Monet, acqua e ninfee

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Monet, acqua e ninfee
L’esposizione, uno scrigno di rarefatte atmosfere

  

Monet_Ninfee_Milano – Quando la passione incontra la bellezza la natura rivela l’essenza della vita, è il giardino di Monet. Acqua e ninfee incanto sospeso nella mostra “Monet. Il tempo delle ninfee”, in corso a Palazzo Reale fino al 27 settembre sotto la cura di Claudia Beltramo Ceppi e in collaborazione col Museo Marmottan di Parigi, che custodisce la famigerata “Impression, soleil levant” di Monet considerata la prima opera impressionista che ha dato nome al gruppo.

Fluida, incandescente, poetica esattamente come il meraviglioso turbinio di colori, di luci e di ombre della dimora di Monet a Giverny, dove il grande maestro dell’impressionismo aveva scelto di trascorrere la sua seconda metà della vita. Un luogo magico dove il sublime vela il battito delle foglie, dei fiori, degli alberi e dove il luccichio dell’acqua ricrea paesaggi di emozioni,  unici e paradisiaci. Qui, la sua ricerca estetica sulla luce raggiunge l’apice, svelando il senso poetico delle cose dentro il mistero della natura.  

E’ una bellezza palpitante, struggente, malinconica, sensuale quella per un giardino dal gusto esotico, creato con piante importate dall’estero, ma soprattutto con uno stagno liricamente intriso di poesia e nel quale il fascino delle ninfee fluttua bagliori, respiri, silenzi dolcemente cromatici, effluvi armonici adagiati su uno spartito acquatico, che nel discreto e semplice allestimento espositivo, riverbera, procurando nello spettatore la sensazione di trovarsi in un mondo lontano dal fragore quotidiano e vicino all’orizzonte dei sogni e della quiete.  

Dalle sale al giardino e viceversa, una corrispondenza giocata su riflessi quasi sonori che scivolano danzando sul piccolo ponte ad arco di legno, la famosa “passerelle japonaise” fatto erigere sulla base dei modelli raffigurati nelle xilografie giapponesi che Monet collezionava. Un amore per l’arte giapponese che in mostra sfila in un percorso parallelo, infatti vengono esposte, a rotazione per ragioni conservative, 52 stampe di Hokusai e Hiroshige, provenienti dal Museo Guimet di Parigi. Un fascino per l’esotico inondato da una cascata di glicini vaporosi, leggeri, eterei, e il ponte diventa il soggetto prediletto di alcuni suoi quadri ai quali la mostra ha dedicato un’intera sala.  

Il giardino, con Monet, diviene poesia visiva, passaggi d’evasione e contemplazione che rivelano il suo animo “giardiniere”, un’ossessione bruciante la vista, un fiume impetuoso di vita, colori , luce. Da qui nasce la quintessenza di quest’angolo di mondo adesso in mostra a Milano: venti opere di grandi dimensioni realizzate tra il 1887, quando si era già trasferito a Giverny, e il 1923, quando a 83 anni affrontava due operazioni alla cateratta per tornare a dipingere le sue amate ninfee.

Opere che traboccano d’espressività, opere in cui la tensione emotiva raggiunge l’estremo grado di estensione per poi ricadere su ogni petalo carica di scintillii, di evaporazioni, di dissoluzioni tonali, e come se con ogni pennellata il maestro volesse dipingere l’aria uscita dall’ombra per rientravi subito dopo, una sensazione più profonda della bellezza di un paesaggio perché è trasposizione sentimentale, è l’invisibile della natura nella musica dell’anima, una melodia sulla tavolozza di Monet.

I fiori acquatici e le loro foglie piatte danzano sulla superficie incorporea della sensibilità, un’orizzontalità che contrasta con i salici, le strutture pendenti delle piante e le canne di bambù, che sospirano, invece, nella verticalità di una partitura dalla costruzione asimmetrica, irregolare, un movimento sviluppato nei colori audaci fusi e avviluppati su se stessi, è un tripudio, un vorticoso slancio di sensualità cromatica, è una vertigine sensoriale emanata dal ciclo monumentale di ninfee donato allo Stato francese nel 1918, in occasione dell’armistizio, ma esposto successivamente, purtroppo dopo la morte di Monet,  in forma permanente nelle due sale ovali dell’Orangerie del Louvre, nacque la  “Cappella Sistina dell’impressionismo”, e la mostra di Palazzo Reale ci proietta in questa onirica visione esponendo  le grandi tele preparatorie dell’Orangerie. L’esposizione, uno scrigno di rarefatte atmosfere, si conclude con una ricca documentazione fotografica del giardino di Giverny dell’epoca Monet, attualmente il più visitato al mondo.  
Monet, il giardino, l’acqua, le ninfee, un idillio di pittura e natura.

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
    (07/05/2009)

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