Bluarte.it

Facebook Twitter Google Bookmarks RSS Feed 

Incontro con Verdi a Parigi

E-mail Stampa PDF

 
Incontro con Verdi a Parigi

Giuseppe_verdiDirò ora come Verdi sia artista nelle sue azioni così come nelle sue opere. Si voglio parlare, perché non è mai inutile mostrare le grandi anime. Il musicista sa amare, i suoi amici l’adorano. Il suo poeta Piave ve lo ha vegliato durante una lunga malattia, con una devozione più che fraterna. Verdì è altrettanto modesto che fiero, queste due grandi virtù camminano insieme, come i due vizi contrari, la servilità e la vanità. Vi ricordate di quei cortigiani di cui parla La Bruyère, i quali vogliono essere schiavi da qualche parte e attingere di che dominare altrove. O di quest’altri, dipinti da Voltaire: costoro

Vonte en poste à Versailles essuyer des mépris
Qu’ils reviennet soudain rendre en oste à Paris.

( Di posta vanno a Versailles a racattare disprezzo 
   Che subito di posta a restituire corrono a Parigi )


Ma Verdi non si dà delle arie né si svilisce. Mai un passo né per procurarsi un amico né per allontanarsi un nemico: egli lo dichiara altamente in una lettera. Il napoletano Pier Agnolo Fiorentino diceva un giorno, credendo di fare un epigramma contro l’autore del “Trovatore”: << Meyerbeer viene lui stesso da me a raccomandarmi  le sue opere, mentre Verdi non s’è mai degnato di farmi dire una parola>>.

Se dunque il nostro maestro è ufficiale della Legione d’Onore e cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro, egli non lo deve che al proprio talento e non ostenta affatto il suo cavalierato. Quando andai a rendergli omaggio a Parigi, dopo i “Vespri”, lo trovai in una semplice camera d’albergo, all’Hotel Violet, ben noto ai commessi viaggiatori.

Vidi un uomo alto, magro, dalla barba brizzolata, dal volto scavato e come tormentato dalla sofferenza e dal lavoro, bruno e castano, con occhi azzurri, chiari e mobilissimi, una bocca priva di sorriso, un atteggiamento a un tempo di noncuranza e di risolutezza. I parlò, in un italiano dall’accento settentrionale, di dramma e di prosodia per più di un’ora nella sua camera, e per mezz’ora ancora alla sua porta, come se io fossi qualcuno ed egli non fosse niente. Uscii di là pieno di concetti.
 
Lo rividi più tardi al Thèàtre Italien, una sera che si apprestava “L’Otello”, durante un intervallo, ma non al centro del foyer, là dove ordinariamente si mettono gli uomini luminosi, ben attorniati dai loro pianeti, a loro volta fiancheggiati dai loro satelliti; ma solo, in disparte, sprofondato nelle sue riflessioni. Gli parlai di Rossini, mi rispose parlando di Shakespeare. Egli non manca  mai a una rappresentazione di “Barbiere” o di simili capolavori.

Se la piccola camera  dell’Hotel Violet indispone alcuni lettori, vi dirò che, alla morte di Cammarano, Verdi fece consegnare quattrocento ducati ( più di 1600 franchi) a titolo di debito alla vedova del librettista.

di Marc Monnier
Dal programma  “Vespri siciliani” – Teatro Regio Parma  - 2010
( 15-10.2010)

Articolo correlato:
Recensione del critico Antonella Iozzo "Vespri Siciliani al Regio"