Il carro del destino

image_pdfimage_print

Gli arcani della scultura: Il carro.
Per Manzù era abbastanza normale ripetere lo stesso soggetto più e più volte e così di Spielerei in carrozza, ne esistono diverse versioni sia scultoree che grafiche.

Giulia-e-Mileto-in-carrozza-manzuIl carro del destino di Giacomo Manzù lo porta a coronare il suo amore per Inge Schabel con la nascita di due figli: Giulia nel 1962 e Mileto nel 1964. Un periodo particolarmente sereno e ricco di ispirazione per lo scultore.
Dal 1966 l’artista dà vita ad un nuovo soggetto iconografico, ispirato proprio ai suoi figli e a loro dedicato, Spielerei, che in tedesco significa “gioco di ragazzi”. In Spielerei Giulia e Mileto sono stati rappresentati su una grande carrozza come i protagonisti di una fiaba. La carrozza, formata semplicemente da un lungo nastro che si intreccia formando ampie volute alle due estremità, nell’ambito della ricerca artistica di Manzù rispecchia bene la sintesi formale che stava sviluppando in quel momento anche nella ritrattistica.

Per Manzù era abbastanza normale ripetere lo stesso soggetto più e più volte e così di Spielerei (indicati anche come Giulia e Mileto) in carrozza, ne esistono diverse versioni sia scultoree che grafiche. In alcune la carrozza presenta due ruote, in altre quattro, alcuni esemplari raggiungono i tre metri, altri sono dei bozzetti, ma l’elemento accomunante è la presenza festosa dei due fanciulli, che, seppure in equilibrio instabile sul piano della carrozza, giocano insieme o intonano una filastrocca. Manzù aveva già affrontato nella sua carriera i soggetti legati alla fanciullezza, come Bambina sulla sedia che appare già negli anni Trenta, ma in Spielerei la ricerca artistica si intreccia col racconto di sé: gli Spielerei sono per lo scultore, come egli stesso ha dichiarato, il suo personale inno alla vita.
( www.magnanirocca.it )

Immagine: Giacomo Manzù, Spielerei, 1968. Scultura in bronzo, Ardea, Raccolta Manzù.

di Rosanna Spadafora
  (15/11/2014)

Bluarte è su https://www.facebook.com/bluarte.rivista e su Twitter: @Bluarte1