Asian Dub Photography

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E’ passato più di un secolo da quando Emilio Salgari descriveva nei suoi romanzi d’avventura luoghi lontani, come l’India o la Malesia, senza esservi mai stato.
di Filippo Moccia

 

Modena – E’ passato più di un secolo da quando Emilio Salgari descriveva nei suoi romanzi d’avventura luoghi lontani, come l’India o la Malesia, senza esservi mai stato. Oggi le possibilità d’accesso al mondo si moltiplicano a ritmi esponenziali e, qualora non si abbia la possibilità fisica di viaggiare, usi, costumi, architetture e volti di un Paese divengono visibili virtualmente nel tempo di un click. Oggi più di allora l’immagine di un luogo è frutto di costanti mediazioni e negoziazioni che hanno radici ideologiche, culturali, religiose, economiche.

Occidente e Oriente non hanno senso d’esistere separatamente. L’uno è necessario all’altro per definire se stesso attraverso l’identità e la diversità dell’altro. Ma le definizioni cui si perviene non sono mai stabili, né definitive, né tanto meno univoche. Esistono molti Occidenti e molti diversi Orienti. E se il sistema di rimandi, ma anche di conflitti, dominazioni e contrapposizioni violente è insito nella storia del mondo, nell’era della globalizzazione tale processo a flusso continuo è accelerato e intensificato.

In Estremo Oriente e nel Sud-est asiatico il futuro high tech s’interseca ogni giorno con il passato in un continuo gioco di interpretazioni e rivisitazioni di culture e tradizioni millenarie, producendo come risultato tangibile infinite immagini, vere e proprie proiezioni di desideri. Tutto ciò si manifesta secondo un procedimento ridondante, talvolta martellante, eppure sempre diverso: con sfumature cangianti che ritornano come echi lontani, il visitatore impreparato viene sorpreso da tanto fragore, ma al tempo stesso sedotto dalla sua armonia e dal suo apparentemente inspiegabile equilibrio.

Un grande mosaico dove ogni pezzo può essere intercambiabile, un insieme di immagini che giungono a noi come diluite e sospese. Una realtà fluttuante che va e viene, a ondate, in un loop composto da tanti episodi che incantano senza mai stancare, come se appartenessero a un album musicale ascrivibile al genere dub: Asian Dub Photography.

(….. tratto dal catalogo: Asian Dub Photography, a cura di Filippo Maggia e Francesca Lazzarini, ArchivioArte Fondazione – Ed. Skira )

 

di Filippo Moccia
  (21/03/2013)

 

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