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Cinque talenti in concerto


bellquintettoVerbir (CH) – Verbier Festival 2012, la Musica nei riflessi della natura. Una melodia infinita che dal 20 luglio al 5 agosto, pulsa nel gesto dei più grandi maestri internazionali. Incontri, conferenze, master class e naturalmente concerti compongono una superba sinfonia che si dispiega nell’accogliente Verbier. In ogni suo angolo, spazio, luogo sembra risiedere l’anima del Festival, scoprirla è un’emozione che ci accompagna in ogni evento che seguiamo…

 Joshua Bell e Pamela Frank violino, Lawrence Power viola, Steven Isserlis violoncello, Dénes Vàrjon pianoforte

bellquintettoVerbier (CH) – Verbier Festival 2012, la Musica nei riflessi della natura. Una melodia infinita che dal 20 luglio al 5 agosto, pulsa nel gesto dei più grandi maestri internazionali.
Incontri, conferenze, master class e naturalmente concerti compongono una superba sinfonia che si dispiega nell’accogliente Verbier. In ogni suo angolo, spazio, luogo sembra risiedere l’anima del Festival, scoprirla è un’emozione che ci accompagna in ogni evento che seguiamo. Fra questi il concerto presso l’ “Eglise “ con Joshua Bell e Pamela Frank, violino, Lawrence Power, viola, Steven Isserlis violoncello, Dénes Vàrjon pianoforte. Cinque musicisti che si sono alternati in un programma coinvolgente e raffinato che ha messo in luce le abilità tecniche di ciascun musicista.

S’inizia con Joshua Bell, Pamela Frank e Lawrence Power interpreti delle Quattro miniature op.75 di Dvořák, nella versione per due violini e viola.  In una sala gremita l’attesa sembra essere tutta per Joshua Bell che sospira, ansima, vibra il suo Stradivari ed è l’inizio del concerto. Un inizio romantico che nella voce dei due violini Bell e Frank, plasma il linguaggio armonico che riverbera negli aspetti più brillanti con precisione interpretativa, sarà la viola di Power a sfumare il tutto verso una dimensione più nostalgica.
Quattro miniature: Cavatina, Capriccio, Romanza ed Elegia, indipendenti l’una dall’altra, ma tutte in forma di Lied tripartito. Il suo canto spiegato del violino emerge con forza nella Cavatina; il Capriccio con i suoi accordi strappati riesce a fa risuonare l’eco di una danza popolare che secondo violino e viola riprendono con vivacità. Nella Romance il violino torna ad un lirismo espressivo che nel Larghetto conclusivo assume carattere dolente, intensa interpretazione di Bell capace di scivolare in struggente poesia.

Il concerto prosegue con la Pohádka (Racconto), per violoncello e pianoforte di Janáček, eseguita da Steven Isserlis al violoncello e Dénes Vàrjon al pianoforte.
Un “racconto” musicale suggestivo ed intriso di letteratura russa. Janáček trasse ispirazione, infatti, dalla “Leggenda dello Zar Berendej”, poema epico di V. A. Zukovskij in cui si narra la storia dello Zar e di suo figlio, lo zarevic Ivan, innamorato della principessa Marja, figlia di Koshchei, re degli abissi. È lo stesso Isserlis che prima di regalarci una splendida interpretazione, con ilarità e simpatica cordialità ci narra la vicenda: Ivan aveva scorto su un lago trenta anatroccoli dalle piume d’argento i quali si erano trasformati, sotto i suoi occhi, in altrettante splendide fanciulle. Tra Maria, la più bella di tutte, e il bel giovane sboccia l’amore. I due pur superando numerosi ostacoli cadono nelle trame di un Re e di una Regina, i quali vogliono dare in sposa allo zarevic la loro unica figlia. Ivan, per un sortilegio da loro perpetrato, dimentica Maria, che per il dolore si trasforma in un fiore azzurro. Successivamente l’incantesimo verrà spezzato da un vecchio viandante e i due giovani potranno ritrovarsi e vivere felici nel castello dello Zar.
Nel corso di questi tre brani cameristici, la fanciulla viene evocata dalle sonorità quasi incantate del pianoforte, il giovane invece dal violoncello. Alle brevi frasi del pianoforte si alterna il pizzicato del violoncello, che poi, intreccia, nella sensuale movenza di Isserlis, un dialogo sempre più serrato col pianoforte. Una melodia tormentata che raggiunge il massimo della tensione. È un accelerando, un crescendo che deborda il tema d’amore ed irrompe con vigore. Isserlis, sembra dar corpo e anima al pathos, al sentimento che investe i due giovani, è uno sfiorare, fremere, accarezzare le corde per poi cedere alla passione, sembra quasi che i due strumenti-personaggio si scambiano i ruoli in una crescente concitazione portata avanti dal pianista Vàrjon con perfetta precisione ritmica e timbrica.

Conclude la prima parte il trio per piano, violino e violoncello in sol magg. op.15 di Smetana. Accanto a Vàrjon e Isserlis, Bell, spessore e leggerezza, è una diafana sensazione nella materia del suono. Il Trio con pianoforte fu originato da un avvenimento luttuoso: la morte della figlia di Smetana, Bedriska, di soli quattro anni e mezzo.
Il Trio si apre con un Moderato assai: violino solo e Bell implode in un lamento carico di tensione e di malinconia, cui si aggiungono il pianoforte e il violoncello. Il nostro ascolto sembra scoprire un’intima confessione, intrisa di sottili tenerezze, immediata negli stati d’animo, ma energica e compatta. Slanci drammatici sottolineate da cupe tonalità sono interrotte da rapide improvvisazioni solistiche, quasi fuggevoli reminiscenze di carezze nel gesto intimo degli interpreti.
Sul finale i temi sono ritmicamente incalzanti come in una danza macabra, quasi agitati dallo spettro della morte, la tensione continua a salire ed al suo culmine, l’atmosfera improvvisamente si rasserena, il canto del violino si fa vigoroso, pianoforte e violoncello si slanciano in una filtrata e giubilante coda.

Dvořák ritorna nella seconda parte con il Quintetto per piano e archi n.2 in la magg op.81.
Allegro ma non tanto, per i cinque musicisti capaci di migrare verso atmosfere che disegnano le coordinate dell’attrazione percettiva.
Gli arpeggi del pianoforte sembrano un sospiro, lieve e regolare che abbraccia il suono caldo e sinuoso del violoncello. Una simbiosi subito sconvolta dagli altri archi, che entrano con una dirompete frase dall’estro puramente slavo.
Ma è il secondo movimento, una “dumka’”Andante con moto, che s’impone all’ascolto con un dondolio sempre più ampio e florido tra la malinconia pianistica, e il respiro degli archi.
I due ultimi movimenti completano una scultura sonora intarsiata di elementi del domani e tipico folclore che si anima nei ritmi vivaci e guizzanti.

Cinque musicisti, cinque personalità, cinque espressioni musicali che confluiscono nell’inafferrabile. È una sinergia di talenti che seduce il mondo dei sensi sotto il cielo di Verbier

di Antonella Iozzo © Riproduzione riservata
                    (01/08/2012)

Immagine di Nicolas Brodard© : Joshua Bel,Pamela Frank, Lawrence Power,Steven Isserlis, Dénes Vàrjon 

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