero che avvolge ogni cosa in un’atmosfera metafisica, surreale, estraniante, mentre tutte le possibili confluenze e i riferimenti ipotetici si fissano nella pittura. Sono situazioni da analizzare sempre più in profondità, procedendo dall’apparenza fino a giungere alla compatta essenza interiore, realtà ultima portata alla luce da un’inesauribile riserva d’immagini nascoste nel subconscio dell’artista. Verità suscitata dall’Arte, splendida fiamma capace di sedurre e soggiacere nella libido della coscienza, anima risucchiata dal dolore, dalla solitudine, dall’io perso fra il mistero dell’Essere. Nuove creazioni, quelle di Giarrizzo, in cui la vita resta come intrappolata e il mondo consolidato. Luoghi dove trova spazio il sublime metafisico di un universo che è pura apparenza o estatica insensatezza? Domande equidistanti dall’impetuosa forza infinita che lo anima e dall’inebriante sensazione di potenza dentro al quale sprofonda. Immagini capaci di emergere dall’ispirazione come costellazioni di emozioni soggettive aggrappate al riflesso dell’oggettivo. L’opera di Giarrizzo non appare tradizionalmente saldata dentro un armonioso e trasparente perimetro narrativo, non è incentrata sulla pura descrizione, ma è vertigine, presentimento, mutamento, è incertezza, dubbio, onirica visione e metafisica evasione, tutto racchiuso dentro forme di assoluta brevità, quasi spazi in orbita, quasi folgorazioni istantanee capaci di sfiorare le soglie del silenzio, quasi eclissi di luna, splendido astro che rinasce sulla crosta dell’ispirazione. Lo stato d’animo dell’artista sembra frangersi nei diversi oggetti, appare contraddittorio, ma al tempo stesso sublimato, i sensi ne avvertono la sottile cadenza e, attraverso la forza della tessitura cromatica, toccano l’estremo del possibile, mentre la malinconia appare come bandita dall’immagine. Pensieri sparsi su deserti infiniti, come trasfigurazioni oniriche di paesaggi interiori, rivelano vastità prospettiche entro cui risiedono elementi iconici, ai margini, invece, la memoria ed il ricordo, o meglio, ciò che l’occhio vede e ciò che la mente rammenta, stabiliscono corrispondenze tra il passato e le nuove albe che irradiano il percorso verso la ricerca di valori e verità interiori. Tensione vitale e statica presenza, bellezza struggente e dolcezza drammatica, dualità delle pulsioni umane che regnano in un’atmosfera di pura poesia come l’essenza totale dell’opera di Giarrizzo. La sua sembra essere un’indagine diretta verso l’inconscio, verso i luoghi più oscuri dell’interiorità, un’indagine finalizzata a trovare una nuova e profonda ragion d’essere. Ricerca che approda nel primordiale come nell’istante infinitamente presente della nostra società. Evocazioni dell’ispirazione, sospensioni oniriche, riflessi, desideri e speranze fuggite dall’olocausto della mente, in una notte di agire istintivo e irrazionale, cullano il mondo nella sua inconscia nostalgia arcaica, un mondo la cui storia e la cui dimora non sono di nessun tempo, solo vibrazione sonora che implode nel vuoto dell’universo. Il sentire estetico di Giarrizzo ne traccia il movimento e sotto la superficie pittorica, s’intravedono nuovi percorsi emozionali e nuove modalità espressive, sono caratteri strutturali dell’immaginario che improvvisamente pulsano d’esistenziale. Risveglio ai confini del mondo, anima che tende a recuperare il valore del momento, frammento, cellula in grado di fendere l’irrimediabile malinconia del disincanto e rendere nudo l’inesprimibile, verità racchiusa nel suo intrinseco mistero. Sconvolgimento sospeso tra la luce di un’allusiva eternità e la sua finitezza, che continua a spingere l’artista alla continua creazione di nuovi sensi, di nuove e più alte mete. Più in là, verso la labile luce del crepuscolo, la lucida coscienza di una plurisecolare evoluzione, inizia inesorabilmente a sgretolarsi, gli equilibri divengono instabili, vacillano in un coagulo di fermenti che portano in sé tutti i sussulti e le vertigini dell’umana realtà; cellula germinale dalla quale l’artista trae nuova linfa, nuova creatività.
Curriculum
Con altri giovani artisti spezzini ( Pietro Bellani, Andrea Michi, Francesco Martera, e Francesco Vaccarone ) fonda alla fine degli anni ’50, il gruppo giovanile culturale e artistico “ Lionello Venturi “ e comincia a partecipare a mostre collettive a La Spezia e Sarzana. Nel 1960 si iscrive all’Università degli Studi di Firenze dove, nel 1970 consegue la Laurea in Architettura . In questo periodo, oltre a vedere e studiare le opere dei grandi maestri del passato, custodite a Firenze, studia i movimenti e i maggiori maestri del ‘900, acquisisce inoltre le conoscenze tecniche, teoriche e pratiche, del fare architettura, con la guida di docenti come A. Libera, L. Quaroni, L. Benevolo, L. Savioli e Leonardo Ricci . Nel ’68 quest’ultimo lo indirizza nella ricerca e nella sperimentazione del visual design incoraggiandolo a sperimentare per un lungo periodo l’ “action painting” e l’informale. Stretto è il connubio tra la sua professione di Architetto e la veste di Pittore ed è anzi il suo lavoro che lo conduce attraverso diverse ed importanti esperienze in Italia e all’estero : i soggiorni in America Latina, Africa, Medio ed Estremo Oriente hanno influenzato profondamente la sua visione artistica. Affiancando la professione di Architetto al “mestiere” di Pittore, espone dal 1961 ad oggi, in molteplici gallerie italiane e dell’America Latina.Dal 2005 si dedica esclusivamente al lavoro di Pittore, svolgendo la sua attività prevalentemente a Bologna, dove vive. Vito Giarrizzo di Antonella Iozzo©Produzione riservata |
















VITO GIARRIZZO nasce a 























