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Scuola comunista

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Scuola comunista? Magari!

E chi ha creato questa confusione? Forse dei ministri dell’Istruzione...

 

 



Catanzaro - Se un professore della scuola italiana insegnasse, o anche solo inculcasse la dottrina comunista, inculcherebbe e insegnerebbe una cosa sbagliata e dannosa, certo, però, per arrivarci, dovrebbe impartire lezioni su Platone, Tommaso Moro, Tommaso Campanella, il socialismo utopistico, il socialismo scientifico e Marx, e poi i pensatori marxiani quali Lenin, Trotskij, Gramsci, Lucaks...  Se invece un professore volesse insegnare, o inculcare, una dottrina fascista, dovrebbe sempre partire da Platone, passare per Tacito e la ragion di Stato gesuitica, nonché Machiavelli, Hobbes, Fichte, Hegel, Nietzsche, Sorel, Gentile, Costamagna e, ovviamente, Mussolini. Se ad un altro piacesse invece insegnare liberalismo, avrebbe scarse frequentazioni con gli antichi, ma moltissime con i moderni Lock, Kart, Smith, Croce e infiniti minori importanti.

Ognuno dei tre immaginati professori, se insegnasse solo le dottrine di sua simpatia sarebbe culturalmente scorretto e urterebbe contro la deontologia professionale; però per il solo fatto di chiamare in causa i suddetti dotti, sarebbe indotto a parlare anche degli avversari e neutrali, e gli allievi, se attenti, uscirebbero comunque arricchiti di idee e provocazioni culturali; e, se educati bene, sarebbero sempre pronti a polemizzare contro lo stesso loro professore.

Ben vengano perciò i professori comunisti, fascisti, liberali. Il dramma cosmico, caro presidente Berlusconi, è che non ce ne sono! Se la scuola fosse brulicante di insegnanti “rossi”, come insinua Silvio e con lui qualche sparuto docente suo dichiarato elettore, non si spiegherebbe come egli medesimo, Silvio, mieta covoni e covoni di voti compresi, malvolentieri, il mio; e considerando che ormai il 95% degli italiani va a scuola, non capiremmo come il 60% del 95% di scolarizzati voti per lui. Oppure, se qualche professore ci prova a trasformare i suoi allievi in potenziali elettori di sinistra, questo conato è fallimentare sotto gli occhi di tutti, e il professore propagandista bolscevico è un imbonitore incapace.

Attenzione: nessuno pensi che il 60% che vota Silvio sia stato convinto da insegnanti berlusconiani, i quali, del resto, o non esistono, o si vergognano di dirlo in giro e fingono di essere preoccupati delle sorti della costituzione messa a rischio da Ruby. È che i ragazzi restano del tutto indifferenti ai messaggi dei loro prof, ammesso che questi ne mandino!

La scuola, o nostro ottimo presidente del Consiglio, non è affatto portatrice di dottrine comuniste, ma neanche di altre dottrine, perché non è più capace di portarne nessuna di definita di corroborata da conoscenze precise e letture dirette di testi. Insegna il libro di testo, senza osare insinuare qualche dubbio, qualche perplessità magari politicamente scorretta. Ne vengono fuori fanciulli vagamente di centrodestra e fanciulli vagamente di centrosinistra, che potrebbero cambiare facilmente queste così vagamente acquisite opinioni. Per capirci, è la differenza incommensurabile che corre tra una chiacchierata neoclassica di letteratura greca e una lezione sull’aoristo secondo, ovvero la stessa che corre tra una partita scapoli ammogliati e Gattuso.

Si aggiunga un diluvio di altrettanto generico buonismo che, a furia di predicare egualitarismo, impone come dogma la confusione e l’inversione sempre possibile dei valori. Nonché i predicozzi antimafia e pro handicappati promossi a diversamente abili.

E chi ha creato questa confusione? Forse dei ministri dell’Istruzione comunisti? Macché: uno solo ce n’è stato, Luigi Berlinguer, e lo cacciò a pedatoni non una torma di feroci e reazionari cosacchi dello zar, bensì Massimo D’Alema. I ministri dell’Istruzione sono stati quasi tutti democristiani, e, proprio in quanto tali, confusionari o per loro formazione o a bella posta.

Qui bisogna reagire non ad una per altro sporadica presenza marxiana, ma a quella babele del tutto e del suo contrario; alla superficialità delle nozioni; e all’assenza di idee proprie in tantissimi professori. Infatti, solo chi ha idee sue conosce anche quelle degli altri; chi no, blatera che “in fondo in fondo” è tutto una poltiglia indifferenziata. Questo, non un inesistente comunismo, è il pericolo; e gli effetti si vedono dalla culturella piccolissimo borghese che dilaga in tv e nei convegni segue cena.

di Ulderico Nisticò
(03.03.2011)