Pensieri d’artista

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6 artisti per “Pensieri d’artista”
Gesti, segni e … parole
Claudia Bertera, Francesca Carolli, Gilberto Carpo, Luigi Curreli, Julian T, Silvio Zago
a cura di Antonalla Iozzo

I pensieri che si amano, non si posseggono mai completamente, semplicemente si mutano in espressione artistica e si consegnano al domani.
Nello spazio di un idea, l’astrazione della mente diviene corpo, anima, bellezza, sono i pensieri d’artista di Claudia Bertera, Francesca Carolli, Gilberto Carpo, Luigi Curreli, Julian T, Silvio Zago in mostra su Bluarte.
Un viaggio sul precipizio del brivido vitale che attrae pericolosamente il pennello verso l’incognita del desiderio, dentro l’infinito che muove e smuove l’estro, tra le anse della ragione trafitta dal sentimento. Improvvisamente tutto si dipana: muovendo l’aria, i colori, le suggestioni, la mente si sveste del superfluo e con una nuova, leggera libertà espressiva, traccia lo sfondo ideale per la modulazione del pensiero, la metamorfosi creativa ha inizio.

La forte personalità di Claudia Bertera vive il supporto, linee precise seguono le coordinate del tempo, mentre una vitale materica presenza rilancia la tensione cosmica in quell’attimo nel quale si condensa il senso e l’essenza di ciò che sta per prendere forma, ma in quell’attimo cosa avviene, come nasce? È la stessa Bertera a risponderci

Ogni momento è buono per cogliere l’attimo. Ci deve essere qualcosa che mi dia un impulso, una forte emozione: può essere una notizia,un luogo,una situazione, una piccola cosa o un sogno, se la mia testa comincia a elaborare sono approdata alla prima fase: ideazione. Proseguo poi con la progettazione, penso al tema, decido la tecnica, i colori ed infine al titolo. Quando ho tutto chiaro inizia l’esecuzione e tutto quello che ho ideato e progettato, attraverso la manualità, và a concretizzarsi sul legno o sulla tela.

Le emozioni, i sogni, i pensieri della Bertera entrano in scena per un’avventura creativa profonda e suggestiva che si offre allo sguardo come una rifrazione di istanti e di memoria. Una sequenza unitaria di punti e linee sembrano comporre un’essenziale atmosfera musicale che si dissolve ampliando le prospettive per lucide analisi emozionali o logiche costruzioni di pensiero?

Direi che una cosa non esclude l’altra. L’imput è emozionale e una logica costruzione di pensiero mi porta poi, a formare e completare l’opera.

Un’armonica partitura cadenzata dai ritmi delle passioni e della ragione, che sprigiona, suggerendo, anziché definirle le sfumature del sentimento dell’artista. E’ un invito a entrare tra le fibre di un racconto per forme, colori e spazi. Ma una lettura approfondita delle sue opere quanto ci rivela di Lei?

Ritengo di essere una quasi perfetta risonanza tra ciò che sono e ciò che dipingo. La mia pittura decisa e caratteriale credo sia la prima cosa che colpisce e che rivela parte della mia forte personalità.

Pensieri d’artista in equilibrio tra istinto e immaginazione, tra sperimentazioni e classicità, tra elaborazioni sensoriali e retrospettive di sogni su tela.

Concetti e meditazioni che esprimono l’organicità della loro sostanza in lucide impressioni sensibili che vibrano in tutte le fibre al minimo contatto con l’Arte. Arte che racconta il pensiero di Luigi Curreli attraverso …

Il colore, quasi mai sfumato, quasi sempre deciso e forte. Colori netti e puri che tratteggiano d’istinto realtà interiori spesso difficili da decodificare, ma riassumono, nell’allegria o nella drammaticità, a seconda delle combinazioni, la poca disponibilità a mediare, almeno nelle cose fondamentali della vita, la voglia di posizioni chiare e decise. Pensieri, principi che si stagliano in atmosfere immaginifiche come assoluti, come valori da rispettare.

Nelle sue parole si avverte la forza del sentimento cromatico un suono interiore carico di emozione mentale traslato in materia pittorica. Coreografica e suggestiva espressività che muove il disegno dei pensieri e diviene pura azione nel suono del colore. Un colore che cammina, che si evolve, che diviene vera anima dell’atto creativo, ma che importanza ha il colore, per Lei, nell’esprimere gli stati d’animo che accompagnano l’opera?

I colori descrivono, si muovono sulla superficie verso lo spettatore, sono l’elemento fondamentale al quale mi affido per trasmettere il percorso emotivo che mi accompagna durante la realizzazione dell’opera. Nella battaglia di Sanluri, viene richiamata la drammaticità dell’avvenimento per Sanluri e per tutta la Sardegna. Sono emozioni forti, vissute ai piedi della cittadina fortificata, l’atmosfera è cupa, cruda, sanguinolenta più vicina alla realtà rispetto alle rievocazioni attuali. Ne il Rivo del Pianto prevale di nuovo il rosso: ancora sofferenza, sofferenza interiore che si autoalimenta: l’albero affonda le radici nel rivo rosso sangue a sua volta alimentato dalle lacrime di sangue che si staccano come terribili frutti dai rami dell’albero stesso. E’ la descrizione della solitudine, della sofferenza profonda che deriva dal sentirsi soli, anche in mezzo alla gente. La morte interiore, l’isolamento, l’indifferenza, l’assenza di speranza, forse il male peggiore.

L’esistenza affonda le sue radici nel rosso, rivoli di vita spezzata, occhi inabissati nel fiume del dolore, respiri che scivolano dall’anima della terra e si condensano nella verità dipinta da Curreli. Intime verità come palcoscenico per la sua arte o la sua arte come teatro per reali verità interiori?

La mia arte è “vittima” delle mie verità interiori. Verità interiori aggrappate a principi inviolabili; vissute solo in apparenza in modo leggero. I colori si aggrappano alle verità e realtà interiori e le vestono, le travestono di sé, ma senza stravolgerle. E’difficile leggere attraverso le immagini, ma le emozioni trasmesse credo siano onomatopeiche del pensiero che le sottende.

Sulla superficie di ogni supporto emergono flutti d’intimità che viaggiano in parallelo con il pensiero e ogni tela sotto il segno dell’artista parla, comunica, vibra.
Danza silenziosa, dialogo serrato o musica cromatica, ogni gesto diviene collante tra il pensiero e la sua elaborazione artistica, ma quando e come l’idea di Silvio Zago si ricopre di sostanza pittorica?

La tela va affrontata in modo determinato con macchie di colore mai casuali, ma con quelli con i quali esiste  un collegamento istintivo e un rapporto che proviene dall’intimo. Lavoro le masse cromatiche senza pensare ad un ipotetico soggetto e, ad un certo punto nasce l’idea sulla quale insistere. A volte, a lavoro inoltrato, anche il cambio involontario di una tonalità o il segno di una spatolata mi fanno dirottare verso altre conclusioni ed è lì che l’idea si completa.

Una propulsione di materia incandescente ricade quindi, come gocce di pensiero fluido nelle variazioni cromatiche di Zago . Nuovi equilibri riaffiorano da una nuova texture che ci viene incontro proiettandoci dietro le quinte del suo pensiero e dentro la composizione è un universo che sta nascendo e ci viene naturale chiederLe: la realtà intorno a lei quanto influenza la sua creazione?

L’ambiente e la realtà che mi circonda sono determinanti per la creazione dell’opera. Nel momento in cui mi appresto ad eseguire l’opera, della quale non esiste mai un soggetto già definito ma solo sensazioni sulle quali realizzare  il mio sentimento, è decisivo lo stato d’animo in cui mi trovo e che è sempre in rapporto diretto con ciò che ti circonda: l’ambiente, la luce, il clima, la tranquillità, il silenzio. Ci sono giornate nella quali, in assenza di tutti questi presupposti, non riesco neanche “a fare colore”. Il colore non solo si vede ma soprattutto si sente perché è determinato da quello che esce dal proprio animo e che in alcun modo riesci a guidare e a definire, te ne accorgi solo quando senti che sta bene e che stai bene con quel colore.

Presenze invisibili capaci di aver vita propria materializzandosi in visioni ed evocazioni, in espressioni dal tono musicale che ci rimandano al sentimento puro dell’artista al suo pulsare, al suo essere suono, colore e pensiero perché sotto la materica essenza delle sue opere cosa ci cela …?

Un rapporto costante con l’ambiente naturale, da cui deriva tutto oltre l’origine,  e la proiezione verso un desiderio fantasioso di tranquillità e di intima soddisfazione.

La dimensione del sensibile ricama con estrema nitidezza i luoghi della mente, essenze narrative che raccontano la forma dell’idea evocando il pensiero, l’estro, l’onda sismica dell’ispirazione che descrive con vibrante sensibilità la dimensione di Francesca Carolli. Arte e pensiero s’intrecciano profondamente, il tempo deborda il vissuto e si condensa pennellata dopo pennellata con grazia e determinazione, disincanto e intimità, in lampi di vita che fanno scoprire l’eclettica esistenza di un sentimento primitivo nella cadenza della forma. Dinanzi alle sue opere è naturale chiedere l’artista: Come nasce l’inspirazione e come si trasforma durante il processo creativo?

Il mio modo di dipingere è immediato, mi lascio guidare da quello che ho tracciato a caso sulla tela. Talvolta riesco a capire abbastanza presto se sono riuscita ad instaurare un rapporto con un “personaggio” chiave, poi man mano che proseguo capisco se ho abbastanza carica emotiva e divento un tutt’uno con i colori, i personaggi. E’ proprio in questo momento che riesco a trovare una creatività sempre più viva e crescente che mi avvolge completamente. Vivo l’inanimato come qualcosa di autentico dal quale, collocando le diverse masse in modo appropriato e i colori con un certo equilibrio, sviluppo un piccolo “racconto”. Il resto viene da sé per poi cambiare e lavorare sotto un’altra prospettiva, ossia quella più logica e faticosa, quella che unisce e stabilisce il rapporto tra tutti gli elementi, per far sì che, infine, diventino un tutt’uno.

Simboliche intuizioni e variazioni su tema aprono finali possibili dagli orizzonti mai limitati che creano e ricreano palpitanti visioni sul simbolico, sul primitivo, sull’entità femminile, sulla forza e la fragilità. Tutto ciò appartiene al suo pensiero creativo?

Credo che queste caratteristiche centrino moltissimo, fino in fondo. Sono certa che il mio inconscio mi inciti molto essendo una persona profondamente spirituale con una grande carica di innata fantasia onirica. Poi, credo che le sopracitate caratteristiche, siano indispensabili per poter creare qualcosa di vero relativamente alla pittura.

Opere quindi come visioni vive, come pensieri che brillano di luce nuova e al contempo di eleganza primitiva uniscono a una creatività libera e feconda un’anima sfaccettata. La personalità poliedrica di Carolli che pulsioni, sentimenti, emozioni avverte nel realizzare un’opera?

Ogni opera che faccio la vivo in modo diverso. Sono certa che molti sentimenti anche transitori, possono determinare un’opera: un’insieme fra sentimenti interiori ed esteriori, fra il nostro vissuto e il non vissuto, gli avvenimenti della vita, le difficoltà, la sofferenza, la tensione, la tenerezza, l’inutilità e il nulla che possiamo trovare davanti a noi, l’impotenza di sapere che tutto è anche transitorio e instabile, per poi svanire per sempre. Infine, provo tanta gioia quando riesco a compiere un’opera rispondente alle mie aspettative estetiche, proprio come se avessi dato alla luce un qualcosa di vivo.

La voce della pittura libra il suo canto per una beata immersione nell’infinito, nell’ universo, nell’estetica di Gilberto Carpo. Attraverso la sua sensibilità le linee sinuose e rigogliose della natura in s’innalzano in vitali e possenti alberi che si ramificano in pensieri, in raffinati rapporti emotivi e trasalimenti dell’immaginazione. Impressioni naturali che in Carpo divengono carattere, forza, maestosità ed infinita e nobile morbidezza. Quiete seducente ed ispiratrice che guida le sue mani in una sconcertante descrizione della vita, infatti il suo dipingere le forme della natura, è sensibilità e bellezza, è vigore e movimento, è eruzione primordiale nel vigore di radici possenti che pulsano di essenza, ma è soprattutto anima e pensieri. Pensieri che fermentano, intuizioni che fremono, respiri di quotidiana realtà, come tutto questo entra nel processo artistico?

Quando sei davanti alla tela inizia un’avventura. Quei centimetri di superficie t’investono, t’avvolgono, diventano parte di te. Diventano lo spazio della tua anima, uno spazio dentro al quale si avvia un processo creativo, il frutto di un’esperienza trascorsa, un accumulo di visioni, di amore per le cose che ti hanno ispirato e colpito aprendoti all’incanto. Il senso pratico si fonde con il senso astratto, colore su colore, impasto su impasto,velatura su velatura, una metamorfosi appassionante che diviene stesura di un sentimento che ti prende le viscere e ti solleva accompagnandoti nel suo grembo più profondo dove la vita e la morte si congiungono in un unico e misterioso amplesso. La quotidiana realtà spesse volte si dipana nell’animo, ti coinvolge, perché ogni esperienza di vita si fa profonda, è una energia che penetra e compone una sottile trama esistenziale. Una ricchezza densa di vita che si manifesta nella propria coscienza di artista.

La grande comunicatività non solo pittorica di Carpo, apre nuovi dimensioni, in cui tutti i ritmi e le nuance dell’Arte costruiscono un concerto di emozioni e tensioni attraverso una variegata gamma espressiva come stati d’animo che precedono e seguono la realizzazione dell’opera …

Stato d’animo come testimoni del rapporto e nel dialogo fra la tela e l’autore,legami profondi esistenti nell’intimo scambio fra la tela e la tavolozza, il pennello e il colore, in essi la magica espressione prende forma e corpo. Il vortice creativo si fonde in una danza compositiva. Come il racconto pittorico diviene parola è il più profondo mistero che lega tutto l’universo dell’Arte. Si può descrivere il contenuto, la stesura compositiva, la contemplazione estetica, ma vi è altro, di molto più intimo, quello forse più vero e più sottile che lega gli artisti di ogni epoca: la spinta creativa dentro la quale troviamo l’invisibile, indescrivibile esistente.

Movimento puro che muove e smuove le fibre dell’universo, caos esterno che preme e implode dentro il senso, dentro l’umano sentire ricomponendosi in un attimo eterno che vive su tela, grazie al suo pennello che vibra nella notte delle emozioni o nel giorno della ragione?

Emozione e ragione, vanno di pari passo. E’ il pensiero che si concretizza nella prima istanza, ma l’aspetto emozionale è comunque presente, anche perché vi sono delle parti puramente intuitive poi quando la visione si fa più complessa entra in gioco quella che io chiamo la ragione sensibile e qui inizia la danza sull’orlo del precipizio fra emozione e ragione: la ragione diventa emozione e l’emozione diventa ragione. L’opera continua così il suo percorso nella stesura e nella complessità, nel dubbio e nei ripensamenti.

Pensieri inebriati dalle emozioni ed emozioni evocati dai pensieri. È una musica dalle vibrazioni intense e dalle passioni irresistibili che si risveglia nell’anima, nel cuore, sulla pelle, è una musica nella quale subentra il pensiero. Julian T c’è lo racconta, rendendolo palpabile nel suono delle sue opere, ma le sue opere hanno un suono?

Tutte le mie opere hanno un suono preciso. La natura stessa della loro realizzazione le rende tali. Così come questa società è sempre maggiormente piena di immagini, lo stesso vale per i suoni e i rumori. La realizzazione delle mie opere è performativa, nel momento in cui la sfera piena di colore colpisce la tela, proprio in quell’istante, la creazione dell’opera è accompagnata dal suono dell’impatto della boccia sulla tela: il frantumarsi del vetro, il colore che colpisce e si espande sul supporto. Il suono prima del silenzio, del momento in cui si percepisce la tensione del raccoglimento che anticipa l’esplosione.

Un suono intenso ed incisivo che trasfigura la voce dell’Arte, mentre il pensiero deborda lo spazio, straordinario tessuto sonoro che unisce il controllo della mente all’irruenza e alla libertà della tensione creativa. Sensazioni e pensieri contemporanei che investono i nostri sensi con un magma d’informazioni e sollecitazioni, le stesse che costituiscono la cifra vitale del nostro presente e del prossimo futuro. E’ la realtà quotidiana, bagnata , fra l’altro, dalle trasparente evanescenze delle sensazioni. A Julian T chiediamo: da ciò può nascere l’opera?

Tutta la mia ricerca artistica è frutto di un’attenta analisi della società che mi circonda, del mondo in cui vivo. Per me le sensazioni non sono affatto evanescenti, anzi sono gli stimoli che ricevo dalla vita stessa che mi permettono di avviare le mie riflessioni che poi si traducono in arte, il mio linguaggio. Come, ad esempio, è accaduto per i miei Impact Light, dove le impressioni delle insegne luminose, che ormai colorano le nostre cittadine notturne, sono state lo stimolo visivo che hanno innescato la mia considerazione. L’artista deve essere una persona attenta a tutti gli stimoli che il mondo gli offre.

Stimoli che divengono esperienza estetica, che riflettono il tempo e la vita in un istante di pura creazione artistica, è l’attimo che precede il contatto con la tela, per Lei è tempesta, è fuoco, è caos o quiete in attesa della danza tribale del pennello?

Nelle mie opere l’attimo che precede la realizzazione dell’impatto è un momento denso di energia. La sfera piena di colore tra le mie mani rappresenta il potenziale di tutta la mia ricerca artistica. È un momento che potrei definire, quasi alchemicamente, di concentrazione. Attraverso l’azione questo potenziale si libera prendendo forma e facendo nascere l’opera stessa. Ogni momento della sua realizzazione e ricco di simbolismi e di valenze. L’impact per sua natura è forza espressiva e deflagrazione in pochi attimi, e come tale il momento che precede questa “esplosione” si carica ancor più di forza: una “quiete prima della tempesta.

Quiete che rapida ed improvvisa si trasforma in una lacerazione tra felicità e sgomento, tra stupore ed emozione, è il dolce brivido che si percepisce naufragando nell’immensità di opere che seducono, attraggono, catturano la libido del pensiero, una deflagrazione che si congiunge con il tumulto generato da quella tempesta che solo adesso tocca l’iride del nostro sguardo.

Pensieri inespressi, inviolati, cantati, narrati, sognati, navigati. Pensieri costruiti vagando tra la realtà, vivendo la quotidianità, sentendo gli umori del mondo. Pensieri vissuti, depositati, ingoiati riversi all’ombra dei nostri anni. In questa mostra, come diademi incastonati nella vastità dell’ispirazione, i pensieri hanno tracciato la più intima essenza degli artisti, la loro anima, la loro sensibilità, la loro profondità che rinasce Materia, sostanza, essenza fremente nell’infinito eterno del loro gesto.

di Antonella Iozzo ©Riproduzione riservata
                  (06/05/2013)

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