Affascinati e innamorati di Misia

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 “Misia, l’incantatrice di Parigi”

Altrettanto intenso è il rapporto con i pittori Renoir, Vuillard, Bonnard, Vallotton, Toulouse-Lautrec. Renoir, le aveva chiesto inutilmente di posare nuda 

misiaParigi – Nella prefazione a un’edizione del 1885 del romanzo Manon Lescaut di Prevost, Guy de Maupassant scrive tra l’altro: «È stato dato alla donna, in effetti, di dominare e incantare l’uomo solo con le forme del suo corpo, il sorriso delle sue labbra e la potenza del suo sguardo. Il suo dominio irresistibile ci avvolge e ci sottomette senza che possiamo resistergli, quando lei appartiene alla razza delle grandi vincitrici e delle grandi seduttrici… ». Maupassant avrebbe incluso sicuramente in questa speciale categoria anche Misia Godebska, se non fosse morto nel 1893 quando lei inizia la sua straordinaria avventura esistenziale. E proprio alla conturbante e complessa personalità di questa «femme fatale» il Musée d’Orsay dedica un’ampia e ben documentata mostra pluridisciplinare che, attraverso gli avvenimenti della sua vita (i matrimoni e gli amori, le amicizie con grandi musicisti, scrittori e pittori, e l’effervescente protagonismo nel bel mondo), ci dà un interessante spaccato della scena culturale e mondana di Parigi dalla fine del XIX secolo fino agli Anni Venti.

Misia nasce nel 1872 a San Pietroburgo da uno scultore polacco, ma trascorre la sua infanzia in Belgio per trasferirsi poi a Parigi dove studia il pianoforte con Gabriel Fauré. L’amore per la musica le viene trasmesso dalla nonna materna violoncellista amica tra l’altro di Liszt. Pianista di notevole livello, interrompe subito la sua carriera pubblica, ma i concerti privati nelle serate a casa sua saranno eventi che incanteranno tutti gli invitati. La prima svolta fondamentale della sua vita è il matrimonio nel 1893 con Thadée Natanson, fondatore e direttore della mitica Revue Blanche, centro nevralgico della più avanzata cultura artistica, musicale e letteraria simbolista e decadentista. In questo ambiente si impone subito per la sua intelligenza e il suo talento musicale ma soprattutto per la sua bellezza e il suo fascino magnetico e per il suo carattere deliziosamente e pericolosamente arrogante.

Chi l’ha conosciuta l’ha descritta come capricciosa, narcisista, geniale nella perfidia, raffinata nella crudeltà, e addirittura come «pantera sanguinaria», «mostro di egoismo » e «mantide religiosa»; e, secondo Paul Morand, capace di «eccitare il genio come certi re sanno costruire dei vincitori, solo con le vibrazioni del loro essere». È chiaro che la visione mitizzata è sempre esagerata, ma è vero che Misia rappresenta un esempio eccezionale di donna «medusea » (per dirla con Praz) e di musa ispiratrice della creatività artistica. Misia incanta tutti. Tra gli scrittori Mallarmé (che le scrive dei versi su un ventaglio) e tra i musicisti Debussy e in particolare Ravel che le dedica nel 1906 Le cygne e nel 1920 il capolavoro La Valse. Ma m diventerà amica anche di Strawinski, Satie, Auric e Poulenc. Foto, spartiti e musiche suonate documentano in modo suggestivo nell’esposizione questo aspetto delle relazioni di Misia.

Altrettanto intenso è il rapporto con i pittori Renoir, Vuillard, Bonnard, Vallotton, Toulouse-Lautrec, tutti affascinati e innamorati di lei. Renoir, di cui è esposto un magnifico ritratto del 1904, le aveva chiesto inutilmente di posare nuda. Toulouse-Lautrec la ritrae in varie occasioni e ne fa la protagonista di un celebre manifesto della Revue Blanche del 1895. Ma i più appassionati ritrattisti della bella polacca sono Vuillard, Bonnard e Vallotton. I primi ci hanno lasciato molti suoi incantevoli ritratti, anche mentre suona come un angelo luciferino al piano nel fasto decorativo della sua casa. A causa del fallimento di Natanson, Misia si separa dal marito e (forse spinta proprio da lui) sposa Alfred Edwards, ricco proprietario di giornali e di teatri.

Il matrimonio dura poco anche perché subito dopo scoppia nel 1908 il grande amore per José Maria Sert, pittore decoratore di grande successo mondano, che sarà il suo terzo marito. Grazie a Sert, Misia entra trionfante nel mondo del teatro e diventa molto amica di Diaghilev, sostenendo anche in termini finanziari l’attività dei Balletti Russi. A questo proposito, in mostra si possono vedere anche i costumi (rifatti) dei personaggi realizzati da Picasso per Parade, che ebbe un enorme «succès à scandal» nel 1917. I primi Anni Venti sono il momento di maggior splendore mondano di Misia e del suo salotto. Tra le sue amiche più care c’è Coco Chanel, che la soprannomina Madame Verdurinska, facendo ironico riferimento al personaggio di Proust. Ma progressivamente la sua stella si spegne, melanconicamente e tragicamente, distrutta negli ultimi anni dalla droga. Muore a settantotto anni dimenticata, e assistita da Coco Chanel che la veste per l’«ultimo viaggio».

di Francesco Poli
  (20.08.2012)
www3.lastampa.it

Misia, Reine De Paris
Parigi, Musée d’Orsay – Fino al 9 settembre
Immagine: Misia secondo Toulouse-Lautrec

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