Amarone. Dal Veneto con amore e qualità superiore

image_pdfimage_print

Anteprima Amarone 2018. È la Valpolicella che cresce vincendo sull’export e anche sul mercato di casa nostra con un +20% nel 2017. Vino Icona del Veneto, che decanta sfumature socio economico e irrora l’export enologico. Da Verona al mondo a ciascuno il suo.

di Antonella Iozzo

Verona – Anteprima Amarone 2018 dal 3 al 5 febbraio, presso il Palazzo della Gran Guardia di Verona, l’esperienza in un calice che induce a riflettere volgendo lo sguardo al 50° anniversario della denominazione.

È la Valpolicella che cresce vincendo sull’export e anche sul mercato di casa nostra con un +20% nel 2017. Sono dati che gratificano e dimostrano come l’Amarone è un patrimonio da preservare e valorizzare ad iniziare dalla conservazione e rispetto dei vigneti.

Pensiero sottolineato alla conferenza stampa di Anteprima Amarone 2018, moderata da Andrea Andreoli, sia dal sindaco della città di Verona Federico Sboarina, sia dal Governatore del Veneto Luca Zaia. Soddisfatto il Presidente del Consorzio della Valpolicella Andrea Sartori che mostra le diapositive di documenti  storici che testimoniano un background degno di note  con Il primo consorzio per la tutela dei vini risalente addirittura al 1924.

Vino icona della Valpolicella che trionfa nel Nord Europa e negli USA, e come conferma Giovanni Mantovani DG di VeronaFiere è ben presente anche sui mercati asiatici con Cina e Giappone. L’impegno del Consorzio della Valpolicella è una costante grazie anche al lavoro, dal taglio internazionale, del direttore Olga Bussinello, concept share picking che ha saputo adattare alle esigenze del territorio, apprezzato e sottolineato sempre da Mantovani.

Ottimi risultati che dimostrano come un brand e una sintesi armonica imprenditoriale possono creare dinamismo economico, soprattutto se amplificata dal valore del gesto e dall’etica di uomini animati dalla passione e della dedizione per il loro lavoro e per il loro territorio. Coesione che dovrebbe riscrivere una sinfonia concertante le variazioni sul tema dell’Amarone simbolo di un luogo unico, la Valpolicella, trasformano le note estranee all’armonia in musicalità progettuale del futuro.

Un piccolo territorio, quindi, che non teme confronti e cresce nonostante, a volte, il valore dell’unità, si riduce ad un sentimento controverso e oscillante nell’orchestrazione della partitura, deviandone la melodia. Amarone un grande rosso che s’identica con il Veneto e viceversa nonostante in regione ci siano ben 52 denominazione, senza poi dimenticare il Prosecco.

Vini che non si possono confrontare, ma parlando di rossi è questo rosso vellutato e setoso, questo capolavoro nato dalla sinergia fra uomo e natura che diventa brand Ambassador di un cultura che abbraccia il lifestyle sapendo interagire con i tempi che cambiano, con le diverse occasioni che si lasciano scandire da calici in rosso per rinascere sempre unico e diverso ma fedele al gesto, all’idea del suo produttore e alla pratica dell’appassimento, che per Zaia dovrebbe essere candidata come Patrimonio Unesco. E il governatore non esita ad esprimere la sua prontezza per avanzare la richiesta.

Tra tradizione ed innovazione l’Amarone trionfa, seducendo in primis i palati di casa nostra che riscoprono la cultura del vino e l’arte di viverlo come un piacere che dona profondità e carattere al diletto del superfluo, riprendendo il pensiero di Vittorio sgarbi, ospite della conferenza stampa.

Le tematiche tecniche, economiche, la sostenibilità arretrano, le variabili dello show prendono forme in battute, allusioni e divertissement, un hot spot che nulla aggiunge e nulla toglie ma naviga nella cultura pop scevra da ogni ragionevole dubbio e forse inconscia che la Valpolicella, con 7.994 ettari vitati e circa 2300 aziende produttrici, è la più grande Doc italiana tra le 20 che festeggiano, quest’anno i cinquant’anni della denominazione.

Se ogni amarone è un sogno in calice che rilascia in ogni sorso il carattere e l’impronta del proprio produttore, la degustazione si rivela una performance organolettica che sfiora tutte le fragranze e i profumi della Valpolicella nella diversità di ogni annata.

L’annata più controversa? Il 2014 caratterizzata da continue piogge, nella seconda parte di stagione, e una luminosità sotto le medie storiche dovuta alla copertura nuvolosa. Risultato vini con un’acidità totale più alta ed un profilo sensoriale vegetale e balsamico più alto, a parità di struttura, sapidità e tannino.

Ma le modulazioni sonore dell’Amoree sorprendono sempre è il caso dell’Amarone della Valpantena, 2014 Bertani. Verticale, elegante, fresco, di facile appeal. Il piacere della qualità e la bellezza di crearla ascoltando l’esperienza e la conoscenza. Un valore senza tempo per il palato della new generation. Always, timeless.

Sorsi che decantano sfumature socio economico e irrorano l’export enologico. Da Verona al mondo a ciascuno il suo.

E se i sommelier ne descrivono le caratteristiche tecniche, lasciano ai consumatori il compito di definire con le proprie sensazioni Amaroni di carattere e di grande raffinatezza da Bolla a La Collina dei Ciliegi, da Cesari a Pasqua, da Zymè a Roccolo Grassi, da Farina a Secondo Marco, solo per citarne alcune.

 

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (05/02/2018)

 

Bluarte è su https://www.facebook.com/bluarte.rivista e su Twitter: @Bluarte1