Ilario Vinciguerra Restaurant. Evolution gourmet touch

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Ilario Vinciguerra Restaurant. Le molteplici espressioni dell’arte danno vita ad un dialogo virtuoso all’insegna dell’estetica, del gusto e dell’autenticità.

di Antonella Iozzo

 

Gallarate (MI) – La moderna tradizione dell’esperienza estetica gastronomica nell’evolution touch di Ilario Vinciguerra, una stella Michelin sotto il cielo di Gallarate, Milano.

Uno chef che orchestra le dinamiche del gusto con abilità e umiltà, una location in stile liberty che rimanda alla quintessenza della vera eleganza, Ilario Vinciguerra Restaurant, oltre ogni ragionevole dubbio.

Quando la bellezza evoca sensazioni rarefatte che disegnano l’anima delle cose, una location può divenire luogo della vita è il caso del Ristorante Ilario Vinciguerra. Villa liberty d’inizi ‘900 che s’impone allo sguardo per la sua geometrica armonia. Razionalismo architettonico stemperato dalla classicità che celebra l’eleganza nella sua silhouette purissima fino ad incontrare le forme del tempo in un lirico accordo con il contemporaneo. Empasse emotiva suggellata dall’incanto del suo giardino, richiamo artistico fresco e colorato che deborda lo spazio intorno accompagnandoci fin sulla soglia.

L’estrema raffinatezza degli interni è un inno al bianco, al nitore formale, alla pulizia delle linee che esaltano lo splendore di pochi ma preziosi tocchi di colore, come l’opera di Nespolo o i segna-tavolo di ceramiche provenienti da Vietri. È come se le cromie del mediterraneo entrassero in scena portando il profumo dei limoni, le fragranze del mare, il calore del tramonto. Ecco allora che la ceramica diventa un ode ai limoni, ai granchi, ai piccoli polipi che nella loro lucentezza sorridono agli ospiti.

Le molteplici espressioni dell’arte al Ristorante Ilario Vinciguerra danno vita ad un dialogo virtuoso all’insegna dell’estetica, del gusto e dell’autenticità.

La cura per i dettagli deborda il design contemporaneo e ogni tavolo è un sunto di dedizione scandito da un lirico accordo floreale, dal calore del legno, dalle morbide sedute rigorosamente in nero. Accostamenti cromatici e materici che rendono l’esperienza più emozionante e luminosa.

Il servizio, attento e professionale, lascia che il gesto cordiale e discreto della signora Marika, firmi la naturale propensione a cadenzare attimi di pura sospensione temporale nel richiamo gastronomico.

Il percorso verso l’apoteosi del piacere culinario si apre con un “Aperitivo caldo servito con un calice di bollicine francesi”, la croccantezza leggera delle chips di riso, curcuma, grano saraceno e zenzero e un controcanto all’ouverture mediterranea: il cuore di ricotta campana del mini panzerotto e la tartina con l’esultante pomodoro.

Tecnica ed estro varcano i confini della creatività culinaria e flettono l’iperbole dell’abilità interpretativa dello chef Vinciguerra.  Il suo credo è rispetto ed esaltazione della materia prima. Assoluta qualità da preservare per l’assoluto stato emozionale dell’ospite.

Solo così la “L’isola che non c’è” può divenire riverbero di un dolce naufragare verso mete lontane eppure così vicine a noi basta saperle guardare. Una vaporosa nuvola di zucchero filato punteggiata di arachidi salati, pomodorini e basilico caramellati disposti come petali in fiore. Impalpabile evanescenza, materica titillazione del gusto che gioca fra dolce e salato per poi rinascere verve con i cubetti di aceto balsamico sul fondo. In una sola parola Arte Culinaria firmata dallo chef Vinciguerra che continua a stupirci con la “Crema di patate all’olio, caviale e cioccolato bianco”. Corrispondenza visivo-gustativa che implode in voluttà e nel mare avvolgente della crema la sapidità del caviale e la dolcezza del cioccolato intrecciano una danza che conferisce il carattere finale sublimato in estasi sensoriale.

Tradizione, passione e memoria si fondono nel segno della purezza e di una visione gastronomica capace di cogliere le intuizioni e plasmarle in emozione con lucida abilità tecnica. Se i profumi evocano ricordi le “Linguine contrast” sono un’elegia  ai Limoni, al suo stillante aroma in sentimento. Semplicità e artigianalità, passato e presente che s’incontrano nell’impasto di grano duro e scorza di limoni, è in un viaggio verso il gusto che si evolve, rimandandoci sempre alle origini e la cottura nel latte di parmigiano ne armonizza la nota fresca ed acidula in un’espressione di sapori che trova nuova forma espressiva.

Coscienza e conoscenza convivono con la ricerca in un naturale equilibrio, esattamene come nel  “Polpo fritto e il suo brodo”. L’impanatura al panko del polpo, con la sua croccantezza e leggerezza sembra preservare l’ottima consistenza della materia prima che ritorna a noi con il suo brodo, al quale la scorsa del limone dona ritmo e respiro, da bere preferibilmente alla fine, quasi come un’elegia aromatica e fragrante che nella sua liquida entità rivela la sua entità.

La tradizione si tinge di nuova luce e il gusto contemporaneo scopre una sorta di realismo visionario che affiora come golose tentazioni dai dessert: infatuazione fanciullesca con un simpatico zucchero filato seguito dalla crema catalana alle fave di tonka per approdare nell’eclettico stile di un baba-savarin che ci riporta nella sua loquacità al cantico paraeuropeo. Ma ciò che s’irradia come un diadema nel parterre dei dessert è la pastiera rivisitata. La presentazione è un dipinto contemperano giocato nell’essenzialità geometrica e nella preziosità dell’oro. Oro a sei carati che ricopre le curve sinuose della pastiera su fondo nero. Un gioiello da gustare in un sol boccone: ogni papilla gustativa è investita da intense vibrazioni che si sfumano fra loro in un’allure di suadenza liquida che invade ogni fibra.

Gran finale con Limoni e scarola”, una crostatina con crema di limoni e scarola cristallizzata dove il gioco di contrasto è ben equilibrato accompagnata da un drink analcolico a base di frutta rossa che prende vita tra l’effetto teatrale dell’azoto liquida. Vaporosità scenografica che in flutti bianchi sfuma le emozioni, conscio ed inconscio convergono verso nuove avventure dell’anima che riaccende il piacere di un’esperienza per i sensi unica e fuori dall’ordinario.

 

Ilario Vinciguerra Restaurant 
Via Roma, 1 – 21013 Gallarate (VA)
(ingresso auto Via Tenconi, 3)
T +39 0331 791597
http://www.ilariovinciguerra.it

 

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (13/04/2017)

 

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