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L'amore non esiste

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FILASTROCCA DEL BENE

 

Appare naturale fare il bene

nella speranza di sapersi ascoltare

nel dire – ti voglio bene –

e sentire che il bene di cui ti suona voce

è verità comune e non menzogna atroce.

 

Che il bene riceva soffio ad ogni ora

un poi e un prima esso raccolga,

e un sempre per sempre sia l’aria buona

e pure il freddo dona favori

quando risponde al correre delle stagioni.

 

Sarà bene spiegare che a fare

il bene ci si guadagna tanto

poco più in là però c’è la gramigna

del male che te strigna, t’empaurisce

il bene e il male, più il male, quando

è forte che fa male, il bene

che te lo senti dappertutto dentro e fòri.

 

Per i figlioli, per chi non torna,

per tutta quella gente che non parla,

il bene delle mani tese, delle cascate,

del caldo in macchina d’estate

il bene dei letti dove resta l’odore

il bene, per chi ci crede, della resurrezione.

 

Un bene serve per campare

perché se non lo senti il bene che campi affare

di stato e anche di più,

sto bene che non sai spiegare

che oggi se lo fai sembri coglione.

 

Eppure il bene è umano quanto il male

solo non fa notizia, non gode di attenzione

il bene cedere posto quando serve, piangere un poco,

giocare a nascondino, farsi trovare.

 

Sotto il tappeto il bene non ci dovrebbe stare

e invece a forza di non pensarci,

a forza di non essere sinceri,

di usare la furbizia e la competizione

a forza di mercato e di mercificare

il bene ha salutato, lo si è lasciato andare.

 

Ora io lo ricerco il bene

nelle cose minute

nelle stanze che non pensavo

vi fossero destinate

io lo rivoglio il bene

lo voglio come un diritto

per questo sono tante

le volte che l'ho scritto.

****

I


Se manca, e manca certo, qualcosa manca

l’esito indifferente dell’azione

lanciato per estetica di ribellione,

che manca un po’ di ribellione

urtando il rullare d’un tappeto

che marcia indietro e ci fa marmo.

Al più la spinta manca

alla follia del dopo curva

sotto le vesti al centro

mentre si fa distanza e vicinanza

piazza di chiesa nuova lontananza

 

II

In mezzo al letto come al mare

ci stan due piedi piccoli che dormono

si spostano con logica d’assenza

al battere costante delle imposte

un fiato appena nato scosta nell’ordine dei giorni

un capomastro morto sul dorso dell’inverno

e le mie ali storte s’invecchiano

spellate tanto sulla schiena non le guardo

l’eredità che lascio è solo tempo perché

l’amore non esiste esiste il tempo

poche menzogne un cesto di panni sporchi

la luce accesa di cento notti insonni

a mendicarmi gli occhi ed il coraggio

 

III

 Non è folklore tutta quest’aria di bandiere

illuminate per un po’ sui volti della gente

tra il suono delle trombe di auto scheggiate

apposta coi musi pinti di tempera italiana.

 

Anche noi esultiamo, Riccardo, mentre

nel buio concesso all’iride ti cullo che

t’addormenti e proprio non pesa stanotte

la gioia della festa e non disturba

 

 

 

"l’eredità che lascio è solo tempo perché / l’amore non esiste esiste il tempo": un approccio realistico intriso di una amorevole disullusione che porta comunque  a giocarsi nello spazio che la storia ci dà. Belli gli endecassillabi sparsi con discrezione in questi versi a ricordarci che la poesia non può vivere senza musica  e senza il suono equilibrato delle lettere che può sorprenderci con arsi inattese e metafore nuove come "quest'aria di bandiere".

di Alessandro Seri
Fonte:  http://farapoesia.blogspot.com