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La concubina di Anmei Pang

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“La quarta concubina” di Anmei Pang

Una riunione generale di tutti i superstiti della grande famiglia
in un clima di assoluto formalismo di stampo tradizionale
viene organizzata e quasi imposta dal più influente personaggio della famiglia

 


 

La_quarta_concubinaPerché la presentazione di questo libro a Pieve di Cadore? Quali legami ci sono tra l’autrice, Anmei Pang, cinese da cinquant’anni naturalizzata americana, l’editore Ennio Pastorino, Pietro Boninsegna e la moglie Anna Maria Lorenzoni, che da più di trent’anni passano le loro vacanze a Pieve di Cadore e che hanno chiesto all’Amministrazione di promuovere questo incontro?

Pietro Boninsegna, autore di due libri di memorie dedicati agli anni trascorsi in un collegio a Castiglion Fiorentino, per essere certo che fosse esatto quanto  aveva scritto in un capitolo dedicato al grande pianista Arturo Benedetti Michelangeli, che a Castiglion Fiorentino aveva tenuto dei corsi estivi di alta specializzazione aperti a studenti di tutto il mondo, fu indirizzato da vecchi amici castiglionesi a mettersi in contatto con il professore di conservatorio Ennio Pastorino, che di Michelangeli era stato allievo assieme alla moglie Anli Pang sorella dell’autrice. L’incontro con i due pianisti, in un pomeriggio estivo dell’estate 2007, fu l’inizio per i coniugi Boninsegna di una nuova profonda amicizia.

Durante una visita fatta nell’estate 2009 ad Ennio Pastorino e a sua moglie, Anli, quasi con ritrosia,  chiese ad Anna Maria Lorenzoni se fosse disponibile a leggere una lunga storia, riguardante le vicende  della sua famiglia, che sua sorella Anmei aveva scritto. In questo modo del tutto casuale la Lorenzoni si trovò a fare, senza averlo mai fatto prima, il lavoro di curatore del libro. Il compito più difficile fu quello di mettersi in comunicazione con l’autrice, che vive a New York, quando, nel corso della lettura, trovava passi che non erano chiari o che le sembravano non del tutto conformi a quanto scritto nel testo originale inglese, consegnatole insieme alla traduzione. I contatti sono stati fatti attraverso una serie infinita di e-mail ai Pastorino-Pang, che telefonavano all’autrice le correzioni proposte e che, ricevuti gli opportuni chiarimenti, ritrasmettevano il tutto.

Il libro si divide in tre parti, la prima di 38 capitoli, la seconda di 46, ed un epilogo di 6.  
Nella prima parte si narrano le vicende della famiglia patriarcale Chi a Shanghai, dall’inizio del secolo scorso, quando al sessantenne capofamiglia Padre Chi è portata in dono una fanciulla di soli 15 anni, Quing Shui, fino al momento in cui cadrà la vecchia società imperiale. L’autrice  descrive costumi, curiosità, comportamenti tipici sia delle usanze popolari che della cultura elitaria. Sullo sfondo le guerre scatenate da Giappone ed Europa per sete di appropriazione  e quella civile tra Mao Zedong e Chiang Kai Shek.

Nella seconda parte, dopo la parentesi nella penisola di Gaolong, si seguono le vicende di Chi Shing, figlio di Padre Chi e di Quing Shui, la quarta concubina, nel suo trasferimento nella “grande America”. Vengono delineati avvenimenti di volta in volta tragici o esilaranti, con meticolosa aderenza alla realtà vissuta giorno per giorno in un mondo nuovissimo che non ha niente in comune con chi è stato educato nell’antica Cina.

Nell’epilogo l’autrice descrive la chiusura dell’epopea. Una riunione generale di tutti i superstiti della grande famiglia, in un clima di assoluto formalismo di stampo tradizionale, viene organizzata e quasi imposta dal più influente personaggio della famiglia, Yu Xia, la terza figlia di padre Chi e della sua prima moglie, sposata in seconde nozze al potente Gao Si.

Tutti i superstiti della famiglia, tre generazioni, si ritrovano riuniti in un clima da antica atmosfera imperiale che incombe come un fantasma del passato, accettato con riluttanza dalla seconda generazione e quasi irriso dalla terza. Questo finale ha tutto l’aspetto di una veglia funebre che vorrebbe far rivivere gerarchie e antichi riti ai quali rimane ancorata solo la nonagenaria Yu Xia con la sua piccola corte di servi: fuori da quella stanza ovattata l’aria dei tempi nuovi è ormai quella che tutti respirano. Ed anche l’antica Cina ormai comincia a respirare quella stessa aria.



di Anna Maria Lorenzoni  
    (03.08.2011)