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Padiglione Italia un flop...

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Biennale d’Arte 2011 a Venezia: il punto di vista di Cesare Viel

I promossi e i bocciati dell’evento artistico della Laguna.

Dai padiglioni italiani, a quelli russi, inglesi e spagnoli. Vittorsio Sgarbi è un flop

Monika_Sosnowska_venezia_2011

 

Venezia - Dirò subito due o tre cose che mi hanno lasciato perplesso di questa cinquanta quattresima edizione della Biennale di Venezia Illuminazioni, diretta quest'anno da Bice Curiger: non ho gradito la proposta di mettere tre grandi tele di Jacopo Tintoretto nel Padiglione centrale per creare - come afferma la curatrice svizzera - incontri inaspettati tra opere e artisti provenienti da orizzonti culturali diversi.   

Non ho sentito il bisogno di rivedere duemila piccioni impagliati di Maurizio Cattelan, sparsi qua e là sempre nel padiglione centrale, come già aveva fatto in misura minore (erano solo duecento) in una Biennale del 1997.  La differenza tra le due edizioni dei piccioni ci viene spiegata così: Un commento al'’incretinimento artistico o al crescente numero di visitatori umani?.

Stendiamo poi un pietoso velo sul padiglione italiano curato da Vittorio Sgarbi: una voluta accozzaglia senza senso se non quello di farti subire ancora una volta il solito scontato caos nel quale è immerso il nostro ex Bel Paese.  Soprattutto risulta imbarazzante che molti intellettuali italiani di rilievo si siano narcisisticamente prestati al gioco.

Continuo a non comprendere, inoltre, la pretenziosa abitudine di alcuni padiglioni nazionali (in primis quello statunitense e quello inglese) di far fare la coda per entrare, e il pubblico che continua a farla.

Mi hanno convinto molto, invece, il para-padiglione di Monika Sosnowska nel quale sono ben ambientati la ritmica installazione sonora di Haroon Mirza (l'opera che forse mi ha più colpito di questa Biennale per la sua freschezza, leggerezza, precisione e intensità), e le foto in bianco e nero di David Goldblatt su luoghi e protagonisti di alcuni eventi criminali in Sud Africa.

Interessanti e forti, per le emozioni contrastanti che sanno sinceramente sollevare, il lavoro di Andrei Monastyrski con il gruppo Collective Actions nel padiglione russo, e le videoproiezioni di Ahmed Basiouny –morto durante le dimostrazioni a Il Cairo nel gennaio del 2011- nel padiglione egiziano.

Non male, soprattutto per il pensiero dedicato alla forza neutra del caso più che per la monumentale installazione, il lavoro di Boltanski ospitato nel padiglione francese: mi è piaciuto soprattutto quel sinistro campanello beckettiano che squillava di tanto in tanto interrompendo il meccanico ciclo dell'immensa macchina del caso.

Da segnalare, infine, i padiglioni danese, spagnolo e olandese per il tipo di ricerca prestata alle complesse questioni della relazione, del linguaggio, della deterritorializzazione e della collaborazione sociale, e quello svizzero e tedesco per le installazioni totali rispettivamente di Thomas Hirschhorn e di Christoph Schlingensief.


di Cesare Viel
(08.06.2011)
www.mentelocale.it 


Immagine: Il para-padiglione di Monika Sosnowska alla Biennale di Venezia 2011