Autieri e Troiano in Rinaldo

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Rinaldo in campo con Fabio Troiano e  Serena AutieriRoma – Per ben un mese dal 22 dicembre al 22 gennaio scorso, al Teatro Sistina in Roma, “Rinaldo In Campo” spettacolo, scritto da Garinei e Giovannini. Prima rappresentazione nel 1961 per i cent’anni dell’Unità nazionale, interpreti Domenico Modugno e Delia Scala. Ora è tornato in scena per celebrare il centocinquantesimo anniversario dell’Italia unita con la regia di Massimo Romeo Piparo. Una riedizione che conferma il successo di allora e scalda il cuore del pubblico.
Serena Auteri è Angelica ragazza della nobiltà siciliana con un animo garibaldino che s’innamora del bandito Rinaldo Dragonera, impersonato da Fabio Troiano, il quale ruba ai ricchi per dare ai poveri. Con risolutezza e raffinata distinzione l’attrice napoletana si cala letteralmente nel ruolo, la sua interpretazione porta il segno del carattere e dell’impegno, come del resto, Fabio Troiano un Rinaldo molto convincente e autentico al quale la scuola di Ronconi ha saputo rinsaldare con forza attoriale le molte parti cantate.

“Rinaldo in campo” passione, ideali, e impeti di lotta che fomentano l’ardore del proprio credo stregati dall’amore, da una storia d’amore quella di Angelica e Rinaldo. Sarà, infatti, grazie ad Angelica che Rinaldo si redimerà e si unirà alle camicie rosse per liberare l’isola dai Borbone.
Tutto ruota intorno a questo strepitoso personaggio, Angelica, una siciliana di metà Ottocento che va a studiare a Firenze e che, tornata a casa è ancora più convinta dei suoi ideali.

La forza che avvolge il suo temperamento s’insinua e si snoda in tutto lo spettacolo, che non manca di sobrietà e divertimento con l’interpretazione, degna di nota di Rodolfo Laganà nei panni di Chiericuzzo, ruolo già interpretato nel 1987, nella seconda edizione con Massimo Ranieri.

Azione, ritmo e facilità di battuta capace di attrarre l’attenzione del pubblico solleticando d’altro canto il sentimento patriottico, il senso dell’Unità dell’Italia. Da sottolineare la padronanza scenica di Gianni Ferrari nel ruolo del Barone di Castrovillari ed il corpo di ballo coreografie di Roberto Croce, costumi di Santuzza Calì.

L’allestimento, pur rimanendo fedele alla scrittura iniziale, si libra per l’impronta fortemente dinamica data dal regista. Lo spettacolo snello e fruibile, di conseguenza, scorre con estrema facilità, non stanca anzi cattura l’attenzione con la nota di colore del dialetto siciliano attualizzato. La musica riorchestrata e registrata è un sogno che porta il nome di Modugno per il quale sarebbe servita un’orchestra di quaranta elementi.

Le scenografie firmate Giancarlo Muselli e la regia di Piparo interescano fra loro combinandosi in una visione che non scende nella retorica del tema ma ne sottolinea il senso con il filmato di uno stivale a testa in giù sul quale scorrono i titoli dei quotidiani sfondo alle gesta di chi voleva unire il Paese.

Emozioni sul palcoscenico e in platea che raggiungono l’apice quando il coro dei garibaldini inneggia ai colori della bandiera, bianco («i capelli di una mamma») rosso («il sangue del sacrificio») e verde («le nostre pianure»). “Rinaldo in campo” scende fra noi e rilascia sensazioni socchiuse nel retroterra sentimentale che ci portiamo dentro, un faro al quale volgendo lo sguardo ritroviamo la luce che accese l’unificazione d’Italia.

Dopo Roma lo spettacolo inizia la sua tournee, toccando anche le città di Palermo e Napoli.

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
             (19.01.2012

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