Vitienologia soft per un vino identitario e sostenibile

Vitienologia è la chiave del cambiamento. Il consumatore e l’ambiente oggi al centro di una vitienologia dove le pratiche sia in vigna che in cantina vengono ridotte al minimo al fine non solo di garantire l’assenza di solfiti ma anche di esaltare le peculiarità più autentiche dei vitigni.

Redazione

tenuta_santantoniojpegVitienologia soft l’incontro-seminario svoltosi giovedì 1 dicembre e voluto dalla nota azienda veronese Tenuta Sant’Antonio per affrontare uno dei temi più attuali e dibattuti del momento: l’impatto delle pratiche umane in campo, in vigna e in cantina.

Un tema che sta molto a cuore all’azienda dei fratelli Castagnedi che da numerosi anni è impegnata sul fronte della vitienologia non solo a “basso impatto ambientale”, ma capace di garantire la massima esalta-zione dell’identità più autentica dei propri vini. Alla serata sono intervenuti oltre a Tiziano e Paolo Castagnedi (due dei 4 fratelli proprietari della Tenuta), che hanno portato l’esperienza della linea Télos, il ricercatore Diego Tomasi, direttore del Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano (CRA-VIT), tra i maggiori ricercatori del settore vitivinicolo a livello internazio-nale e Fabio Piccoli, direttore di Wine Meridian.

Fabio Piccoli, direttore di Wine Meridian, ha introdotto la serata parlando del panorama di mercato in cui si inserisce la vitienologia soft. “Questo nuovo modo di concepire la vitienolo-gia è un tema molto attuale, pienamente in linea con le richieste del mercato e del consumato-re.

La vitienologia soft si inserisce in un contesto di mercato che vede: l’aumento espo-nenziale dell’export e quindi un nascente approccio a nuovi consumatori e nuove sensibi-lità di consumo; una migrazione dei consumi da forme tradizionali e Paesi tradizionali a eco-nomie di Paesi terzi emergenti, dove si rende necessaria una maggiore educazione al consumo del vino; ed infine un contesto dove emergono sempre nuove sensibilità nei confronti dei vini naturali, biologici o semplicemente più salubri.

Di fronte a questo scenario le aziende vinicole stanno cambiando, innanzitutto ampliando la gamma di prodotti offerti, ma soprattutto intercettando tutte le tendenze possibili. Il consumatore diventa oggi il metro di riferimento dei produttori”

Centrale durante il seminario l’intervento del ricercatore Diego Tomasi, direttore del Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano (CRA-VIT): “La grande ricchezza della viti-coltura italiana è il patrimonio varietale: sul nostro suolo sono coltivate 504 varietà di vite di cui il 70% sono autoctone. Si fa fronte sempre di più la necessità di approcciare un nuovo modo di produrre vino, non possiamo più concepire la vitienologia come 20 anni fa, perché il consumatore richiede maggiore attenzione all’uso di pesticidi, ha paura dell’OGM e vuole bere vini più salubri.

È necessario dunque produrre vini di qualità e salubri, ridurre la pressione ambientale, tutelare le risorse (acqua, suolo…), garantire i processi e tutelare il consumatore.
Per far fronte a queste nuove sfide le aziende hanno bisogno di innovazione che si declina in: una nuova mentalità nella gestione del vigneto, sostituendo ad esempio il letame e i prodotti chimici con nuovi sistemi di concimazione come il Compost; ritornare a lavorare i suoli senza l’uso dei diserbanti, ma con innovative tecnologie che costano sicuramente di più, ma migliorano la resa produttiva; una gestione migliore del vigneto per prevenire le malattie che possono colpire la pianta.

A tal proposito si parla già di New Breeding Techniques, come cisgenesi e genome editing, che ci permetteranno nel giro di 15-20 anni di arrivare a riprodurre viti con il gene della resistenza a determinate malattie. La ricerca in tal senso ha ancora bisogno di finanziamenti per poter proseguire e cambiare così il destino della viticoltura”.

Dalla teoria si è passati alla pratica, o meglio all’esperienza della linea Télos, che oggi offre vini “senza solfiti” tra i più interessanti nel panorama enologico italiano, che ha portato Tenuta Sant’Antonio verso i confini più estremi in termini di vitienologia sostenibile.

“Fin dall’inizio del nostro percorso produttivo – ha spiegato Paolo Castagnedi – abbiamo vo-luto investire in una viticoltura il più possibile rispettosa dell’ambiente e dei consumatori. Ma è indubbio che la nostra esperienza con la linea Télos ci ha spinti verso una vitienologia che noi definiamo soft dove le pratiche sia in vigna che in cantina vengono ridotte al minimo al fi-ne non solo di garantire l’assenza di solfiti ma anche di esaltare le peculiarità più autentiche dei nostri vitigni, Corvina e Garganega in primis”.

“Il nostro obiettivo è l’uva, rendere il prodotto più integro possibile, non contaminato da solfi-ti o agenti chimici. Per fare questo il nostro lavoro parte dal vigneto. Questi vini esprimono un impatto olfattivo chiaro, complesso. Il nostro focus si è spostato oggi su chi domani beve il nostro vino: stiamo mettendo grande attenzione verso la produzione di un vino rispettoso a 360 gradi, dalla pianta al bicchiere. La più grande soddisfazione è che chi si avvicina a consumare questi vini, torna sempre e non accetta di bere altro. Questo ci fa pensare di aver trovato la strada corretta” ha concluso Tiziano Castagnedi.

 

 Redazione
(05/12/2016)

 

Bluarte è su https://www.facebook.com/bluarte.rivista e su Twitter: @Bluarte1