Mallamaci. Respiro di luce

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Marco Salvatore Mallamaci
Un respiro di luce si schiude sul mondo
Vivere altrove , tra l’interiorità e l’esteriorità, tra i dentro e il fuori è avvertire il sibilo della pittura ,  la complessa semplicità dell’uomo increspata tra tensioni, allusioni e illusioni

a cura di Antonella Iozzo


L’inconscio del mondo svela il passato e rivela il presente, sono passaggi di sguardi sulle ali della pittura di Marco Salvatore Mallamaci.

Il cuore legge la mano, sotto la luce del colore, e la contemporaneità mostra le meraviglie dell’ordinario: azioni, pensieri, sentimenti umani, che dilatano la sensibilità dominante la forma. Nell’Arte di Mallamaci i bisogni e i sogni dell’uomo si fondano alla materia creativa e ogni pennellata, ogni segno è un viaggio sensoriale tra emozione e ragione.

Sulle sue opere presenze solitarie esplorano la memoria, la cultura, la società e ne proiettano – a volte con andamento riflessivo, a volte con espressiva sintesi emotiva, altre ancora con formalità disarmante – l’abbraccio cosmico in un silenzio sussurrante le stelle.

La semplicità delle forme sembra trattenere i sentimenti e rilasciare l’illusione di un’eterna serenità che non è poi così lontana dal reale vissuto, se solo l’uomo si guardasse dentro, tra le fibre nell’anima. L’esistenza, infatti, con Mallamaci, diviene linfa creativa, leggerezza sospesa nei luoghi dell’interiorità, dove desideri, tensioni, conoscenza e ricerca dell’ “io” attraversano le suggestioni e vivono l’opera con una soavità fluttuante, quasi come se fossero metafore simboliche o riflessioni sul presente.

Cielo/terra, corpo/anima, donna/essenza, corrispondenze oltre la soglia per movimenti teneramente immaginari, tremendamente reali che costituiscono il genoma geografico di nuove città nelle quali la vita è una storia infinita spalancata sul cuore. Da questa consapevolezza nasce l’opera d’Arte per eccellenza: la purezza librata nell’immenso con la musicalità dei colori, del segno e del gesto, ma anche se non soprattutto con la coscienza di essere parte integrante dell’universo, troppo spesso violentato nell’intimità delle sue fibre, divenute isole solitarie disperse sul periplo dell’egoismo. Solo oltre le sponde di questa verità nascosta, regna la quiete, la pace, percorrere questi sentieri è l’unico viaggio che placa la necessità spirituale, il bisogno che sussulta nell’interiorità dell’uomo .

Le opere di Mallamaci sono un sunto di ironia e serenità, di violenza celata e armonia, lavori in cui si raggiunge un perfetto equilibrio tra la semplicità e l’importazione dei significati metaforici e allegorici. Il mondo reale, di conseguenza, sembra quasi affiorare da revisioni d’immagini che riescono ad attraversare la mente con un’essenzialità eterea nelle quali scorrono territori e ambienti contenenti frammenti onirici, arcaiche certezze e silhouette dalla forma sinuosa. Giocando su questa valenza l’artista crea raffinate evaporazioni innestate, poi, su situazioni ordinarie, e lo straordinario ,  si ferma su tela perché intessuto di una morale comune in cui ci si può ancora identificare.

Sono opere che sanno cogliere gli aspetti drammatici con la giusta dose di ironia, e legarsi al passaggio contemporaneo grazie alla fluidità della linea che coniuga pensiero e sentimento. Idee nell’espressività dell’estro atte a sfiorare le emozioni e la memoria, una convivenza evocativa che si relaziona con il segno e le campiture cromatiche. Ogni opera di Mallamaci è un capolavoro suggellato dal tempo, una pagina ferma in un istante di bellezza esemplare, storia che abita il passato per ritrovarsi nell’evoluzione di un presente che è  poetica, etica ed estetica pittorica nella concezione mallamaciana.

A volte la prospettiva scompare mentre sullo sfondo piatto appare il soggetto in tutta la sua forza, è una figurazione con un’anima astratta, sintetica, è una discreta verità al di là del confine dell’umana comprensione, linea sottile dove la solennità del momento percettivo racconta il movimento della sensualità scivolando nella natura, nei ricordi, nella vita stessa senza immaginarla perché è “senso compiuto” fattosi carne nello specchio dell’altro.

Vivere altrove quindi, tra l’interiorità e l’esteriorità, tra i dentro e il fuori è avvertire il sibilo della pittura di Mallamaci, un lento decantare la complessa semplicità dell’uomo increspata tra tensioni, allusioni e illusioni. Strati in divenire di un quotidiano al quale apparteniamo, ma che spesso procura uno stato di disagio alla nostra sensibilità liquefatta in gocce cadenti su uno specchio d’acqua, forse lo stesso che ritrae l’entità celata dell’apparenza.

Sono tele nelle quale trionfa il giardino dell’anima, limpida, quieta stabilità epurata dall’usura del tempo ed immersa in un continuum con lo sfondo compositivo che la circonda, la attraversa e la rende cosciente emozione del reale.

Sono sogni nascosti in una sonorità avvolgente che danzano sul palcoscenico del quasi possibile e spingono lo spettatore ad una lettura più approfondita per indurlo a scoprire un collage di sensazione empatiche, effetti epiteliali sul sorriso dell’universo.

L’Arte di Mallamaci è un un’esperienza con l’Arte, in ogni sua opera ci sembra di vedere, di sentire, di toccare l’artisticità del sentimento, della verità, della necessità interiore, ci sembra di accarezzare la bellezza emotiva ed intuitiva che induce all’intenso mistero racchiuso nella vita. Momenti, circostanze, certezze, ed incertezze ad esse appartenuti si tramutano in presenze e trovano posto nell’opera dell’artista, animata dai riflessi della luce espressiva, latente dinamicità rivolta verso la ricerca di nuove forme di comunicazione, ma sempre e comunque impregniate  di amore, di saggezza e conoscenza di sé.

Dall’arcipelago dei colori emergono volti, amori, storie, solitudine in controluce con lo spirito intimo di un ricordo, vita parallela di sogni reali e azioni sognate nel passaggio temporale della contemporaneità. E’ un’esplorazione profonda che riporta in superficie la spiritualità e l’incanto, ma anche l’inquietudine affogata nel tepore del sublime. L’energia positiva dell’artista, fusa con l’ispirazione, ne filtra la forza coesiva e ne racconta l’armonia, lo spazio, quello vissuto, quello intuito e quello svuotato di presenze. Il mondo su tela allora diviene dimora che custodisce la fragilità dell’uomo, la sua sensibilità, la sostanza dell’esistente, intrecci fittissimi distesi nella trasparenza dell’immenso.

Forse solo così possiamo riscoprire la non – identità e la scomparsa dell’individuo nella società globalizzata, una realtà nella realtà che lentamente cerca di recuperare il valore dell’essere fortificato dall’energia positiva trasmessa dai lavori di Mallamaci.

L’estensione della mente verso l’alba del nuovo domani porterà con sé l’umore del corpo straziato dal dolore di guerre sempre in atto, ma dove tutto è perduto nasce la luce, il tumulto di senso che partorisce la rinascita, ed allora, nuove linee tracceranno le strade dell’universo e nuovi fiumi scorreranno tra le valli della fratellanza.

L’opera di Mallamaci sembra contenere l’intuizione sensibile del rinnovamento, un lento andamento che sospinge verso l’imprendibile. La sensazione è quella di sentirsi sfuggire il momento, tutto vaga, simile a nuvole, senza limiti impossibile coglierle, possibile respirarne la vitalità. E’ una danza gioiosa che coinvolge senza invadere, è come assaporare sulla pelle il risveglio del sole, impressione fuggevole che risuona nell’animo ed esprime un’atmosfera spirituale, armonica, carica di significato.

Sono essenze metropolitane modellate da Mallamaci con la loro stessa luce,  con il sorriso dell’anima e la sensibilità dell’occhio cosciente,  fino ad abbracciare gli infiniti universi espressivi dell’Arte di vivere dentro e fuori la forma del reale.

 di Antonella Iozzo © Produzione riservata
                  (20.11.2009)

 

Curriculum

Marco Salvatore Mallamaci (Magna Grecia 1948) artista, collezionista, laureato in lingue e letterature straniere presso l’University of Windsor (Canada) nel 1968, e funzionario del Ministero degli Affari Esteri dal 1979, vive  a Managua in Nicaragua.

Agli inizi degli anni Ottanta ha inizio il suo percorso artistico tra il Belgio, l’ Etiopia,la Gran Bretagnaela Colombia, ma èla VI MostraInternazionale di Pechino regalargli la fama internazionale nel 1999, la sua partecipazione infatti riscuote  numerosi consensi di pubblico e critica e stampa come la rivista mensile “Cina Oggi” che pubblica una sua intervista. Nel 2004 quando consegue il Premio d’Oro alla VII Mostra Internazionale d’Arte di Pechino, vari organi di stampa danno ampia risonanza all’evento, come

CCTV (corrispondente alla RAI), Rete TV Investimenti Internazionali Cinesi i quotidiani “Le notizie di Canton” e “Il Giornale di Canton”, e le riviste “Persone Famose di Pechino”, “Beijing Tatler”. Nel 2007  anche la stampa londinese con Peter Russu, Direttore di “Art Addiction” ed editore di “World of Art Magazine” si esprime ottimamente sull’estro artistico di Mallamaci, attraverso MASTERS

Il successo arriva anche in Italia, fra le sue varie partecipazione ricordiamo  l’invito, sempre nel 2007, del Comitato scientifico della VI Biennale Internazionale dell’Arte Contemporanea di Firenze.

Notevole importanza hanno inoltre le sue due ultime esposizione internazionali tenutesi nell’estate 2009 negli Stati Uniti, rispettivamente la mostra : Marco Salvatore Mallamaci From China to the United States via Italy presso il Museum Of The Americas dal 1 2 giugno al 4 luglio e la mostra “An Ambassador of Peace in a Hectic World Marco Salvatore Mallamaci”, presso il Latino Art Museum dal 6 al 29 agosto.

 

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