Wynne Evans

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Dall’Alabama a New York passando per la California

 

 

Milano –  Wynne Evans, emergente a cinquant’anni espone alla Galleria Rubin di Milano fino al 18 marzo 2008. Prima italiana, prima personale, prima …. decoratore del jet set internazionale.

Dall’Alabama, dove è nato, a New York dove vive e lavora, passando perla California. Lecase, le ampie case dell’alta aristocrazia sono lo strumento del suo lavoro di decoratore; ma la pittura lo attende per scenografiche messe in scene in cui vivere il pathos emozionale.

Nel 1990 il suo primo incarico: l’affresco per il palazzo di un principe saudita. Una maestosa opera lirica si srotola sui muri, divenuti le quinte di un bazar medievale, donne al bagno si animano come protagoniste in posa per sguardi di ammirazione, per considerazioni da museo, per la sorpresa della meraviglia.

L’eco corre veloce di casa in casa, dalla Florida alla California, dal New England al Texas e per Evans inizia l’ascesa verso il successo.

La cultura europea da sempre suscita negli americani, uno straordinario interesse, ammirano i pittori del vecchio continente per l’eccellente qualità tecnica , interpretativa e per l’uso dei colori. Wynne Evans riesce a far rivivere il sogno europeo specializzandosi soprattutto in Tiepolo, Veronese, Boucher per poi interpretarli in modo evocativo e decisamente personale. Evans conquista e non mancano gli incarichi pubblici come la richiesta del Club 21, celebre locale di Manhattan frequentato da Al Pacino e dall’ex sindaco di New York Rudy Giuliani. Ma nel 2005 è la voce dell’artista ad elevarsi sopra ogni cosa ed Evans, inizia a dipingere nell’intimità del suo studio opere che “parlano” di letteratura, che traducono il suo interesse per la poesia, che coniugano la grande storia dell’Arte con il proprio percorso artistico; una simbiosi di illusione ed evasione, di segni del pensiero e di pensieri gestuali.

Shakespeare, Eliot, Donne, Grimm, Boccaccio, Keats; drammatico, intenso, lirico, fantasioso, passionale, profondo, ogni espressione letteraria trova posto nell’impressione della pittura. Sono attimi estratti dal racconto e reinterpretati con una teatralità suggestiva. Lo sfondo avanza autonomo, quasi fosse un dipinto a sé, mentre il soggetto entra nelle sue pieghe con una naturalezza che sa di mistero, apparizioni tanto reali da sembrare il reale trasfigurato nell’irreale. E così in “The naughty child” il soggetto, ritratto in maniera iperrealista su uno sfondo paesaggistico ripreso con indole romantica, produce un effetto estraniante; mentre “The pot of Basil” è un fermo – immagine congelato nel tempo, atmosfera siderale per sensazioni irretiti nella luce fredda ed asettica.

Miti, leggende ed allegorie scivolano sulle tele di Evans portandosi dietro il tonalismo di Tiziano, il virtuosismo di Boucher, il manierismo di Watteau per una versione in stile Wynne Evans, maestro nell’ironia pittorica.

 

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
04/03/2008

 

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