Fattoria natura
Un richiamo della montagna, un principio da cui tutto discende

Palermo - “Una regressione felice: dalla metropoli alla terra del padre” - Credo sia vero, almeno in certi casi, che per raggiungere il benessere fisico e morale bisognerà percorrere a ritroso il cammino del nostro volumetrico sviluppo. Compiere, cioè, una regressione feconda, alla ricerca della nostra vera residenza sulla terra. Un paradosso?
Provate a venire da Palermo nel cuore dei monti della Quisquina .Ogni tanto fermatevi ad osservare la natura e proverete la meravigliosa sensazione di attraversare un passato ancora vivente che abbiamo abbandonato troppo in fretta per correre verso le infinite solitudini di metropoli incognite e spietate. Dopo il lago Leone, s’incontra un luogo ameno, incastonato fra le montagne di S. Stefano, Cammarata e Bivona, dove un giovane scultore di talento, Lorenzo Reina, ha vivificato il passato in forma di “fattoria didattica”.
Una vicenda umana, esemplare quella di Reina che s’intreccia con quella di un territorio selvaggio, primordiale dove la terra è fango elementare e ancora si nutre d’acqua purissima e di feci animali.
La storia di Lorenzo è una sorta di cammino a ritroso, una regressione felice che lo ha riportato dalla metropoli alla terra del padre. Si, perché tutto è avvenuto, inaspettatamente, “nel nome del padre” pastore che non voleva morire prima di assicurarsi che i suoi “armala” continuassero a pascolare nei trecento ettari della sua azienda sulla Rocca della Quisquina.
La volontà estrema del padre è stata per Lorenzo una sorta di comandamento, un richiamo della montagna, un principio da cui tutto discende. E da scultore si trasformò in pastore.
A questo padre, duro come il bisogno che lo sovrastava, col quale per decenni non s’erano capiti, bacia la mano sul letto di morte e gliene prende il calco per immortalare una vita di fatica, vissuta all’insegna dei più nobili ideali umanitari da sempre coltivati in queste “terre del socialismo spontaneo” come Engels chiamò queste contrade.
Il pregio di questa operazione culturale e imprenditoriale consiste nell’aver saputo armonizzare un paesaggio bucolico con elementi di una modernità non aggressiva che si fonde col buon gusto e con la tradizione più genuina.
Ma andiamo a visitare la fattoria.
Imbocchiamo l’itinerario denominato“Il ciclo del pane”. Si parte dai “pagliara” e dai “marcati” di pietra e di canne, costruzioni naturalmente coibenti che ospitavano la famiglia e dove ancora si preparano ricotta e formaggi squisiti. Ci fermiamo di fronte a un forno a legna dove le donne della casa impastano e cuociono il pane che esce ridente e odoroso, da mangiare caldo e cunzatu con olio vergine d’oliva. Non mancano le pizze saporose i saporoso biscotti di mandorla. Prodotti confezionati con farina di frumento biologico, macinato nel piccolo mulino aziendale, che vengono offerti in assaggio ai visitatori.
Il percorso “Vieni in somaria”, è dedicato ad una mandria d' asini (una cinquantina) che pascolano liberamente per Rocca Reina. Brucano le aride stoppie e, così, riducono i pericoli d’incendi in montagna.
Il programma prevede un’intera giornata in compagnia di queste famiglie di somari, gioviali e mansueti, che vivono in simbiosi con la natura selvaggia e incontaminata e danno figli all’azienda e latte prezioso per i tanti bambini allergici al latte ovino e bovino.
Somaria, non vuol essere una forma di moderna onolatria (adorazione degli asini) quanto un modo fantasioso e produttivo per riscattare il ruolo di un animale ingiustamente disprezzato che, qui, perfino i bambini possono montare per una ricreante passeggiata, anche terapeutica, fra i boschi immacolati della contigua riserva di monte Cammarata che celano il santuario e la Rocca di Santa Rosalia.Chi sceglie il percorso “Vivi la natura” potrà assistere alla preparazione della ricotta e dei formaggi dentro la capanna e visitare, in stalla o al pascolo, la varietà di capi di bestiame allevati nella fattoria (pecore, capre, bovini, asini, ecc).
L’itinerario comprende la visita al teatro all’aperto, costruito sulla collina più alta, dove d’estate si recitano i classici greci. Di fianco c’è l’orto botanico che raccoglie il meglio del patrimonio di piante ed essenze aromatiche tipiche della zona.
Ancora più indietro nel tempo ci riporta il terzo itinerario dedicato alla creazione artistica. Qui Lorenzo ritorna scultore per insegnare agli studenti in visita l’arte di plasmare la creta e le tecniche scultoree, dal blocco all’opera finita. Tecniche che risalgano ai Sicani che in queste zone hanno lasciato importanti testimonianze della loro arte raffinata.
Infine, un’avvertenza pratica. Venendo in auto, fate attenzione ai mastodontici Tir che hanno invaso le tortuose strade di montagna da quando la Nestlé ha messo le mani sul bacino imbrifero di S. Rosalia. Acqua purissima e abbondante ossia la più grande ricchezza naturale della zona la cui concessione è passata agli svizzeri che per prima cosa hanno quasi raddoppiato il prezzo della bottiglia.
Un affare colossale di cui non si parla nè si scrive. Lorenzo è triste, ma non paga l’acqua perché attinge ad una fonte “segreta”. Povera Sicilia! Bella, mansueta e…privatizzata. Così la vogliono un pugno di uomini avidi e muti che pretendono di rappresentare i siciliani.
Per finire, torniamo un attimo alla fattoria perché merita un cenno una costruzione un po’ eccentrica, emergente da un pianoro quasi lunare, dalla cui sommità si dominano le valli intorno e si possono perfino ammirare il profilo dell’Etna e l’immensità del mare africano. E’ una torre solitaria, a tre livelli, che Lorenzo ha progettato ispirandosi al modello della fortezza ottagonale edificata a Castel del Monte (Puglia) da Federico II.
Un particolare un po’ intrigante che fa di questa torre un luogo arcano che ripropone il mistero del significato esoterico della pianta ottagonale che il Gran Sovrano coltivò nella luce della sua sapienza orientale.
di Agostino Spataro
(04.08.2011)













