La sua attenzione va solo al di lei aspetto fisico, che può essere repellente (vecchia e patetica, giovane e macilenta) o appetitoso (gran seno).
Il che ci porta alla prima e forse più interessante parte del libro, una serie di brevi ed estrosi capitoli dedicati appunto a mignotte e casini ma autentici, e ovviamente raccontati in lettere, diari o simili).
Quasi tutti gli scrittori furono assidui di tali istituzioni, a volte con entusiasmo, a volte con imbarazzo, a volte per curiosità (magari con accompagnatrici camuffate), a volte per necessità fisica.
Qui non faccio i nomi, ma Scaraffia non li tace.
Il materiale esaminato arriva alla fine del secolo scorso, ma in realtà l’argomento cessa con la chiusura delle case chiuse (scusate la tautologia), dopo la quale le cose continuarono in modo meno ordinato.
Con la testa ancora immersa nei suoi narratori, complessati o un po’ troppo ansiosamente proclamanti di non esserlo, Scaraffia conclude domandandosi come mai anche nei nostri tempi permissivi la prostituzione «ispiri un oscuro ribrezzo», e il rapporto sesso-denaro continui a causare disagio.
Qui mi frego gli occhi. Ma non vede i media?
La escort non è forse diventata, oggi, un modello da ammirare e se possibile imitare? Altro che «Nouvelle lise des plus jolies femmes de Paris», ghiottamente pubblicato alla macchia nel 1891. Provate a andare su Internet.
di Masolino D'amico
(13.01.2012)
www3.lastampa.it
Le signore della notte.
Storie di prostitute, artisti e scrittori
di Giuseppe Scaraffia
Ed. Mondadori,2011
Pag 284, € 19,00













