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Clair e Bonito Oliva

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Polemica su Cattelan 

 

Jean Clair contro le star dell’arte- ABO: “E’ depresso"





Achille Bonito Oliva,critico d’arte, ormai passa la maggior parte del tempo a difendere opere in comprensibili. Anche dagli attacchi di studiosi autorevoli, come Jean Clair, ex direttore del Museo Picasso e Accademico di Francia. Clair ha appena pubblicato un pamphlet ( che uscirà a novembre in Italia), intitolato “L’inverno della cultura” , dove tra l’altro sostiene che gli eredi di Duchamp, cioè Cattelan,  Hirst, Koons, Murakami e i fratelli Chapman sono artisti privi di mestiere e asserviti alle strategie di marketing. Le loro opere sono” gingilli senza talento”.
Come uscirne? Tornando alle regole classiche, alla figurazione, alla capacità dell’artista di emozionare con temi assoluti e drammatici. Come hanno saputo fare Zoran Music e Lucian Freud, per esempio.

“ L’arte contemporanea è un massaggio al muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva perché la nostra è una società di massa addomesticata dai media. L’Arte ha una funzione energetica”. Così gli risponde Bonito Oliva, che non vuol neanche sentir parlare di “ degenerazione contemporanea”.
Aggiunge il pensatore campano: “ Le critiche di Jean Clair vengono da lontano. Già in altri testi ha lanciato queste invettive. Ma in realtà le sue teorie sono il frutto della sua depressione culturale. La sua è una sfiducia nel futuro. Vede l’arte come una minaccia. Jean Clair ha bisogno di stabilità.
All’arte non chiede più di essere una domanda sul mondo, ma piuttosto una conferma del già dato e del già vissuto”.

Ecco. Ricordiamocene ogni volta che entriamo in un museo di arte contemporanea o visitiamo una mostra zeppa di cosiddette  “installazioni” che sfuggono al nostro comprendonio medio. Pensiamo alle parole di Bonito Oliva. Pensiamo che siamo di fronte non tanto all’opera di furbi cialtroni pompati dai mercati, ma a “ domande sul mondo”.
Rimettiamo in moto il nostro “muscolo atrofizzato” ( della sensibilità collettiva) e soprattutto chiediamoci per quanto ancora i sostenitori dell’Incomprensibile riusciranno ad arrampicarsi sugli specchi insaponati pur di convincere incauti collezionisti ad appassionarsi a quello che, secondo il pensiero di Clair, potrebbe anche stare tranquillamente dentro una discarica.

Bonito Oliva, che non perde occasione per vantarsi di aver dato spazio ai giovani ( si, ma a quali?) accusa il collega di essere in preda a uno stato depressivo che, proiettato all’esterno, diventerebbe una visione apocalittica dell’arte. Inoltre Clair opererebbe scelte “sempre così banali, accademiche” appunto perché “ è soltanto un accademico”.
Come se il semplice non esserlo bastasse per acquisire un’autorevolezza superiore. Come se fosse obbligatorio, per tutti noi, ammirare anche quello che, banalmente, ci ripugna.

      P.BIA
Fonte: Libero
   (09.08.2011)