Ramin Bahrami ed è Bach


Bahrami suona, interpreta,  crea il carattere del suono.
 

BaharamimerelliBassano del Grappa (VI) – Pagine bachiane per un duo d’eccellenza: Ramin Bahrami al pianoforte, Massimo Mercelli al flauto, esibitesi domenica scorsa presso il Teatro Remondini di Bassano del Grappa, nell’ambito di Operaestate Festival Veneto 2012. Una serata dedicata esclusivamente alla produzione per flauto del grande compositore e la poesia si eleva insieme all’universalità di queste note, in un avvolgente interpretazione che sublima l’eccelsa tecnica strumentale del compositore. Musica che fa bene allo spirito.

In programma la Sonata in Sol min BWV 1020, la Sonata in La mag BWV 1032, la Sonata in mib mag BWV 1031, e la Sonata in si min BWV 1030, che si dispiegano con una dolcezza sussurrata sospesa tra anima e melodia. È come osservare la musica con uno sguardo che coglie il rigore matematico e la meravigliosa fantasia di Bach.

Bahrami suona, interpreta, crea il carattere del suono, instaura con lo spartito una simbiosi cosmica, sembrano quasi completarsi a vicenda. Sulla tastiera le dita danzano dinamicamente, sfiorano i tasti, scivolano in un dialogo con i timbri del flauto. Un canto che seduce, un incanto che conquista riflettendo tutta la gamma delle movenze, illuminandosi di una luce particolare che rende l’interpretazione respiro diafano sulla pelle della profondità musicale.

Il feeling tra Bahrami e Mercelli è naturale e virtuoso, un’intesa che si libra dagli strumenti e si evolve in linfa, in respiro, in incantevole trasparenza. Ogni singola sonata è una gemma incastonata nell’essenzialità della scrittura bachiana interpretata da Bahrami e Mercelli con estrema sensibilità e abilità tecnica, il risultato e una bellezza seducente, ricca e sfumata in nuances armoniche.

Una discreta intimità si espande in platea, il pubblico è letteralmente rapito dal repertorio e dagli interpreti che gestiscono lo spartito in modo tale che le istanze stilistiche che guidano il compositore s’intrecciano allo spettro espressivo, l’effetto è una sospensione temporale che si dilata rendendo invisibile un pianismo mai invasivo e sottile ed elegante la voce del flauto.

L’interiorità di Bach avanza nell’espansione lirica, nello slancio entusiastico, nei sentimenti puri che incorniciano le ventura di un’atmosfera che si condensa in musicalità. Precise corrispondenze il cui sviluppo converge in temi dal dolce e perfettamente comprensibile pienezza si dispiegano in forme sonore che sembrano sovrastare il linguaggio dell’uomo, il pubblico ne percepisce l’essenza e si prolunga in meritati applausi che immancabilmente richiamano i musicisti sul palcoscenico ed è ancora musica, ancora Bach.

Una sonata scritta nella parte del flauto da Bach padre e nella parte del pianoforte da Bach figlio, una comunione d’intenti che sembra quasi raccogliere tutte le fila del dialogo svoltasi tramite i suoni, si prosegue con la fuga tratta da“Il tema del RE” commissionato da Federico di Prussia, un breve disegno nel quale l’essenzialità dell’espressione musicale ci consegna in un sottile riverbero e rimando tutta la poesia anteriore che pulsa nell’inafferrabilità di un linguaggio che va oltre, che si spinge nell’infinito come l’aria sulla IV corda di Bach nella trascrizione di Baharami dedicata alle vittime del terremoto in Emilia Romagna.

Ramin, il pianoforte e Bach sempre e solo Bach interiorizzato, amato, rielaborato, respirato nella sua eterna elevazione. Ramin Bahrami ne edifica l’ampiezza cristallina in un fermento che trabocca l’universale in una goccia di Musica.
Intorno solo l’invisibile, solo la curva del silenzio.

di Antonella Iozzo © Riproduzione riservata
                  (25/07/2012)

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