Bernardi e i progetti dell’AMI

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Intervista al maestro Aldo Bernardi
Un uomo vulcanico, estremamente creativo, idealista ma concreto. Raffinato direttore d’orchestra, 

Bernardi-AldoAldo Bernardi, 46enne milanese doc, ha ideato il Comitato Nazionale per la riproposizione dell’educazione musicale di base in ogni ordine e grado di scuola (r). L’idea è nata all’interno della prestigiosa sede dell’AMI (Associazione Mozart Italia) di Milano, che Bernardi presiede, filiazione del Mozarteum di Salisburgo. Negli ambienti culturali, musicali e politici italiani si sta parlando molto in questi giorni del progetto di Aldo Bernardi.
Maestro, quali i progetti dell’AMI per la prossima Stagione?
“ Nostro compito primario è portare la musica di Mozart a tutti.
 A settembre, presso la casa di riposo Verdi, proporremo il Quartetto in la maggiore KV298 (per flauto violino , viola e violoncello), mentre nella basilica di San marco, il 5 dicembre, giorno anniversario della morte del divino salisburghese, l’Orchestra dell’AMI-Milano eseguirà il Requiem in re minore KV 626 per quattro solisti, coro, orchestra e organo nella forma tradizionale completata da Franz Xavier Suessmayr. Altri nove concerti sono in locandina per il 2014, ma il mio sogno è di portare in aprile all’Arena civica, dirigendole, dieci tra le migliori giovani orchestre italiane in una maratona-omaggio a Mozart.”

E il comitato per l’educazione musicale nelle scuole?
 “Lo sto formando, con le personalità più sensibili al problema. Più di 500 intellettuali ed artisti a Milano hanno aderito, quasi tremila in Italia. Lo scopo? Arrivare a costruire una coscienza civica nazionale che riesca a far approvare in Parlamento una legge, norme certe che introducano l’educazione musicale di base nella scuola di ogni ordine e grado.”

Ma con l’attuale crisi economica, del lavoro e della politica, caro maestro, quale bisogno ed urgenza c’erano di dar vita a questo Comitato
“Comincerò a risponderle citando il secondo comma dell’Articolo 4 della Costituzione italiana che dice: ”Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. Ecco, proprio il progresso spirituale della società trovo sia quasi totalmente dimenticato dai nostri, politici, dai nostri governanti e spesso anche da tanti, troppi intellettuali e artisti, assai preoccupati del loro narcisistico e egoistico progresso di carriera e del personale conto in banca, più che dell’evoluzione spirituale del mondo in cui vivono e operano! Il progresso di un Paese si rileva non solo dalla misurazione dell’avanzamento del benessere materiale delle persone, ma anche da quello spirituale! Sono fortemente convinto che le due cose siano inscindibilmente unite e, quindi, che non possa esistere nessun vero e duraturo progresso materiale senza quello spirituale e viceversa. A questo punto bisogna intendersi su cosa sia il progresso spirituale e soprattutto su come lo si costruisca. Vedo il progresso spirituale non come un’astratta entità, simile ad esempio allo Spirito Santo nella teologia cristiana, certo indispensabile al Padre e al Figlio per portare la Fede e il Bene all’umanità, ma assai poco definibile, tangibile e misurabile, bensì come un ingrediente concreto al pari della farina per fare il pane attraverso cui costruire la Strada maestra verso la felicità degli individui. Come si costruisce prima e nutre poi lo Spirito? Semplice. Prima di tutto attraverso la Conoscenza e quindi l’Istruzione che nella modernità significa attraverso la Scuola. Nel nostro strano Paese, culla del sapere occidentale (basti pensare ad Eraclito, Pitagora, Socrate, Platone e Aristotele, ma anche ad Omero, Saffo, Virgilio, Catullo fino al sommo Dante senza dimenticarsi di Galileo, Volta, Giotto e Monteverdi… ), è sempre esistito un errato ma persistente dualismo tra Cultura scientifica e Cultura umanistica. Divisione assai errata ma all’origine di una forma mentis, di una mentalità comune responsabile di tante scelte fatte dai politici del passato e del presente, anche quando operate in buona fede. Quando poi entra in gioco la cenerentola delle Arti, cioè la Musica, il dualismo diventa addirittura triadico trasformandosi così in un “trialismo insanabile”, sempre riferendomi all’anormale e paradigmatica realtà del nostro bel Paese. E sì, perché la Musica prima e l’Educazione musicale a seguire, prescindendo dal genere – sia chiaro che hanno pari valore e dignità artistica democraticamente tutti i generi musicali, dal pop al jazz, al rock, dalla canzone d’autore all’opera lirica, dalla musica popolare ed etnica a quella classica e d’avanguardia, purché costruita con onestà, sapienza e genuina ispirazione -, è sempre stata considerata una realtà a sé stante, quasi fosse un’entità autonoma, che può servire a produrre spettacolo ed intrattenimento e non come dovrebbe essere a pieno diritto   una tra le diverse branche del sapere e della cultura. Ma non dimentichiamoci che il più grande umanista di tutti i tempi è stato proprio Leonardo da Vinci, che definirei la summa teologica incarnata tra i saperi, uno dei più grandi geni dell’umanità, si occupò di architettura e scultura, fu disegnatore, trattatista, scenografo, anatomista, musicista e, in generale, progettista e inventore. Infatti all’epoca non c’erano affatto distinzioni tra i saperi, non esistevano una cultura scientifica ed una letteraria divise e quasi in antitesi tra loro come oggi. Sicuramente organizzeremo tramite il Comitato e l’Associazione Mozart Italia di Milano un Convegno di Studi ad hoc che faccia luce sul problema. Per l’utilità di questa intervista il lettore riconosca come un dato di fatto e assuma su di sé l’assioma che oggi la musica in Italia, nella mentalità corrente e storicamente di quella almeno degli ultimi 150° anni, è assolutamente divisa dalla cultura umanistica così come la cultura umanistico-letteraria lo è da quella scientifica. Naturalmente questo “trialismo insanabile” è un errore storico e di metodo e se si vuole correggerlo bisogna riconoscerlo; così come bisogna sapere e credere che lo sviluppo del pensiero letterario, filosofico, musicale e artistico, cioè che il progresso spirituale, concorre a pieno titolo al miglioramento della società e all’evoluzione degli individui che la compongono, almeno al pari di quello scientifico-tecnologico. Ribaltando una celebre frase di un altrettanto illustre esponente del mondo politico ed economico che qualche anno fa stava per dimezzare i fondi nostrani del FUS (Fondo unico dello spettacolo), dicendo che “Con la Cultura non si mangia”, potrei affermare che la poesia e la musica sono indispensabili al nutrimento spirituale del cittadino tanto quanto lo sono il pane e l’acqua che gli garantiscono la vita materiale!”

Come mai ha fondato il Comitato Nazionale all’interno dell’Associazione Mozart Italia di Milano, in pratica la sede milanese della prestigiosa ed autorevole Fondazione del Mozarteum di Salisburgo? E che c’entra Mozart con la mancanza di Educazione musicale nel nostro paese?
 “Per due importanti ragioni: una ideale e l’altra più formale e gestionale. La prima è che per tutto quello che ha rappresentato nella sua epoca e per quello che rappresenta oggi e in futuro il genio del “divin salisburghese”, col suo immenso portato culturale, ci auguriamo che Wolfgang Amadè Mozart, il più prolifico e divino tra i grandi compositori della storia della musica colta occidentale, sia di buon auspicio per il raggiungimento dello scopo del Comitato, vale a dire che, nonostante le enormi difficoltà di ogni genere, si arrivi davvero tra uno, dieci o cento anni, a costruire una coscienza civica nazionale che riesca a portare in Parlamento un disegno di legge prima e la sua conseguente approvazione poi, a prescindere dal colore o dai colori politici che amministreranno l’Italia in quel momento, di norme certe che introducano lo studio dell’Educazione musicale di base nella scuola di ogni ordine e grado. Ovviamente siamo ben consapevoli che tutto ciò richiederà una considerevole copertura finanziaria. Basterà cambiare qualche priorità di spesa. Oggi, per esempio, basterebbe rinunciare non dico a tutti ma solamente alla metà degli acquisti per l’ammodernamento degli armamenti militari, che si coprirebbe per più di un decennio il costo del progetto educativo auspicato. Il secondo è di carattere pratico gestionale. Infatti il Consiglio Direttivo dell’Associazione Mozart Italia di Milano amministra anche il Comitato in quanto lo Statuto lo prevede; inoltre tutte le autorevoli, competenti e prestigiose personalità, che fanno parte già oggi dell’Associazione Mozart Italia di Milano e dei suoi Comitati scientifici declinati in Dipartimenti di studio, sono co-fondatori e co-gestori assieme al Consiglio Direttivo, del Comitato stesso”.

In questa fase iniziale quali consensi è riuscito a registrare? Quali le principali resistenze?
“In questa fase d’esordio i consensi sono stati pressoché unanimi. Ai molti che me lo hanno domandato spesso ho risposto che il consenso al progetto è stato finora più che bipartisan. Cioè non vi è una connotazione partitica nel senso etimologico del termine “di parte” del Comitato. Infatti i consensi sono stati e provengono da tutti gli schieramenti politici in quanto è apparso immediatamente chiaro ai più che il Comitato Nazionale sia stato creato appositamente per il miglioramento delle generazioni future. Da parte di alcuni la resistenza è stata un vizio tipicamente italiano: quello di credere che il Comitato, e la mia persona in particolare, sia strumentalizzato o strumentalizzabile da qualche forza politica e partitica specifica e soprattutto che, dietro al progetto politico dell’istituzione della legge nazionale sull’Educazione musicale di base, si voglia nascondere un progetto politico globale. Nulla di tutto ciò! E’ mai possibile che in Italia il clima sia così viziato e corrotto da far sì che nella mente delle persone che si occupano di politica, di amministrazione e di informazione non passi neppure per l’anticamera del cervello che delle persone fanno tutto questo semplicemente per migliorare la società in cui viviamo e soprattutto per dare una chance di miglioramento alla società futura, quella di esclusiva “proprietà”, per ovvie ragioni anagrafiche dei nostri nipoti e dei figli dei loro figli?”

Perché i partiti politici dovrebbero cambiare la loro agenda mettendo come tema prioritario ed urgente l’istituzione di una legge che introduca l’Educazione musicale in ogni ordine e grado di scuola, quando sembra proprio che, aldilà del colore politico dei governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni, l’istruzione intera sia l’ultima delle preoccupazioni dei governanti, tranne quando serve per fare rapida cassa, tagliando ore d’insegnamento, materie e docenti ? Come è stata accolta finora l’iniziativa? Può farci qualche nome di illustre personaggio o Istituzione che ha aderito al Comitato?
“La musica è, tra le arti, la più effimera, la più evanescente, quella meno afferrabile. Per essere percepita ha bisogno del tempo in cui propagarsi e ripetersi in modo che l’ascoltatore ne possa intuire la sua forma nascosta e quindi il suo spazio intrinseco. Ma, a differenza di molti altri linguaggi, non ha bisogno di mediazioni razionali perché raggiunge direttamente la sfera delle emozioni umane permettendo così l’espressione profonda. Costruita da un lato secondo un sistema di segni rigorosamente aritmetico-matematici dall’altro intrattiene rapporti con la sfera delle emozioni ma anche con quella dei linguaggi e della creatività. Perciò, secondo le moderne neuroscienze, essa contribuisce armonicamente ad intessere legami profondi sia con l’emisfero sinistro che con quello destro del nostro sistema nervoso centrale. In pratica stimola i processi nervosi e sinaptici attivando l’intero encefalo dell’individuo, quando ad esempio lo studio della matematica stimola quasi esclusivamente l’emisfero sinistro del cervello e lo studio dell’italiano quasi solo quello destro. Anche solo per questa importantissima ragione meramente neurofisiologica non si capisce perché in Italia lo studio della musica di base non debba essere considerato formativo almeno al pari delle citate discipline presenti da sempre nel curricolo scolastico di tutti gli ordini e gradi di scuola e cioè dalla scuola materna all’università. Ecco perché i governanti dovrebbero rivoluzionare la propria agenda politica e mettere tra i primissimi posti, assieme al lavoro e alla sanità, l’istruzione e nella fattispecie l’introduzione dove non c’era (scuole materne, elementari licei e tutte le scuole superiori ad esclusione degli ex Istituti magistrali e turistici) e riproposizione dove c’era ed ora è stata cancellata (ex Istituti magistrali e turistici) dell’educazione musicale di base, cioè quell’uso ed insegnamento della musica non per gli specialisti (per quelli che faranno della musica la propria professione, il che richiede peraltro una forte predisposizione e talento iniziale) ma di quella che tutti possono avvicinare ed apprendere senza possedere particolari doti. Ricordo solamente che l’insegnamento della musica nelle scuole in Italia, paese di Monteverdi, Vivaldi, Rossini Verdi e Puccini, è tra le ultimissime posizioni al mondo, dietro anche all’America Latina! Per quanto riguarda gli aderenti al Comitato, nomi singoli non ne faccio per non dimenticarne qualcuno che senz’altro si offenderebbe. Per il resto, segnalo l’adesione di: quasi tutto il mondo musicale ed artistico italiano, compresi i mensili musicali di settore attraverso i loro direttori responsabili, la SIAE, importanti Uffici Scolastici provinciali, alcuni Sindacati della scuola, diversi Enti territoriali provinciali e comunali, oltre alla Curia Arcivescovile di Milano, che ha dimostrato grande interesse e sensibilità verso la proposta”.

Quali sono le prossime iniziative che il Comitato intende compiere per avvicinarsi a questo ambizioso, arduo ma necessario traguardo legislativo?
 “A questo punto del discorso mi sembra chiaro che la musica possa realmente cambiare il futuro dei giovani nel nostro Paese. Il Comitato Nazionale investirà tutte le energie, i mezzi, le risorse, ma soprattutto le menti e i cuori di chi già ne fa parte e di tutti i cittadini che si vorranno unire in questa battaglia di civiltà, organizzando convegni di studi, Concerti-Lezione per la scuole sul modello di quello fatto al Liceo Classico “Parini“ di Milano nel marzo scorso, in cui erano gli stessi giovani esecutori che spiegavano il brano e l’autore al pubblico di liceali e dei rispettivi genitori appena prima di interpretarlo. Si effettueranno anche Concerti-Lezione per adulti (tutta la Stagione 2014 dell’Associazione Mozart Italia di Milano è costruita con taglio rigorosamente didascalico-pedagogico) e altri eventi come l’esecuzione in importanti città italiane del Requiem di W. A. Mozart, assunto come evento simbolico perché capace di richiamare sia moltitudini di cittadini dai più eterogenei gusti musicali sia per esorcizzare, prima che sia troppo tardi, la paura dell’imminente morte totale dello studio dell’Educazione musicale di base nelle scuole italiane”.   

di Franco Manzoni
  ( 14.02.2014 )

  
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