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Corot Verona Louvre


Corot   Verona  LouvreCorot e l’arte moderna. Souvenirs et ImpressionsGli elementi della natura, o meglio gli ornamenti sono i protagonisti della seconda sezione “Gli ornamenti della natura”. Vegetali, minerali e tutti i componenti del paesaggio vengono elevati a lirismo, a suono dell’universo, sui quali il colore nasce come luce, le ombre si assorbono e l’atmosfera trasuda di pittura stessa, impossibili non rimanere affascinati dallo “Studio d’albero inclinato” di Michallon….
di Antonella Iozzo

Corot   Verona  Louvre

Corot e l’arte moderna. Souvenirs et Impressions

Corot_Ragazza_alla_ToiletteVerona – Una sinfonia d’impressioni impastate, senza contraddizioni, con gli infiniti prodigi dell’anima nell’evoluzione del tempo. E’ il sunto della mostra “Corot e l’arte moderna. Souvenirs et Impressions” in corso fino al 7 marzo presso il Palazzo della Gran Guardia di Verona. Primo progetto nato dalla collaborazione fra il Musée du Louvre e il Comune di Verona che si svilupperà in più anni con ulteriori iniziative.

La mostra curata da Vincent Pomarède, capo del dipartimento di pittura del Musée du Louvre, non è un’esposizione su Jean-Baptiste-Camille Corot (1798-1875), ma è il ritratto di quattro secoli di storia,  colta nei dialoghi, nelle variazioni, nelle influenze, nelle seduzioni pittoriche rilasciate da Corot, “l’ultimo dei classici e il primo dei moderni”.

Circa cento opere in mostra per uno sguardo nei profondi riverberi dispiegati dagli illustri maestri della tradizione paesaggistica a partire dal XVII secolo, con Nicolas Poussin, Claude Gellée, detto Lorrain, Carracci, ecc. fino ad arrivare alle soglie del  XX secolo con l’audacia cromatica dei fauves e il cubismo di Picasso, ma anche  Monet , Cezanne artisti cu cui improvvisamente, spira un refolo di atmosfera proveniente direttamente dalle incursioni interiori vissute da Corot. Una mostra concepita come un suggestivo viaggio nell’attimo psichico delle  piccole sensazioni dipinte dall’artista parigino, sensazioni capaci di condurci verso insospettabili consonanze visive, intime e sonore.

Attraverso tre grandi sezioni, la natura, l’immenso e l’infinito nell’ultimo slancio di classicità e nell’alba della luce moderna. Nella prima sezione “Gerarchia e nobiltà dei generi del paesaggio” una natura maestosa, solenne, che decanta in una completa dedizione al visibile. Al paesaggio classico europeo si affianca quello italiano con le vedute di Roma e della campagna laziale, scoperte durante il primo soggiorno  fra il 1825 e il 1828, e sulla tela respira l’atmosfera limpida e cangiante grazie ad una tecnica immediata basata su larghe masse di colore. Accanto a Corot  i paesaggi di Bertin, Michallon, Moreau.

Gli elementi della natura, o meglio gli ornamenti sono i protagonisti della seconda sezione “Gli ornamenti della natura”. Vegetali, minerali e tutti i componenti del paesaggio vengono elevati a lirismo, a suono dell’universo, sui quali il colore nasce come luce, le ombre si assorbono e l’atmosfera trasuda di pittura stessa, impossibili non rimanere affascinati dallo “Studio d’albero inclinato” di Michallon.

Nel  secondo soggiorno in Italia, del 1834 Corot inizia a registrare le impressioni luminose di Firenze, Genova, Venezia. La luce, la sua vivida presenza, la sua diafana trasparenza s’impongono nella sua sensibilità fino ad esplodere in ritratti come “Jeune fille à sa toilette”,
proveniente dal Louvre, non un’indagine introspettiva, ma un virtuosismo tonale, non i fermenti dell’anima, ma la fascinazione luministica. Una lettura intensa e piacevole, capace di implodere in suggestioni riallacciate ad un passato espressivo che ritorna in forme nuove.

Corot ci trasporta nell’ultima sezione “Il primo dei moderni”. La sua influenza sui pittori della fine del XIX secolo e dell’inizio del XX secolo, nella mostra  appare lampante grazie alle opere di Sisley, Denis, Derain, Signac. Il suo reale imbevuto di luce ha aperto la strada agli impressionisti, i suoi ricordi ricoperti di fantastico sono stati amati da i simbolisti, e artisti come Redon e Moreau, le sue variazioni sintetiche sulla distruzione e ricostruzione della figura umana, scoperta nelle “figure di fantasia” al Salon nel 1909, da Braque e Picasso segnano la loro creatività.

Nell’universo di Corot l’amore per il teatro, la musica e la lirica si trasformano in pittura con alchimie di luci, colori e pennelli. Sulla tela i suoni si orchestrano in equilibri e sensualità, in melanconia e quiete. Sono lettrici o suonatrici di mandolino ritratti come un sogno assorto nel riflesso intimo della coscienza. Ma anche le scenografie teatrali hanno con Corot un loro seguito, la scena sul supporto si amplifica, la natura diventa fondale e gli alberi quinte atti ad attraversare la composizione che si articola ritmicamente. Nuovi afflati di memoria, lirismo e sensualità si flettono nelle forme del reale e i paesaggi vibrano di armonie visive, un passo ancora e si arriva a Kandinsky.

Corot a Verona, una mostra dall’allestimento semplice ed essenziale creato da spazi  come scatole aperte, dentro le quali ritroviamo la storia dell’Arte in soluzione di continuità, sezioni di affinità e influenze reciproche che segnano il paesaggio nel passaggio al moderno.

 

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
      (7.12.2009)

Immagine opera:
Camille Corot, Jeune fille à sa toilette,
Paris, Musée du Louvre
(C) RMN – © René-Gabriel Ojéda

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