Edda Endrizzi. L’invisibile svelato

 Edda Endrizzi.L’invisibile svelato
La forza dell’invisibile nella forma dei sentimenti si veste di musica silenziosa

a cura di Antonella Iozzo

La forza dell’invisibile nella forma dei sentimenti si veste di musica silenziosa e distende l’energia in fermento di Edda Endrizzi. Linee di vento e di notte, segni che si fondono disfacendosi nella purezza dell’anima, riposo distante di un linguaggio che contorna il mondo e da volume alla passione.

L’Arte di Endrizzi ha il cuore sfavillante di brace d’avorio, lapilli australi capaci di trasportare il fascino magnetico del desiderio tra le onde impetuose dell’impulso vitale cavalcanti l’oceano della creatività. Distesa d’acqua che bagna il candore di fogli bianchi sui quali danza, lenta e flessuosa, l’essenza bruciante, sensuale e lirica di Endrizzi. Una coreografia che trascina verso l’alto la fulgente coscienza corporea, libellula nella pulsazione del respiro.

Opere come isole immerse nel movimento statico dell’istinto, dal quale trasuda, goccia dopo goccia, il nettare di un bacio di sale custodito in fondo agli occhi.

Corpi, volti, donne come petali sottratti al tempo, vivono nell’infinito del segno, la bellezza distillata e scandalosa della verità. Una verità che fa rima con realtà, quella intima, celata, vissuta nel tramonto di un dialogo assopitosi nell’apparenza, nel vuoto di un giorno lasciatosi morire dentro, nella certezza dell’incertezza. Rarefatta sensibilità intuitiva affidata da Endrizzi al pennello, voce solista dell’Arte sgocciolante l’aroma di un fascino conturbante e pudico su una linea salda e sottile, elastica e nervosa, morbida e avvolgente.

Un effluvio di bellezza struggente, accarezzata dal nostro sguardo, sembra sgretolarsi tra le fibre dell’ispirazione irrompendo, come un fiume in piena, tra le anse del tempo per poi stagliarsi subito dopo sul confine tra inquietudine e quiete, tra vita gravida d’impulsi e vita spentasi nella luce fioca della speranza. Dubbi assoluti e squarci di quotidianità risolutivi, incrociano il loro destino in una dimensione aperta alla luce, acquarelli dall’audace prospettiva che ricrea un movimento tra corpo e spazio, quasi un universo di gesti e sguardi divenuti materica essenza, sostanza densa che conduce a languori della mente nello sfinimento del senso.

Sull’epidermide un brivido disegna l’orografia delle sensazioni e ogni cosa si contorce, si avviluppa, si estende nel segno imbevuto di poesia di Endrizzi, quasi un paesaggio interiore, un controcanto nella vastità della respirazione divenuta forma pura dei sogni. La dolcezza delicata del suo linguaggio artistico sembra, infatti, attrarre la percezione della liquidità cromatica per poi modellarla in variazioni  tremolanti, in vapore acqueo condensato sul diadema della femminilità, fragile intimità nel gemito dell’alba.

La natura dei sentimenti  e l’immenso naturalistico convivono nell’espressività dell’artista con una sorprendente profondità ed un’essenziale leggerezza in grado di creare atmosfere umbratili, terse e malinconiche insieme.

Ogni albero, ogni ramo, ogni foglia, ogni alveo paesaggistico è imbevuto di un lume penetrante e uguale, tagli rapidi, riverberi, ombre, tutto trascorre sulle cose, anzi, si posa con grazia su di esse. Scorci velati, che hanno le loro radici nel cuore della terra, tagliano l’inquadratura con la stessa irrefrenabile veemenza con la quale tessono la poesia cosmica dell’universo. Verdi, grigi, azzurri e sfumature delicate, nell’intensità del visibile, si legano al riflesso infinitamente attraente, limpido ma densissimo del cielo, impostando, così, una solida struttura prospettica che, generando risucchi spaziali, lascia librare nell’aria il silenzio di un attimo rapito alla luminescenza crepuscolare o al bagliore mattutino.

Acquarelli dal tratto introspettivo vigoroso, deciso, carico, urlano silenziosamente, rabbia, frustrazione, speranza, solitudine, tenerezza, amore, un caos che preme e implode dentro l’anima, sono lancinanti ferite lenite dalla potenza spirituale evocata dalla musicalità del segno. Pagine fortemente espressive, pochi centimetri di supporto capaci di divenire campo vitale dove la gestualità compone, in figure o nella teatralità paesaggistica, il grumo indistinto della vita silente, mondo interiore nell’evoluzione dei sentimenti.

Poi, tenera, morbida materia nel corpo del tormento, curva aperta al colore vibrante e lascivo che costeggia la forma dell’emozione e infiamma la ragione. Nel suo delirio, l’ombra dell’assenza dipinge dune d’esistenza sgualcita, drappi di solitari momenti protratti nell’illusione di percepire l’abbraccio di occhi distanti o forse infedeli.

Sono atmosfere sospese nella spazialità del supporto dove l’immaginazione diviene preludio della realtà, sono visioni inconsce e periferiche zone consce, in grado di evocare, come deboli echi, le paure, le aspettative, i tremori della sensualità, le ansie della quotidianità, deliqui di un eterno femminino che freme nel magma della scintilla tellurica. Sono ritratti saturi di pensieri sovrapposti come velature cromatiche, sono fluttuanti smaterializzazioni conferenti ai soggetti l’intensità iconica di un racconto sul filo della verità.

Occhi intrisi di memoria, sguardi interrogativi capaci di penetrare fin dentro la nostra sensibilità e contemporaneamente rispecchiare la complessità psichica che vive sottopelle, si rivela improvvisamente nei nudi dalla notevole plasticità volumetrica . Presenze intense stagliate su superficie astratte, sembrano rincorrere nuove e indicibili suggestioni, rapide dissoluzione in impressioni sensibili, dilatazioni sensoriali nella felicità creativa di Endrizzi.

Il suo impeto espressivo scuote con irruenza l’energia che scorre in rivoli di trepidazioni emozionali misti a fibrillazioni di estro creativo, una tempesta, un uragano vorticoso che non tradisce mai la tecnica a vantaggio di raffigurazioni armoniosamente equilibrate, capaci di rileggere la tensione intima dell’anima.

Il colore sussulta mentre il segno s’insinua disegnando sul corpo la libido, l’eros, l’esotico, la scandalosa bellezza denudata da occhi avidi di carismatiche slanci d’energia e inebriati da calde atmosfere di poesia acquerellata.   Costellazioni di forme, nuance lunari, infinita notte del cigno nella metamorfosi artistica di Edda Endrizzi, sconvolgente effetto donna.

Curriculum
Edda Endrizzi nasce a Mezzolombardo (Tn) nel 1962, vive a Fai della Paganella (Tn), meta turistica montana, tra la quiete del verde e i riflessi limpidi del cielo. Artista, madre e in un passato non molto lontano infermiera, coniuga in  una sintesi emozionale proiettata nella quotidianità l’essenza del valore umano. Molteplici i suoi interessi dalla filosofia alla politica alla questioni ambientali.

L’altro in mezzo a noi, il rispetto per la natura, l’amore per la vita sociale, ecco i percorsi sui quali si snoda la sua vita, sentieri come quelli di montagna che da sempre la circondano. Lunghe passeggiate nei boschi sono l’intermezzo riflessivo di una personalità poliedrica e attiva, ma anche il respiro di una bellezza paesaggistica traslata successivamente in pensieri dipinti.

Fin dall’infanzia la passione per il disegno e la pittura la spinge a consegnarsi senza riserve al linguaggio artistico, scoprendo così una grande facilità tecnica – interpretativa subito apprezzata dal pubblico e dagli esperti. Dalla decorazione, alla quale si dedica inizialmente, alla pittura degli anni della maturità interiore quando scopre l’acquerello, un cambiamento  di rotta che mantiene tutta l’importanza del disegno.

Dai noti maestri acquerellisti , con i quali ha sempre instaurato un rapporto di profondo rispetto e ammirazione, riceve continui stimoli che corroborano l’apprendimento della tecnica, dalla sua espressività, invece, scopre la potenza del segno. Sono momenti di intima conversazione con l’Arte, alieni al tempo dentro cui Edda ritrova il piacere di riscoprire se stessa. Nel tratto introspettivo del suo pennello, infatti, fluttuano sensazioni emotive dalle quali nasce l’opera, la sua opera intensa e particolare, caratterizzata da un forte desiderio di comunicare il proprio essere e la propria impressione sul mondo circostante.

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
                     24/03/2010

1_Le_Mie_Donne_2_-_Acquerello_2007_-_50x35

2__Le_Mie_Donne_3_-_Acquerello_2007_-_50x35

3_Le_Mie_Donne_5_-_Acquerello_2009_-_38x27

4__Le_Mie_Donne_4__-_Acquerello_2009_-_49_x35

5__Le_Mie_Donne_1_-_Acquerello_2007_-_50x35

6_Indugio_-_Acquerello_e_Pennarello_2010_-_56x37

7_Luci_e_Scurita_dinizio_inverno_-_Acquerello_2009_-_55x37

 12_Presenza_-_Acquerello_e_Matita_2009_-_38x27

17_casa_in_fondo_bosco_-_Acquerello_2007_-_50x35

8_Nudo_1__-_Acquerello_e_Matita_2009_-_50x35

9_Nudo_2_-_Acquerello_2009_-_50x35

10_Nudo_3_-_Acquerello_2009_-_48x34

11_Comunione_-_Acquerello_2010_-_38x38

13_Fiori_di_cardo_-_Acquerello_2008_-_50x35

14_Luce_nel_faggeto_-_Acquerello_2006_-_56x38

15_Sentiero_Ardito_-_Acquerello_2006_-_56x38

16_Vita_e_Morte_-_Acquerello_2007_-_75x57

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