Architetti del suono

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Hagen Quartett. Emozioni che pulsano alla
 Società Filarmonica di Trento

Quartetto-HagenTrento – Hagen Quartett, la naturale eleganza della perfezione in una serata scolpita dalla Musica. Nuova essenza sonora nella vastità culturale della Società Filarmonica che ci ha regalato un concerto di altissimo livello qualitativo. In programma musiche di Mozart e Beethoven, meraviglie musicali nordiche che incontrano la poesia di casa nostra con le trascrizioni per quartetto d’archi da “Luisa Miller” di Emanuele Muzio, allievo di Verdi, omaggio all’Italia e al melodramma.

Un lavoro sottile e raffinato, che il quartetto Hagen srotola in un’affascinante arabesque lirica. Toni soffusi, portati all’estrema conciliazione espressiva, avvolgono il mondo dei sensi sospeso nell’atmosfera imbevuta di valenze leggere e salottiere. Arie irrorate di cameristica stilizzazione dall’attitudine seriosa e professionale dei fratelli Hagen e di Rainer Schmidt.

Un mosaico di emozioni intercalato tra tempo e spazio, la sala della Filarmonica è colma di rarefazione in movimento che si condensa in materia sonora con il Quartetto op. 18 n. 6 di L.v. Beethoven. Struttura armonica, melodia, timbri una felice combinazione che rientra nella genialità beethoveniana, qui interpretata con estrema precisione ritmica. Affiatamento e coordinamento cronometrico involano il respiro partiturale sulle longitudini della massima tensione. È un rigore che si bilancia al Verbo musicale, a quel mistero che è racchiuso in ogni singola nota, afferrata, modellata, estesa nella sua autentica essenza. Suono che sembra esplodere nel finale scritto a più riprese e intitolato Malinconia. Melanconia düreriana in cui spicca una frammentazione agogica, l’effetto è una sorprendente oscillazione, una linea mossa che ridefinisce la bellezza. Il violoncello inizia la sua danza, seguito dai violini e dalla viola: evento-Beethoven, irruzione nella morbidezza dei contrasti e nell’equilibrio delle tensioni. Il quartetto Hagen nella sublime algida razionalità della tecnica ne plana la passione celata dietro l’intelligenza compositiva.

Architetti del suono che ci regalano nella seconda parte il Quartetto in re magg. ”Hoffmeister KV 499 di W. A. Mozart meravigliosa partitura oscillante fra serenità alata e mestizia. Gli archetti sembrano fendere l’aria con sciabolate che scindono il primo movimento, intonazione impeccabile, suono puro nell’astrazione formale del minuetto, intensa positività, colma di speranza, nell’adagio e nell’Allegro finale ricchezza di sfumature per una trama espressiva in cui i sentimenti giocano nei contrasti della loro natura.

L’esperienza trentennale del Quartetto Hagen suggella l’assoluta purezza del timbro, della coesione, della vivacità espressiva e del fraseggio. È il sensibile sulle corde, una curva ascendente che conduce nel cuore della sostanza musicale.

Emozioni che pulsano, eventi che amplificano l’orizzonte artistico – culturale della Società Filarmonica di Trento.

 

 

di Antonella Iozzo
© Riproduzione riservata
      (28.03.2012)

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