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L’estate di San Martino

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L’estate di San Martino

L’episodio più leggendario è quello della Cappa




San_MartinoLe stagioni non sono più quelle di una volta: colpa dell’inquinamento che ha modificato il clima. Da sempre anche le “storie” e i loro protagonisti  han no contribuito a complicare ( e arricchire) la nostra percezione del tempo, come nel caso della Festa di San Martino di Tours, in calendario l’11 novembre .
Immaginato e atteso come un mese di cattivo tempo, in realtà “ ospita” secondo la tradizione un breve periodo di tre giorni durante i quali torna il sereno. Mito, tradizione e storia, leggenda e nostalgia.  Andiamo con ordine: anticamente l’11 novembre si celebrava il capodanno celtico o Samuin, una decina di giorni di festa alla fine della quale tutte le attività riprendevano; un momento per inaugurare la stagione fredda e preludio alla rinascita della terra che ricomincia il suo ciclo.

Nella tradizione cristiana il culto  del santo cavaliere sostituisce quello pagano, conservandone il significato: la vittoria sul buio degli inferi, sulla morte invernale, garanzia del rinnovamento della natura. Martino fu il Santo, nel Medioevo, più popolare dell’Occidente, soprattutto in Francia, dove più di cinquecento borghi portano il suo nome. Patrono della Monarchia francese, che ne custodì la  mantella o Cappa, diventata Pallio nazionale, nella Cappella reale: il luogo prende il nome da ciò che si trovava al suo interno e non viceversa! Patrono di tutti e per tutto : di re, soldati e cavalieri, di viaggiatori, osti e albergatori che la sua festa arricchiva, di vignaioli e vendemmiatori, di mendicanti, di molte confraternite. Tutto era cominciato dopo la sua morte, l’8 novembre 397 a Candes. Trasportatene le spoglie a Tours , la sua tomba diventò meta di pellegrinaggio. Eletto vescovo nonostante la sua riluttanza, dopo una folgorante carriera militare nell’esercito romano si ritirò in meditazione e fondò il più antico monastero europeo dove compì i primi miracoli.

Piacevano il suo stile virile, e la semplicità evangelica, la predicazione ortodossa e la cura al povero.  L’episodio più leggendario è quello della Cappa. Tre giorni e mezzo di strada a cavallo lo separano dal ritorno a casa, tre giorni di freddo in pieno inverno, tre mendicanti sulla sua via. Per ben tre volte condivide il mantello e il gelo con il povero. E la carità fu subito ricompensata da Colui che aveva detto “ ero nudo e mi avete dato da vestire”, rendendo l’aria tiepida e sciogliendo la neve, una  “piccola estate” durata giusto il tempo  che  a Martino servì per tornare a casa. 
Culto, riti, feste, sagre e proverbi hanno mantenuto le radici del mito, lustrato la leggenda, adattato la storia, poiché il passaggio da una credenza all’altra non è mai netto e gli uomini non tagliano i fili con il passato. Se nella prima decade di novembre, un’aria appena appena tiepida ci permette di gironzolare non del tutto infagottati nei nostri  cappotti, forse sorrideremo al pensiero che ancora si sta rinnovando l’”estate di San Martino… che dura tre giorni e un pochino”.

di Lucia Bologna
Fonte:  Alibi