De Sio e “Il Laureato”

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Un dramma stilizzato nella dialettica dei due sessi

Grande impatto emotivo

Al centro della scena sensualità essenziale e falsi pudori avvinghiano i protagonisti

 

 

 

 

De_SioBassano Del Grappa (VI) – Al Teatro Astra di Bassano Del Grappa “Il Laureato” dal romanzo di Charles Webb con Giuliana De Sio  e il giovane attore Giulio Forges Davanzati, adattamento di Terry Johnson, regia di Teodoro Cassano, colonna sonora Renato Giordano con brani di Paul Simon & Art Garfunkel versione italiana Antonia Brancati, Francesco Bellomo. Lo spettacolo è un complesso, impietoso racconto  sulla vacuità esistenziale, serpeggiante nell’ambiente borghese, dove sentimenti miseri e squallidi istinti ricoprono l’infima personalità del protagonista, Benjamin Braddock. 

Il laureato appartenente ad una facoltosa famiglia americana e per il quale i genitori, ambiziosi di progetti, organizzano una grande festa, ma gli esiti non sono quelli sperati.

Il protagonista isolatosi nella sua stanza scopre, grazie all’inaspettata visita della  signora Robinson, una bella quarantenne, moglie del capo di suo padre, la brama nascosta tra le sue melliflue sensazioni.  Non solo il corpo, ma anche la mente e l’anima ne sono invischiate, un tumultuoso, vorticoso viaggio che sprofonda in pericolose contaminazioni raggelanti la morale comune. Sarà infatti la figlia dei Robinson Elaine, di ritorno dal college, ad entrare anzi a compenetrare un territorio già minato, l’esplosione devastante psicologicamente risulterà mortale per il perbenismo .

Un dramma stilizzato nella dialettica dei due sessi, di grande impatto emotivo. Al centro della scena sensualità essenziale e falsi pudori avvinghiano i protagonisti in una passione discendente gli abissi dello squallore, per risalire poi dalle tenebre con un composto erotismo grazie all’eccellente interpretazione della De Sio. Elegante, sinuosa, elastica pantera che non perde mai il controllo, colpisce con occhiate di fuoco e movimenti fascinosi e con ironia dal sapore agrodolce traccia un diagramma di rancori, egoismi, falsità che trasudano di accuse reciproche, bagnate da fiumi di alcol. Ubriaca di delusioni, di amarezza, di vissuto, esplode nel corpo spossato dalla tempesta emozionale e assuefatto da una carica erotica che nasce e muore come impeto di vita, moto di pietà, scatto di rabbia, fragile nostalgia.

De_Sio_Il_LaureatoUn’accecante tragicità interiore nella luce della commedia crea un clima febbricitante nel quale il talentuoso “laureato”, appare sorprendentemente trasparente nella sua nullità misteriosa. Una normalità perfettamente incline allasconcertante, desolante vita di famiglia, famiglia sempre presente,  ma lontana dalla realtà e dal quotidiano sentire, cheha relegato negli anfratti più remoti dell’essere, la concreta “necessità interiore” per sentirsi protetta e sicura “nel successo, nel potere della classe borghese”.

La scenografia convince, nonostante le numerose aperture e chiusure di scena sugli ambienti nei quali sono i gesti degli attori a creare la suggestione visiva, buona la prestanza scenica, l’intensità e contemporaneamente la leggerezza espressiva diValentina Cenni, Giulia Weber, Paolo Gattini e Luigi Di Fiore, egregia l’interpretazione di Giulio Forges Davanzati che con padronanza tecnica e gestuale ha tessuto la trama dell’intera vicenda. All’interno dei protagonisti un caledeiscopio di movenze, di prorompente energia sensuale, fluisce sulla pelle, della vita come improvvisa, stimolante ricerca dell’amore attraverso la “ragazza per bene”, peccato che sia la figlia della signora Robinson con la quale la passione ossessiva ha corrotto, o forse meglio dire cancellato ogni forma di rispetto.

Un pericoloso, scivoloso passo di danza, una dimensione ipnotica ed estranea alla realtà che li circonda eppure così vicina all’esperienza bruciante ed irripetibile di quell’amplesso. Una trepida interpretazione che nelle ultime battute della De Sio, racchiude l’amara verità, infatti la De Sio sul palcoscenico donna trasognata, ombrosa, ironica, sensuale, vissuta e tremendamente profonda, prosciuga il vero e con una consapevole azione di rottura ne rilancia l’impeto vitale, saperlo percepire è un salto dentro la sua essenza.

 

di Antonella Iozzo © Produzione riservata
             (08/04/2009)

 

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