Oste Scuro Restaurant Brixen. Oltre il gusto, il sapore della storia

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Oste Scuro Restaurant, mood altoatesino negli arredi e nella collezione di opere d’arte, mentre qualità, stagionalità e professionalità trasformano l’intuizione in gusto nel segno di una visione gastronomica moderna che profuma di tradizione.

di Antonella Iozzo

Bressanone (BZ) – La cucina interpreta la tradizione con lo spirito contemporaneo e l’ambiente incrocia la storia con l’arte in un abbraccio che trasuda passione e dedizione.

Entrando all’Oste Scuro Restaurant si ha sensazione che il tempo si sia fermato, un’atmosfera carica di fascino antico, di racconti e leggende trasforma la location in un’evocazione dei secoli scorsi.

Articolata su due piani con bovindo, l’edifico risale, infatti, al 13esimo secolo e fungeva da abitazione dei canonici, ma in realtà fu utilizzata dagli stessi come osteria.  

L’Oste Scuro era il luogo dello svago e del divertimento dove veniva servito il Zehentwein, il vino che i contadini fornivano loro come pagamento dei tributi. Svago concesso fino all’imbrunire per rispettare il riposo notturno. Dopo, nessuna lampada, nessuna luce solo il silenzio. Ma le regole s’infrangono anche al buio e i calici continuavano a colmarsi, da qui il nome Oste Scuro.

Il tempo trascorre, nelle sue forme prendono forma nuove pagine di storia, in questo caso firmata da Anton Mayr, nuovo proprietario della casa, siamo nel 1881. La vera svolta si ebbe però nel 1904 quando Anton Mayr junior, amante dell’arte, figlio di Anton Mayr senior divenne il nuovo gestore. Cucina e arte, le due passioni di Anton Mayr s’intrecciano e con-vibrano di stile, classicità ed eleganza sul fil rouge della tradizione.

Mood  altoatesino negli arredi e nella collezione di opere d’arte di artisti altoatesini. Arte figurativa e arte culinaria rendono l’ambiente raffinato, un vero palcoscenico di emozioni, dove i protagonisti raccontano l’espressività del buon gusto a 360°, e gli ospiti importanti non mancano come l’arciduca Eugen, il successore al trono, l’arciduca Franz Ferdinand e la contessa Sophie von Hohenberg, l’arciduchessa Maria Josefa, la madre del futuro imperatore Carlo, e artisti del calibro di Franz v. Defregger, Köster e Riß.

Racconti del passato declinati nel pensiero di Hermann Mayr e della sua famiglia, che 1970 gestisce l’Oste Scuro. Allo spirito del luogo si affiancano idee moderne e soluzioni in linea con il gusto internazionale attuale. Soluzioni architettoniche, design e passione vestono ogni ambiente dell’Oste Scuro, dalla terrazza nel cortile interno all’Enoteca Vitis al piano terra, ultima nata e scrigno delle migliori etichette che la passione di Christoph Mayr rende luogo da vivere con tutti i sensi. una tradiione protesa nel domani, non è u caso infatti se la location rientra dell’Eisacktalwein, unione d’imprese che riunisce 18 produttori di vino della Valle Isarco, strutture di accoglienza e di promozione per uno sviluppo turistico capace di evolversi nel tempo 

Siamo alla quinta generazione ed il rispetto, l’amore per il passato, il vissuto, la tradizione è un sentimento che cammina e si anima in pensiero, sorrisi ed emozioni, ma soprattutto rende viva e pulsante la cucina. È come se lo guardo volgendosi indietro ricevesse nuovi input e i piatti rinascessero forieri del loro background, pronti per scoprire l’audacia del futuro.

Il cuore dell’Oste Scuro sono le storiche Stuben, scrigni che rivelano una bellezza sopita del tempo. Soffitti in legno, intarsi, dipinti attraverso i quali le emozioni e le sensazioni possono essere tramandate di generazione in generazione. Ogni cosa parla il linguaggio della memoria è un romanzo che raggiunge il vertice dell’espressività con l’arte culinaria dello chef Hubert Ploner

Qualità, stagionalità, professionalità trasformano l’intuizione in gusto nel segno di una visione gastronomica moderna che profuma di tradizione. È come se tecnica ed esperienza fossero al servizio della materia prima vera protagonista di ogni piatto. Ecco allora che gli ingredienti del territorio incontrano quelli internazionali in accostamenti originali e creativi, esaltati da una genialità figurativa che seduce la vista.

Se le pareti dell’Oste Scuro ci regalano un’esplosione pittorica più unica che rara, ogni piatto proposto dallo chef sublima l’arte di trasformarne il momento in beatitudine multisensoriale.

Il vissuto si fonde con l’estro creativo e la ragione richiama a se la purezza dei sapori, è questione di feeling in una sinfonia a sorpresa, ovvero i menu a sorpresa elaborati dallo chef Hubert Ploner.

Il territorio entra in scena con lo “Speck dell`Alto Adige – Speck di mezzena, pancetta, lardo”. Diverse sfumature di speck dal più intenso al più delicato esaltato dalla crema di patate e senape, dal caprino fresco di Luson e dal gusto croccante dello “Schüttelbrot” fatto in casa. Preludio altoatesino per iniziare, solstizio di sapori per continuare con una triade che sfoggia un equilibrio perfetto “Pesce d`acqua dolce del Passirio – Salmerino rosolato, “Krapfl” ripieno di spinaci, Crema di castagne”. Calda e avvolgente crema di castagne, testina di vitello sulla quale dimora la croccantezza di un raviolo agli spinaci e una delicata mousse di patate come base del salmerino cotto alla perfezione e con la pelle deliziosamente croccante.

L’eleganza del gesto, la cura per i dettagli, la passione per i vini sono il fil rouge dell’Oste Scuro dell’oste Scuro Restaurant. Rossi, bianchi e bollicine che creano l’abbinamento ideale alle creazioni dello chef Ploner.

Gioco di equilibri e consistenze per i “Fagottini ripieni di rape rosse e ricotta al burro di semi di papavero”, ravioli accostati ai funghi porcini e alla burrata. Semplicemente un’armonica esplosione di sapori esaltata dalle foglie di verza adagiate sul fondo del piatto che fungano da collante oltre a conferire note espressive intense e vibranti in un dualismo cromatico che va dal rosso carminio al verde. Nel calice il Pinot Nero Fuchsleiten 2016 della Cantina Pfitscher, raffinato e speziato dal delicato equilibrio.

Ospitalità e servizio attento sono il plus di un ambiente che invita ad entrare a condividere nella dimensione di un eleganza intima e discreta intarsiata di memoria, storia e passione.

La cifra decorativa data dalle opere d’arte e dagli arredi originali nonostante sia ricca, crea una certa simmetria avvolgente, bilanciando il senso dello spazio, creando un ambente dove ci si sente a proprio agio felicemente rilassati e coccolati dalle composizioni culinarie dello chef Ploner.

Che ci propone variazioni sul tema della carne, “Bio Beef dell`Alto Adige & Capriolo dalla Riserva di caccia di Scaleres & Agnello di Villnösser Brillenschaf (Presidio slow food), con crosnes, scorzonera, topinambur, patate”. Tenerissimo agnello aromatizzato alle erbe, succulento cervo con chutney al radicchio e la classicità del manzo brasato con carote, broccoli, cavolfiore e la dolcezza croccante dei crosnes. L’esuberanza del Cabernet Riserva 2015 Kirchhugel della Cantina Cortaccia è la nota struttura e complessa che ben si accorda.

Un singolare paesaggio gastronomico che coniuga maestria, rispetto per la tradizione e una materia prima eccellente.

E quando i sapori incontrano la dolce tradizione altoatesina il dessert non può che entrare in scena con la classicità della pasticceria Finsterwirt “Sacherino, strudel di mele Golden Delicious, gelato di vaniglia Tahiti” Estasi che rinasce poesia con il gelato alla vaniglia di Tahiti. Scoprire la cucina regionale riletta ed interpretata con un soft touch internazionale e moderno è come scoprire la lungimiranza e la passione altoatesina. Un impegno costante che l’Oste Scuro valorizza al meglio trasformando l’enogastronomia in emozioni che ne traghettano l’autenticità.

Oste Scuro, identità che diventa cultura, arte, cucina raccontata con passione e piglio creativo, un romanzo che rivela l’allure del passato rendendo il presente più emozionante, il futuro più luminoso.

Ristorante Oste Scuro
Vicolo Duomo 3- I-39042 Bressanone – Alto Adige
T +39 0472 835343 F +39 0472 208973
http://www.ostescuro.it/it/oste-scuro-finsterwirt.html

 

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (29/12/2017)

 

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