Gastone Bortoloso

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GASTONE BORTOLOSO
Cuore Anima Musica –  Era la volta di un trombettista jazz,
Io allora mi svegliano e mi mettevo sul primo gradino della scala per ascoltare 

BortolosoGastoneGastone Bortoloso, trombettista, arrangiatore, direttore d’orchestra. Il jazz è la sua vita, la tromba la sua anima. Nella naturale atmosfera della laguna di Grado, in occasione di un raffinata serata culturale, omaggio al poeta Biagio Marin, abbiamo il piacere di assaporare il suo timbro caldo e cromatico. Dopo il concerto ci racconta del suo essere musicista.

Gastone Bortoloso, trombettista jazz e direttore d’orchestra, ha una sua formazione?
Si, la Gastone Bortoloso Big Band, un’orchestra di circa 17 elementi. Il nostro genere è il jazz degli anni ‘40 fino ad arrivare agli anni ‘70. Sono un musicista che ama le grandi orchestre ma sono anche affascinato, soprattutto per l’aspetto coloristico, dalle piccole formazioni come il trio.

Dove si trova la vostra sede?
Normalmente per sede s’intende un luogo dove provare, una struttura che sia la residenza dell’orchestra, noi siamo domiciliati a Bassano del Grappa ma non abbiamo la residenza, nel senso che non abbiamo nessun sostegno, ricade tutto sulle nostre tasche, nonostante la città ospiti grandi festival jazzistici.

La cultura cerca alloggio?
Si, sempre. Sono profondamente convinto che la cultura in Italia, a causa della tv, ha toccato il fondo. È difficilissimo fare cultura, io gestisco un’orchestra che ha come carattere principale, come chioma di riconoscimento la prova, dovrebbe essere la cosa più naturale per “la cultura musicale italiana”, eppure, sembra assurdo, ma è impossibile organizzare una prova perché la cultura dell’orchestra non esiste.

Considerando questa situazione, come vede il mercato musicale?
Il mercato è un disastro, troppo legato alla televisione. La tv, la radio, i locali pubblici, sono loro a dettare mode e tendenze. Nel 1973/75 quando il mio maestro, Peppe Cuccaro, suonava ancora nell’Orchestra della Rai di Roma, le trasmissioni televisive avevano un senso, erano create con estrema professionalità. Da ogni espressione artistica, traspariva il lavoro, l’impegno la serietà nell’operare in pieno rispetto per l’Arte, il pubblico e se stessi. Ricordo per esempio le trasmissioni con Mina o la Vanoni, l’orchestra suonava dal vivo, la comicità, la sceneggiatura erano un’altra cosa, ogni spettacolo veniva scritto settimana dopo settimana, registrato con musiche originali, oggi è praticamente impossibile

Manca quindi la qualità, manca anche la competizione?
No, competizione c’è ne anche troppa, manca la cultura, manca il cuore. Oggi si va sul palco pensando che indossare occhiali scuri e pantaloni strappati equivalga a dire.<< ho fatto una vita dura, quindi sono un’artista>>, non è così l’artista si riconosce dal sudore non dai pantaloni

BortolosoPerché la tromba?
In casa dei miei genitori si è sempre respirata musica, da quella di Puccini al jazz. Ricordo volentieri alcune serate trascorse a casa con il nonno quando rientravano i miei genitori mettevano sempre un disco di musica operistica, ma negli intervalli mio padre cambiava genere, era la volta di un trombettista jazz, io allora mi svegliano e mi mettevo sul primo gradino della scala per sentire questo disco. Penso che da grande queste reminiscenze abbiano una grande responsabilità nella mia scelta.

La sua definizione di jazz?
Cuore e sacrificio.

Dove inizia il suono della tromba e dove finisce quello del jazz?
Il jazz inizia con New Orleans e finisce nelle discoteche. La tromba credo che non sia mai cominciata e mai finita, perché il timbro è l’anima del musicista.

Porta con sé qualche ricordo particolare?
Ricordo la definizione di musica che mi diede Carla Bley quando diceva che la musica non ha democrazia. Ciò che sente un musicista, in quel preciso momento non è condivisibile con tutti, ciò che le sue possibilità gli permettono deve poter venire fuori sempre e comunque. Ho ancora un altro caro ricordo legato a Cecil Bridgewater, a quando suonai con lui, alla fine di un concerto mi mise la mano sul petto e mi disse.<< Tu hai molto cuore>>.

Lei dirige un’orchestra, cosa vuole trasmettere ai suoi orchestrali?
Io ho sempre detto che una defezione del singolo è un problema del tutti e quindi, nonostante la musica non sia democrazia, la squadra, il lavoro d’insieme vince sempre.

Si sente soddisfatto?
Mi sento amareggiato soprattutto quando accendo la tv, ciò che scorre sullo schermo lascia molto a desiderare. Trovo continue conferme nei miei studenti. Quando faccio lezione a scuola, mi sento disarmato nel constatare che gli allievi non conoscono determinati cenni storici dell’Italia. Non posso accettarlo, o dirmi soddisfatto, è una crociata che sto combattendo contro le mode che creano falsi miti nei giovani.

Questa sera abbiamo assistito al connubio fra poesia e pittura, quali sono i colori della musica?
La musica penetra nell’individuo trasmettendo delle forti sensazioni, si avvale di più, rispetto alla pittura, delle percezioni sensoriali non avendo nulla di visivo. I suoi colori sono quelli dei sentimenti, ogni anima ha i suoi timbri e le sue sfumature.

 

di Antonella Iozzo©Riproduzione Riservata
               (01/08/2008)

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