Muti a Napoli, orchestra e coro “rinascono”
nelle mani del maestro
Ovazioni interminabili hanno accolto la fine del concerto
Napoli – Ascoltando e vedendo cosa riesca ad ottenere Riccardo Muti dalle orchestre ( e dai cori) che dirige, si ripassa la filosofia greca in materia di azione del demiurgo: figura ammirevole quando crea partendo da materia nobile; esaltante quando lo fa dando il respiro a materia che non lo possiede, ma lo attende.
Al San Carlo di Napoli, dove ha inaugurato, con grande successo, la stagione sinfonica della Fondazione lirica partenopea, Muti si è collocato nella seconda delle due posizioni demiurgiche. Ha cioè letteralmente abbracciato orchestra e coro e li ha emancipati, avvicinandoli a sé. Oggi pomeriggio ultima replica del concerto. Stesso programma:l’Ouverture in sol minore di Luigi Cherubini; la Sinfonia n.8 in si minore di Franz Schubert , detta l’Incompiuta; il teatralissimo, nella sua drammaticità, Stabat Mater di Gioacchino Rossini, con le voci soliste del soprano Kristin Lewis, del Mezzosoprano Sonia Ganassi, del tenore Dmitry Korchak, del basso Ildar Abdrazakov.
Fascino intimidente nell’esecuzione di Cherubini; sognante ambiguità per Schubert; scultura in musica per Rossini , esaltando sia quella che il maestro chiama “cantabilità napoletana” delle parti, sia la dimensione <<europea>> della struttura del pezzo. I complessi partenopei, molto uniti e molto grati, sono decollati con il direttore verso queste consapevolezze. E lui ha promesso di tornare per le stagioni sinfoniche dei prossimi due anni.
Napoli è la città in cui Muti è nato, un posto antico ed esoterico che ha davvero bisogno, nel momento difficile in cui si trova, di poter contare sulle proprie eccellenze. Le ovazioni interminabili che hanno accolto la fine del concerto hanno non a caso testimoniato al maestro ( che non ha concesso bis nonostante le ripetute estroverse richieste di palchi e platea: sarebbe stato comunque improprio “bissare” qualcosa dello Stabat) la sua insostituibilità sul podio del teatro più antico d’Europa.
<<La cultura non è un lusso – ha commentato Muti più tardi -, bensì uno dei fattori miliari della società, tanto più in una città che affonda le sue radici in un patrimonio artistico unico al mondo. Come l’Opera è il centro di Vienna, così il San Carlo dev’essere il centro di Napoli>>.
Sono di poco fa le memorabili serate romane che hanno salutato il “Mois et Pharaon” di Rossini, spettacolo inaugurale della stagione dell’Opera diretta da Muti, come un evento capace di restituire la Fondazione lirica capitolina al proprio passato glorioso. E si fa sempre più netto il disegno del “maestro italiano” cui le nostre orchestre guardano per riconquistare identità ed eccellenza.
di Rita Sala
( 23.12.2010)
Fonte Il Messaggero
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