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L’attimo metafisico della figurazione


Espongono nove personalità artistiche, nove allievi del maestro Gilberto Carpo
(è di recente pubblicazione la sua monografia), che hanno elaborato al massimo livello il sentimento materico dell’insegnamento del maestro. 
 

Espongono nove personalità artistiche
nove allievi del maestro Gilberto Carpo:
Dolores Avetta, Marie Alliata Biginelli,  Marco Masoni, Silvia Minazzi, Michela Mirici Cappa,
Viana Moreno, Giselda Poscia, Elena Rada, Ornella Stefanetti

a cura di Antonella Iozzo


Il sapore intenso della pittura distende la sua preziosa essenza sulla tavolozza delle emozioni. Una danza visiva che rilascia energia, un’onda in una goccia dalla quale non resta che un bacio bruciante di pura forza creativa, una passione “ragionata” concertata e concertante con il rigore compositivo de “L’attimo metafisico della figurazione” mostra in corso su Bluarte Virtual..

Espongono nove personalità artistiche, nove allievi del maestro Gilberto Carpo (è di recente pubblicazione la sua monografia), che hanno elaborato al massimo livello il sentimento materico dell’insegnamento del maestro. Materico perché impregnato di vita, di verità, di natura, di anima e di materia, appunto.

Tra le fibre dell’Arte la forma del senso si apre ai colori, e spazi armonizzati tra loro creano strutture attraverso le quali Carpo, uomo, artista e insegnate, coglie la memoria tattile del passaggio del tempo per trasferirla ai suoi allievi protesi nel reale visionario: splendide contrapposizioni nel rovesciamento di significati, preziose meditazioni lungo i canali dell’espressione. Meta-suggestioni dietro la fisica o forse ciò che segue alla natura delle cose.

L’invisibile dentro il figurativo di Merici Cappa rilascia sensazioni indefinite, reminiscenze del passato, situazioni musicali. Pennellate decise per un pacata espressività, quasi sonorità scultoree intrise di un simbolico contemporaneo. La luce, tonale e sintetica, tornisce i volumi delle forme vegetali in un trasporto di estasi accademica accarezzata, a sua volta, da un improvviso lampo chiaroscurale proveniente dallo sfondo paesaggistico, è una natura che lambisce l’armonia della tavolozza unendo tepore e severità.

Ciò che esiste nell’ispirazione è nella realtà un plusvalore di sensualità, un eros ghiacciato eppure, così dilagante in quel rosso caldo che agisce, arrampicandosi in modo vitale e irrequieto,  nell’interiorità. Un risucchio dentro il ricordo e dentro la tela corpi, luci, emozioni, corrono su una lama: da un lato una lucida immaginazione, dall’altro il vissuto nell’impressione istantanea di spazi netti e razionali.

Sospensione. Stasi del tempo. Con Masoni il senso si ferma in un flash, mentre il non-senso è un perpetuo movimento intorno alla materia metafisica. Il nitore delle tinte e l’esattezza delle proporzioni costruiscono la forma e l’estrazione del visibile sprofonda nei piani scivolanti verso una prospettica intuizione.

Manichini come presenze/assenze, e poi maschere, figure che non appartengono al tempo perché sono solo una rappresentazione illusoria della quotidianità, illusoria in quanto le  viene sottratta l’essenza stessa del quotidiano: la transitorietà. In questa dimensione simbolica l’ordine spaziale s’innesta in campiture pittoriche incastonate tra le cadenze architettoniche e l’infinito, l’espressione diviene costruzione in forma geometrica e l’atmosfera rinasce carica di tensione emotiva.

La pittura avanza attraverso due tensioni uguali e contrarie: l’immedesimazione, il senso intimo, la natura e il contrasto con il quotidiano. Un distacco che in Rada è quasi contatto con la realtà intesa come verità ultima e interiore, verità che s’insinua nella visione romantica dell’organicità, fiori, petali in concordanza con il silenzio, in dissonanza con il movimento verticale dell’universo. Un caotico riflesso urbano svettante in verticalità, una coscienza naufragata nell’umana prospettiva dell’esistere, una quiete latente in comunicazione con l’io inchiodato nel tangibile. Nessun viso, solo la sua forma nell’informe necessità interiore.

Oniriche visioni o forse “notturni” in cromie malinconiche striate di argentei elucubrazioni. Immensità morbida e meditazione geometrica intrisa di luce ed emozioni. Sono le tele di paesaggio di Poscia, isole incantate depositate in fondo all’anima. Liriche evocazioni, ma soprattutto estraniazione del mondo fisico per distensioni di contemporanea poesia sulle spiagge del sentimento. Impalpabili atmosfere si fondono su stesure che vanno a comporre la finezza della sostanza cromatica, dentro il rilievo dell’onda, vitalità assopita nella melodiosa calma acquatica.

Fra sensibilità e percezione l’attimo luminoso riempie gli spazi, si trasferisce in una movenza orchestrale, che travalica la densità cromatica ,e svetta nel siderale riflesso della natura di Biginelli. La sostanza fisica intacca il regno dell’Arte e linee, colori e forme ne raccontano l’implosione cosmica investita dal flusso cerebrale, in un blu dalle gradazioni profonde, intense ed intime, quanto la solarità agreste e bucolica di un attimo depositatosi tra trasparenze e riverberi.

La composizione avanza dallo sfondo verso primi piani carichi di impressioni poetiche, una materica introspezione naturalistica avviluppata nei colori imbevuti di luminosità. Sono paesaggi che vivono nella volontà di un racconto atto a produrre sensazioni cangianti e sovrapposte.

Una fascia d’oscurità come una zona d’ombra nel ritmo della vibrante composizione di Avetta, un risucchio di materia come ad esprimere la vertigine del creato e dell’uomo: sono vortici e deliri nel trapasso del tempo, adesso il cielo cola in una reminiscenza, è un pianissimo “sordo” che riverbera di tonalismo, è atmosfera umbratile proveniente da escursioni interiori imprevedibili, assordanti, è un deliquio d’introspezione e verità in cui c’è tutta la potenza spaesante dell’enigma rivestito di antichi presagi, mentre tensioni incorporee implodono nella profondità di un mistero pronto a d aprire scenari arcaici, brani di natura, trasalimenti dell’anima.

“Still life”, la vita silenziosa su tela di Stefanetti ci guarda intrisa di struggente bellezza. Limoni  vividi e veri irrompono di sensualità, una modulazione ariosa che vibra nel candido bianco irrorato di luce. Questa sensibilità naturalistica ci porta a vedere le cose nella loro verità, qualità espressiva nella quale il visibile si concentra e si solidifica nella rugosità del frutto dipinto.

C’è il tempo che si ferma, c’è l’eco sentimentale di eternità e c’è la luce distillata, perforante che s’interna nella materia e diviene pittura adagiata su un corpo pieno, solido e morbido. Linee soavemente espressioniste, volumi e curve tornite o tormentate, centimetri di pelle filtrate di emotività razionale, un’intensa tensione che dilaga nella spazialità e ricade sui nostri occhi.

Passato, presente, contemporaneo. Distanze di sguardi che portano dall’ombra alla luce i legami indissolubili dell’esistenza. Minazzi  ascolta il sussurro dell’inconscio e ne amplifica il senso in ramificazioni di pulsione primordiale, in frammenti stagliati sulla soglia della sensitività. Fascinose evasioni occupano lo spazio pittorico, pericolose relazione stabiliscono rimandi surreali oscillanti sulla linea del tempo. Coscienza e memoria si appartengono, consumano il momento e persistono nell’immobilità del ricordo, all’origine l’onirico, il non-senso, l’enigma, passaggi sulle traiettorie della conoscenza bendata.

Arte come condizione dello spirito che pulsa nell’esistente di Moreno, alimentando il fascino della linea costruttiva ed il pensiero accende la fantasia. Sensazioni liquide sgocciolanti l’onirica archeologia di una situazione metafisica, si librano nella spazialità ben proporzionata della tela, una spazialità contemporanea risolta con apparente semplicità, riuscendo così a toccare la purezza del silenzio poetico.

Quasi città sospese, quasi passi emozionali che ridisegnano l’astrazione dell’immaginazione sui punti di fuga dell’infinito, percorsi possibili dentro le densità della riflessione, territorio fluttuante, sommosso, sinfonico. Un senso di meraviglia invade l’universo umano, è il suono dell’alba che avvolge l’osservatore.

Cogliere “L’attimo metafisico della figurazione” è respirare l’istante toccando l’eternità, riconoscere l’essenza dell’atto creativo è sentire la vertigine della bellezza estetica nell’animo fremente dell’allievo, trasmetterne il senso è un gesto dell’anima, un canto incrostato di spirito, corpo, sentimento che il maestro Gilberto Carpo intona quotidianamente nella melodia dell’Arte.

  

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
             ( 14/05/2009)

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ALETTA
Avetta_1_Orrido

BIGINELLI
Biginelli_3_Marie_Alliata_Biginelli-Cascata_in_Alta_Val_dOssola-60x80-olio_su_tela-2008

MASONI
Masoni_5_Marco_Masoni_Dreaming_the_Earth_80x80_olio_su_tela_2006

MINAZZI
Minazzi_7_Silvia_Minazzi-Appartenenza-50x60-olio_su_tela-2009

MIRICI
Mirici_8_Michela_Mirici_Cappa-Note_di_Passione-80x70-olio_su_tela-2009

MORENO
Moreno_10__cucchiaio_20_x_30_olio_su_tela

POSCIA
Poscia_12_Giselda_Poscia-Mare_di_Sardegna-70x50-olio_su_tela_2007

RADA
Rada_14__Elena_Rada-Cubik-70x100-olio_su_tela-2008

STEFANETTI
Stefanetti_16_Ornella_Stefanetti-Limoni-50x70-olio_su_tela_2005

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