La Grande Cucina a Vinitaly 2018. Stars, wine and taste

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La grande cucina a Vinitaly 2018. Stars, wine and taste. Chefs che omaggiano vini, vini che esaltano piatti. Assaggi e degustazioni che celebrano la qualità , sempre.

di Antonella Iozzo

Verona – Vinitaly 2018 un’esperienza multisensoriale che immancabilmente coinvolge la grande cucina e gli chef più rinomati. È un susseguirsi di stelle che irrorano di qualità culinaria stand e padiglioni da Enrico Bartolini due stelle Michelin, con La Collina dei Ciliegi, a Bobo Cerea Ristorante Da Vittorio Brusaporto, tre stelle Mihchelin, con Allegrini. Il suo modo di salutare gli ospiti di Allegrini prende forma con il tema “Bacco nel Piatto” ed è apoteosi in red che sprigiona sintesi armonica, moderna e tradizione. Tutto in un gesto che diventa intuito ed intelligenza. E se il Cremoso di vitello con moscato e pere attiva le sinapsi sfolgorando emozioni, il filetto di manzo pochè con salsa di senape non tradisce le aspettative e la nota leggermente intensa e pungente della senape le conferisce la giusta complessità. Lo zabaione con morbido biscotto al caffè è il dessert che con un soft touch imprime nuovo ritmo al pomeriggio. Naturalmente per tutto il pranzo, un solo protagonista nel calice, e non poteva essere altrimenti, La Grola limited edition 2015, ogni altro commento è superfluo.

E ancora la grande cucina porta la firma di Leandro Luppi Ristorante Vecchia Malcesine, una stella Michelin per Le Morette, Franciacorta. Il suo primo Metodo Classico Brut, un fine perlage che invita alla convivialità. È il richiamo di Chardonnay e uve Turbiana sapientemente modulate in sonorità avvolgenti quanto basta per incontrare il tocco gourmet di Luppi, che in occasione di Vinitaly 2018 abbina alla bollicina firmata Le Morette, a due finger food tesi fra moderna evoluzione e classicità.
Contrasti e gioco di consistenze, sapori decisi e ricchi per una bollicina che riequilibra le papille gustative. Mozzarella affumicata, tartare di fassona veneta, lampone. Luppi con i continui rimandi tra acidità e dolcezza rilancia la risonanza emotiva della bollicina ed in bocca ritroviamo un’intera sinfonia di sapori. Con il secondo finger food Luppi apre le porte ad un’altra dimensione. È una creazione audace che esalta e completa non solo la materia prima ma anche il calice. Gelato al cioccolato bianco, la trota e le sue uova. Gusto accattivante, creativo e delizioso, capace di coinvolgere i sensi e sentirsi avvolti da un preludio di freschezza e joie de vivre.

La grande cucina con i sapori d’Abbruzzo secondo lo chef Niko Romito tre stelle Michelin, che per i 50 anni della Doc Montepulciano porta nel piatto il territorio. La forza dell’ingrediente, il carattere della tradizione, il segno incisivo di Romito. La Doc, l’Abruzzo, il gusto secondo Niko Romito, presso la Sala Ristorante del Padiglione Abbruzzo. La memoria diventa ispirazione, la passione gesto e l’intuito inscena una danza fra tecnica e modernità. Tutto al servizio di un sapore autentico. Fedeltà che contraddistingue creazioni che sono un omaggio al vissuto intessuto dell’evoluzione che ci appartiene.

50 anni di storia che raccontano un territorio e l’impegno dei produttori, ma anche le tensioni che hanno lastricato il percorso verso una Doc oramai riconosciuta a livello internazionale e che a Vinitaly 2018 festeggia i suoi primi 50 anni.

Gusto e convivialità nel fil rouge del Montepulciano che diventa per Niko Romito ingrediente puro e fortemente espressivo di due creazioni che sono il simbolo dell’imprinting abruzzese.

Scelte di carattere che conquistano e amplificano le prospettive della grande cucina. Il territorio presenta i suoi prodotti, agnello, fegato di pollo, pane tipico e la fulgida fluidità del Montepulciano che irrora e diventa l’elemento essenziale del piatto. La forma irregolare della composizione ricorda quasi l’espressività del terroir istoriata di sentimento e la polvere d’oro non solo consolida l’estetica del piatto ma sembra essere un preciso rimando alla preziosità della Doc.

Doc che ritorna nella seconda portata, imperiosa e conscia del suo effetto avvolgente e deciso. Lo chef ne segue il mordente e lascia che esalti nel modo più naturale possibile con un pancetta di maiale morbidissima grazie ad una lunga cottura. La dolcezza acidula delle cipolle caramellate sono il plus di un sapore evocativo ed espressivo. Nei calici le annate dal 1991 al 2016 si susseguono ognuno con la sua note dominante, ognuno con una persistenza diversa ma tutte voci soliste di una grande territorio l’Abruzzo.

 

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (10/05/2018)

 

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