Le vie dell’Arte

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L’Arte non è merce da vendere e comprare al miglior offerente

L’Arte è il sentimento che riveste la vita

 

 

 

Luongo_2_Arte_09Le vie dell’Arte sono finite. Iniziano i borghi, o meglio i sobborghi della mercificazione artistica. Da Nord a Sud, da Est a Ovest proliferano i mercati d’illusioni, non esiste desiderio o sogno d’artista che non può essere realizzato. Ci sono le mostre personali in centro – peccato che per “centro” s’intende il centro periferico della città e che per “personale” s’intende “riservato” ai pochi che riescono a trovarla negli annunci da bacheca – ci sono le collettive d’autore per “collette” pro – galleria, ma il meglio di sé i manager dell’illusionismo garantito con una girandola di travestimenti ad arte: responsabili uffici stampa, storici, critici, galleristi, curatori di insuccessi certificati e successi, nel senso di “disgrazie” realmente accadute, lo offrono nell’organizzazione dei premi, veri e propri trampolini di lancio, praticamente un salto nel buio degli scantinati, nei retrobottega o nelle scuolette di danza.

Artisti in pellegrinaggio nella terra di nessuno attendono il responso dell’oracolo: “la Giuria”. Immagine sponsor accuratamente studiata utilizzando al meglio le tecniche della comunicazione. Personaggi in cerca di notorietà si alternano a nominativi di richiamo, solo i primi – essendo i secondi ignari di essere stati i prescelti per una causa così nobile -, esprimono il loro giudizio in forma numerica piuttosto che in forma di testo critico che ne spieghi le motivazioni.

Fortunatamente l’equilibrio precario dell’insensatezza e dell’incompetenza iniziano a vacillare, smascherando la diabolica messa in scena. Ma i premi? Con una sorprendente maestria nel rimescolare le carte, ecco comparire aperitivi e cotillon, nulla è perduto, se si è dotati d’immaginazione e se si è pronti a partire per una nuova avventura da mille e un’astuzia.

No, l’Arte non è merce da vendere e comprare al miglior offerente. L’Arte è il sentimento che riveste la vita, avvertire il suo manto sulla pelle, morbido, vellutato, impalpabile è riconoscere il suono dell’animo nel respiro del sensibile, reso visivo dagli artisti.

Gesti, segni, forme, colori, materia, sono la loro voce, la loro linfa, chi opera nel settore dovrebbe stimolarla, accrescerla, sostenerla nel rispetto e nel valore della persona, una reciprocità che matura artisti e operatori e che produce la sana competitività e il sano mercato dell’Arte.

Valore e rispetto, chiave di volta per oltrepassare il degrado e lo squallore di chi intinge la propria incompetenza nei riflessi culturali e ridare dignità alla vera Arte. Quella che nelle vesti di persone qualificate si occupa di nuove proposte e progetti, quella che indirizza gli artisti verso concorsi ministeriali gratuiti, quella che cerca soluzioni di alta visibilità per i giovani artisti, quella che partecipa alle biennali, alle fiere internazionali ed ai premi concepiti in ambito fieristico, quella che non camuffa spazi espositivi in gallerie.

Sono persone non santi, gestiscono, non divulgano beneficenza ma sono dotate di  onestà intellettuale. Tra loro galleristi che intrecciano la storia con il classico contemporaneo e che non hanno bisogno di associare il loro nome a siti, a premi o  a riviste di prestigio.

Se la coscienza non trovasse più uomini su cui poggiare il senso dell’esistenza, l’Arte lentamente si spegnerebbe nel nulla, una lenta agonia che oggi avvolge molti, ma fortunatamente non tutti.

 

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
14/12/2009

 

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